Cannes 2026 – Minuto per minuto

Cannes 2026 – Minuto per minuto

Cannes 2026, settantanovesima edizione del festival transalpino, torna alla carica, e porta con sé la prenotazione dei posti in sala (con annesse crisi degli accreditati), e la sua solita struttura formata tra concorso, Un certain regard, film fuori dalla competizione, sezioni collaterali. Due settimane di cinema, gioie e dolori, stanchezze assortite, in attesa di scoprire su quale titolo si concentreranno le attenzioni della giuria. Come sempre cercheremo di raccontarvi quello che accade sulla Croisette, tra accenni critici sui film, note sparse, impressioni e aneddoti. Buona lettura, e buon divertimento!

 

Mercoledì 13 maggio 2026
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23.35
Probabilmente non troverà molti estimatori il minimalismo gentile di Nagi Notes\Quelques jours à Nagi di Kōji Fukada (Love Life, Love on Trial), così trattenuto nel mettere in scena elaborazioni del lutto, separazioni dolorose, scelte di vita e amori – forse – impossibili. Un film di contrapposizioni a tratti quasi invisibili, di conflitti rimossi per eccesso di pudore, di corteggiamenti nemmeno sussurrati. Un film di fantasmi, di ricordi, di immagini sfuocate (la bellissima sequenza della dichiarazione d’amore dei due ragazzi), profondamente nipponico per scrittura e indole. La campagna non come luogo ideale ma come parentesi momentanea, come piccola fuga, forse qualcosa di più… [e.a.]

19.47
Subito a seguire, sempre nella stessa sala – la Debussy – si è invece visto il film in concorso La Vie d’une femme, secondo lungometraggio per la quarantenne francese Charline Bourgeois-Tacquet: un lavoro raffinato, di grande intelligenza nella messa in scena di un personaggio femminile che rivendica ostinatamente il suo diritto a esistere con le proprie regole, rispettando l’identità che si è costruita indosso nel corso del tempo. Narrativamente spezzato in piccoli capitoli, e dominato dalla strepitosa presenza scenica di Léa Drucker, che dopo le prove impeccabili per Catherine Breillat (L’Été dernier) e Dominik Moll (Dossier 137) si candida di nuovo al premio per la migliore interpretazione femminile. Riuscirà nell’intento? [r.m.]

19.36
È stata, è e sempre sarà la mano de dios. I gol (il primo truffaldino, il secondo che ridisegna il senso stesso del gioco) che decisero il quarto di finale tra Argentina e Inghilterra al Mondiale messicano del 1986 sono lì, immagine indimenticabili e di straordinaria potenza evocativa che interrogano ogni essere umano, sportivo o meno. Da qui parte The Match, il documentario diretto a quattro mani da Juan Cabral e Santiago Franco che è tra le “Cannes première”: un’ora e mezza che rilegge sì la partita ma anche e soprattutto il conflitto durissimo tra due nazioni che non riescono a trovare una riconciliazione. Didattico, un po’ televisivo, ma con quel materiale visivo è difficile non emozionare, e non sfiorare il sublime. [r.m.]

13.49
L’inevitabile e tragica circolarità di Tilaï, presentato in versione restaurata nella sezione Cannes Classics, ci riporta al nitore narrativo e morale del cinema di Idrissa Ouedraogo, tra i più influenti (e premiati) autori del cinema africano. Una parabola morale che ci mette di fronte a conflitti generazionali, alla dirompente forza dell’amore ma anche alle sanguinose conseguenze di un insensato senso dell’onore, al perdurare di dinamiche che si tramandano dalla notte dei tempi. Premiato nel 1990 sulla Croisette con il Gran Prix, Tilaï ha i contorni di un cinema senza tempo, antico quanto attuale. [e.a.]

12.44
L’apertura di una ghiotta edizione della Quinzaine des cinéastes viene affidata al talentuoso regista russo Kantemir Balagov, al suo terzo lungometraggio e alla sua prima sortita fuori dai confini patri (che il trentaquattrenne ha lasciato anche nella vita dopo l’invasione dell’Ucraina). Butterfly Jam, ambientato nel New Jersey, è anche, a differenza dei due precedenti lavori di Balagov, il suo primo film “maschile” o, come ha detto lui stesso presentandolo in mattinata, “una fiaba sulla mascolinità”. Titolo a tratti affascinante, forse però è il lavoro meno compatto e ficcante del regista di Tesnota. [e.b.]

11.00
Arrivati al terzo anno, persino in crescita numerica, possiamo oramai guardare ai lungometraggi d’animazione presentati sulla Croisette come a una sorta di sezione trasversale. Le scelte del Palais, della Quinzaine, della Semaine e di ACID, tutte sotto lo stesso cappello, confluiscono in questa versione anticipata di Annecy. Ad aprire le danze, per questo 2026, è la Semaine con In Waves di Phuong Mai Nguyen, ennesimo esempio della ricchezza espressiva dell’animazione francese – qui si pesca a piene mani, e con coerenza grafica, dal fumetto (aka graphic novel) di AJ Dungo, illustratore e surfer. Il film, svicolando abilmente dalle pastoie del melodramma, affronta malattia e lutto, surf e arte, morte e vita, passioni, speranze, disillusioni: un teen movie che allarga lo sguardo, che scandaglia la vita in punta di piedi, sorretto da uno stile grafico lineare, pulito, esemplare nella sua preziosa semplicità. [e.a.]


Martedì 12 maggio 2026
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23.01
L’edizione numero settantanove del Festival di Cannes si apre ufficialmente con La Vénus électrique, nuova commedia firmata da Pierre Salvadori che è stata selezionata come d’abitudine fuori concorso e da oggi è anche in distribuzione nelle sale francesi. Partendo da un soggetto firmato a quattro mani da Rebecca Zlotowski e Robin Campillo, Salvadori si diletta con la commedia romantica, gioca con qualche cliché, ma soprattutto dimostra di saper come narrare, cambiando in modo repentino punto di vista e osservando il mondo e le miserie umane come un lungo, infinito, spettacolo circense. In questo viene aiutato da un cast in splendida forma che vede uno accanto all’altra Pio Marmaï, Anaïs Demoustier, Gilles Lellouche, Vimala Pons e Gustave Kervern. [r.m.]

12.04
Come ogni anno la comunità cinefila inizia a palesarsi timidamente sulla Croisette: ci si inizia a scambiare impressioni (preventive, e dunque destinate spesso alla smentita) anche via social o Whatsapp. In fin dei conti il mondo dei festival cinematografici somiglia alle fiere di paese, quando le carovane si spostano. E non è una sensazione spiacevole. [r.m.]

10.24
Il vento è il protagonista di questo inizio festival: un mistral caparbio pronto a sospingere in sala le frotte di accreditati che da qualche giorno puntano la sveglia per accaparrarsi i posti per le proiezioni, con la solita sarabanda di gioie e contumelie. A inaugurare le danze, prima ancora del film d’apertura di Pierre Salvadori, sarà nel primo pomeriggio Il labirinto del fauno di Guillermo del Toro, presentato in versione “restaurata” (rivivificata sarebbe più corretto) in Cannes Classics a vent’anni dalla sua presentazione in concorso. [r.m.]

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