Butterfly Jam
di Kantemir Balagov
Al suo terzo lungometraggio, con Butterfly Jam il trentacinquenne russo Kantemir Balagov abbandona la madrepatria e va a girare nel New Jersey; il talento è fuori discussione, ma tra un rimando scorsesiano e un altro al James Gray degli esordi stavolta il lavoro colpisce meno in profondità. Film d’apertura della Quinzaine des cinéastes 2026.
Speriamo che sia femmina
Temir ha 16 anni, pratica wrestling a livello agonistico e vive a Newark, New Jeresey, in una famiglia di emigrati di origine russa. Suo padre, Azik, che lo ha avuto giovanissimo, gestisce un ristorante di cucina circassia e aspetta una figlia dalla sua compagna. Temir, crescendo, capirà qualcosa di più del padre e delle sue radici. [sinossi]
Butterfly Jam, terzo lungometraggio di Kantemir Balagov (classe 1991),arriva dopo sette anni da La ragazza d’autunno e dopo nove da Tesnota, entrambi presentati nella sezione Un Certain Regard del Festival di Cannes. Molto nel frattempo è accaduto e il regista russo ha per esempio lasciato il proprio Paese nel 2022 in seguito all’invasione dell’Ucraina: il dato storico diventa produttivo poiché, nonostante la sceneggiatura del film fosse già impostata, il lavoro a quattro mani con la scrittrice Marina Stepnova viene rivisitato per ambientare la vicenda non a Nál’čik, città di origine di Balagov, nel Caucaso (dove si svolge Tesnota), ma negli Stati Uniti dove la storia infatti prende vita. E così, da riflessione sulla mascolinità e la vulnerabilità (inaccettabile) del “virile” all’interno della comunità circassa, Butterfly Jam diventa anche e forse soprattutto racconto di migranti, mai perfettamente integrati e sempre assolutamente “misfits”, spostati e incompatibili con l’ambiente. Sarebbe molto interessante approfondire questo slittamento del percorso ideativo in fase di scrittura, ma la risultante, sullo schermo, è un lavoro complessivamente meno compatto e netto rispetto alle due precedenti prove del talentuosissimo regista. Il terzo film di Balagov, “benedetto” ai tempi dell’esordio da Alexandr Sokurov che lo produsse, è quindi una coproduzione tra Paesi europei (tra cui Francia, Belgio e Germania), che vede tra gli esecutivi anche un paio degli interpreti principali (Keoghan e Keough, per esempio) ed è girato in New Jersey. Ma è anche il primo lavoro “maschile” di un autore che si era fin qui concentrato sui personaggi femminili, riuscendo a restituire una notevole compiutezza sia nelle psicologie che nelle relazioni, a tratti “fassbinderiane” (il suo secondo titolo). Paradossalmente anche questi aspetti, sebbene presenti (in particolare la questione del dominio e della debolezza, ma nel maschile) anche in Butterfly Jam, sono meno a fuoco nel film che ha aperto la Quinzaine des Cinéastes 2026 che altrove.
Temir (Talha Akdogan) è un sedicenne di ascendenza circassa che vive a Newark con il padre Azik (Barry Keoghan), poco più che trentenne, e la compagna di lui (Riley Keough), anche lei di origine russa e in procinto di partorire. Temir è un promettente lottatore di wrestling, attività cui l’ha iscritto il padre anni prima, mentre il genitore è un ottimo cuoco di cucina caucasica e gestisce un diner. Ma c’è sempre qualcosa di losco, di poco chiaro e foriero di tragedia tra le stoviglie, i tavoli e le prelibatezze locali e, così, anche gli amici di Azik e i famigliari trasudano caos, disordine para-mafioso e recano poca armonia tra Azik e la bella compagna incinta. L’incipit, del resto, non nasconde il dramma: nella primissima scena, prima dei titoli e che fa seguito a una splendida apertura in campo lungo, Temir si reca da una donna annunciando la morte del genitore. Qualcosa è già accaduto e i presagi di sfortuna, che percepiamo nella seconda sequenza (da cui parte, ovviamente, un racconto in flashback), sono già affermati come tali. Il senso di predestinazione e il dovere, a esso legato, di interrompere il circolo della virilità sono tra i centri narrativi di Butterfly Jam che, però, appare più manierista e predeterminato che necessitato da quel che racconta, come se alcuni tratti stilistici incorporassero, da soli, il significato e il senso delle azioni. Sebbene le comunità di appartenenza non siano esattamente le stesse, è inevitabile pensare al James Gray di Little Odessa, The Yards e Two Lovers, con diramazioni scorsesiane connesse (la già citata seconda sequenza del film di Balagov è un perfetto banchetto di bravi immigrati), mentre alcune divagazioni surreali (e forse la presenza di Keoghan in un ruolo non troppo distante da quello affrontato in Bird) fanno venire in mente qualcosa di Andrea Arnold. L’ambientazione americana pare depotenziare in un certo senso il cuore pulsante del racconto sul mascolino, la paternità e l’eredità culturale, creando un’immersione in codici e stilemi già battuti, come se fossero questi e non la scrittura puntuale dei personaggi a portare avanti la storia.
Balagov ha un grande gusto per la messa in scena e già quel totale sdrucito e tutta la prima scena lo testimoniano pienamente. Così, pur negli sbilanciamenti di un film che avrebbe potuto e dovuto essere più determinato, non si possono non sottolineare anche le virtù di questo “indie” d’autore e dalla regia febbrile, fatto di raddoppi (il wrestling e un’inattesa violenza sessuale, per esempio), con un colpo di scena decisamente forte, in cui in ogni caso il futuro è donna a meno che gli uomini non accettino anche la propria fragilità, la propria debolezza (caratteristica vergognosa su cui franano i personaggi maschili). Peccato, invece, per alcune leziosità che sembrano sbandamenti più che slittamenti, come la sottotrama del pellicano, quella su Monica Bellucci (sì, lei), ma pure una certa “magia” che si innesta in un ambiente duro dove la vita non fa regali a nessuno. Butterfly Jam testimonia ancora il talento visivo del suo regista, ma anche quanto possa essere difficile “tradurre” se stessi in un altro Paese pur raccontando la propria cultura: il risultato può essere quello di abitare un immaginario di pregressi, la cui logica interna e già strutturata può arrivare a fagocitare parte della narrazione, come se si ragionasse – ma non meta-cinematograficamente – a un livello che è appunto già accaduto nel cinema.
Info
La scheda di Butterfly Jam.
- Genere: drammatico
- Titolo originale: Butterfly Jam
- Paese/Anno: Belgio, Francia, Germania, USA | 2026
- Regia: Kantemir Balagov
- Sceneggiatura: Kantemir Balagov, Marina Stepnova
- Fotografia: Jomo Fray
- Montaggio: Juliette Welfling, Kantemir Balagov, Mathilde Chazaud
- Interpreti: Barry Keoghan, Harry Melling, Jaliyah Richards, Monica Bellucci, Riley Keough, Talha Akdogan
- Colonna sonora: Evgueni Galperine, Sacha Galperine
- Produzione: AR Content, Arte France Cinéma, Goodfellas, Leaf Entertainment, Les Films du Fleuve, Library Pictures, Senator Film Produktion, Why Not Productions
- Durata: 102'




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