In Waves

L’apertura della Semaine de la Critique del Festival di Cannes 2026, In Waves di Phuong Mai Nguyen, è la perfetta testimonianza della multiforme qualità e autorialità dell’industria del cinema d’animazione francese e della centralità concessa da alcuni anni all’animazione sulla Croisette, ovviamente (salvo sporadiche eccezioni) se transalpina per produzione o coproduzione. Al di là delle considerazioni sulle politiche di sostegno alla produzione animata nazionale, l’opera prima di Phuong Mai Nguyen, che guarda a un pubblico adulto, è una più che valida trasposizione dell’omonimo fumetto di AJ Dungo, capace di restare in ammirevole equilibrio tra le pieghe (e le onde) di una storia di passioni, amori adolescenziali e mali impietosi.

Love Story

A Los Angeles, AJ, un tranquillo studente delle superiori, incontra Kristen. Lei è appassionata di surf, lui di skateboard e disegno. Si innamorano follemente e un futuro felice sembra attenderli. Ma tutto cambia quando Kristen si ammala. Insieme, intraprendono una battaglia contro le avversità, sostenuti dalla forza del loro amore, dei loro amici e dalla passione che ora condividono per il surf e l’oceano… [sinossi]

Arrivati al terzo anno, persino in crescita numerica, possiamo oramai guardare ai lungometraggi d’animazione presentati sulla Croisette come a una sorta di sezione trasversale. Le scelte del Palais, della Quinzaine, della Semaine e di ACID, tutte sotto lo stesso cappello, confluiscono in questa versione anticipata di Annecy. Ad aprire le danze, per questo 2026, è la Semaine de la Critique con In Waves di Phuong Mai Nguyen, ennesimo esempio della ricchezza espressiva dell’animazione francese – qui si pesca a piene mani, e con coerenza grafica, dall’omonimo fumetto (aka graphic novel) di AJ Dungo, illustratore e surfer. Il film, svicolando abilmente dalle pastoie del melodramma, affronta malattia e lutto, surf e arte, morte e vita, passioni, speranze, disillusioni: un teen movie che allarga lo sguardo, che scandaglia la vita in punta di piedi, sorretto da uno stile grafico lineare, pulito, esemplare nella sua preziosa semplicità. Un melodramma che non vuole essere (solo) un melodramma.

Autobiografico, dalla genesi frammentaria, mutato nel tempo per colpa degli eventi (doveva essere un lavoro che da Duke Kahanamoku risaliva alle origini ancestrali del surf), il fumetto di AJ Dungo trova nella trasposizione di Nguyen, per la prima volta alle prese con un lungometraggio, un veicolo ideale: non solo per la capacità della regista\animatrice di trovare soluzioni grafiche adatte e rispettose dell’originale, ma anche e soprattutto come corposo contributo al ricordo di Kristen, dei suoi sogni e dei suoi ideali. Perché, se è vero che l’elaborazione del lutto è uno dei temi portanti di In Waves e in tal senso si offre al proprio pubblico (come il fumetto ai propri lettori: per restare in tema, abbassando l’asticella dell’età, la mente corre al romanzo e al film Un ponte per Terabithia), a emergere con forza è l’approccio alla vita, alle passioni (surf, skate, disegno…) e all’amore. Insomma, alla pienezza della vita, con un’energia e nitore che forse è solo dell’adolescenza: ecco, In Waves è un melodramma intriso di teen movie, in un certo senso positivamente depotenziato o, se vogliamo, protetto dalle derive dell’ipermelodramma.

Le tavole dell’opera di AJ Dungo ci aiutano a capire meglio il lavoro di Nguyen, che doveva mediare tra il rispetto anche grafico dell’originale e le inevitabili differenze tra fumetto e animazione. Il risultato, tra una composizione delle inquadrature meno geometrica e un character design più dettagliato, entrambe scelte tanto funzionali quanto comprensibili, è impreziosito da un sagace intreccio tra animazione 2D e, utilizzata con parsimonia, animazione in 3D. Il fumetto di AJ Dungo acquista quindi volume, il dinamismo muta inevitabilmente pelle pur non tradendo la sua natura grafica: senza inseguire un ridondante e superfluo fotorealismo, Nguyen prosegue sul sentiero dell’impressionismo, qui in quella salsa digitale\ibrida che è oramai trasversale, dagli USA fino al Giappone. Viene a mancare il fascino delle tavole monocromatiche, di quelle onde dalle linee quasi intarsiate, ma è un sacrificio accettabile e non così doloroso – in tal senso, avrebbe probabilmente funzionato una scelta grafica simile a quella de La mort n’existe pas di Félix Dufour-Laperrière, animazione cannense della scorsa edizione, portando però il progetto verso altri lidi estetici e commerciali.

Info
La scheda di In Waves sul sito della Semaine.

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