Thermae Romae

Thermae Romae

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Thermae Romae di Hideki Takeuchi, ovvero la folle fusione tra commedia, peplum e fantasy. Al Far East 2012.

Tutti i bagni portano a Roma

Lucius Modestus è un architetto romano durante l’impero di Adriano. Nonostante le sue indiscutibili qualità, Lucius è però insoddisfatto del proprio lavoro: le sue terme, costruzione nella quale è specializzato, non riescono a competere con le migliori di cui è fornita la capitale e la popolazione sembra aver perso l’amore per la rigenerazione del proprio corpo. Durante un bagno Lucius viene attratto dall’acqua che scorre dentro una fessura nella roccia e, dopo un rocambolesco viaggio, si ritrova nel Giappone contemporaneo. Ha inizio dunque un continuo saltare avanti e indietro nel tempo… [sinossi]

Tutti coloro che hanno una qualche dimestichezza con la produzione industriale della cinematografia giapponese, sono ben coscienti del grado di completa follia che spesso serpeggia tra i film battenti bandiera nipponica: dopotutto le digressioni di autori più o meno sublimi quali (per fare dei nomi) Takashi Miike, Satoshi Miki e Minoru Kawasaki parlano effettivamente da sole. L’imbattersi dunque in un film come Thermae Romae di Hideki Takeuchi, presentato in anteprima mondiale durante le giornate della quattordicesima edizione del Far East Film Festival di Udine, non comporta di per sé alcuno spaesamento critico: l’idea di mescolare fantascienza – o giù di lì – e antichità non è poi così inusuale, si pensi all’incrocio tra viaggio spaziale e medioevo insito nello statunitense Un astronauta alla Tavola rotonda di Russ Mayberry.

Ciò che appare da subito interessante nell’affrontare l’operazione condotta con enorme dispendio di soldi e di energie dalla Toho è semmai la magniloquenza produttiva che la contraddistingue: Thermae Romae è stato infatti girato tra il Giappone e l’Italia, con tanto di set romano ricostruito per l’occasione a Cinecittà, e non si è lesinato in fatto di effetti speciali, con una città digitale che prende corpo e materia sullo schermo con notevole credibilità. Accantonato da subito il carattere fantascientifico della vicenda, in cui l’aspetto fanta travolge fin dalle prime battute quello prettamente scientifico, Thermae Romae prende il ritmo di una commedia picaresca, con il malcapitato Lucius Modestus, architetto romano che ha trovato il modo, a sua insaputa, di viaggiare tra la Roma dell’imperatore Adriano e il Giappone del Ventunesimo secolo, costretto suo malgrado a fare avanti e indietro nel tempo, con il prevedibile strascico di situazioni ai limiti del paradossale. Hideki Takeuchi, regista televisivo di lungo corso approdato al cinema solo negli ultimi anni grazie al dittico “canoro” Nodame cantabile – anche in Thermae Romae non manca un’accurata selezione di brani lirici, inseriti in maniera diegetica nei folli intermezzi dedicati al tenore che “accompagna” i viaggi temporali di Lucius – dimostra di avere una notevole capacità nello gestire i tempi comici, e maschera la sua creatura da vera e propria opera buffa, soprattutto nella prima parte, dedicata alla scoperta da parte dell’architetto dello sconosciuto e iper-moderno Giappone contemporaneo. Anche situazioni ai limiti dello scatologico, come la scoperta del getto d’acqua del water, sono trattate con un gusto non comune e trascinano lo spettatore in una risata spensierata e liberatoria.

Non tutto comunque fila liscio in questo peplum sui generis, a partire da una struttura narrativa che dopo una mezz’oretta comincia inesorabilmente a mostrare la corda: l’andirivieni spazio-temporale di Lucius non può dopotutto essere trascinato all’infinito, e il film deve cambiare rotta per non perdere di vista l’obbiettivo finale (ridere dell’idea di “antico” e di “moderno” e tracciare un ideale punto di contatto tra il passato occidentale e il futuro orientale). Da qui derivano una serie di scossoni all’interno della trama di Thermae Romae, non tutti in grado di trovare una propria nobilitazione all’interno della sceneggiatura, ma ancora una volta Takeuchi dimostra di avere le idee ben chiare: quello che fino a qualche istante prima appariva come uno scherzo divertente ma tirato per le lunghe si trasforma in un credibile dramma di stanza nell’antica Roma, sconquassato dalla salvifica eresia di un cast di tutti giapponesi che interpretano senza problemi le parti dei romani, dialogando tra loro in un fluente giapponese. Un irresistibile gioco “bilingue” (come avverte sardonicamente anche una didascalia nel corso del film) che sottolinea una volta per tutte l’approccio ludico ma mai privo di una scintilla raziocinante.

Thermae Romae ha trovato distribuzione nel nostro paese grazie alla Tucker Film, e potrebbe attirare il pubblico in sala non solo per gli evidenti rapporti con il suolo italiano della pellicola: sarebbe ora che l’ozioso pubblico nostrano avesse l’opportunità di (ri)scoprire il potere goliardicamente eversivo del cinema, la sua capacità di rimettere sempre tutto in discussione, la voglia di non fermarsi davanti a nessuno ostacolo apparente, logico o meno che esso appaia. E poi forse potrebbe finalmente ottenere la visibilità che merita lo straordinario Hiroshi Abe, superbo attore che da venti anni illumina con la sua classe cristallina le pellicole più disparate senza che nessuno (o quasi) dalle nostre parti vi presti attenzione. Che il vento sia destinato a cambiare? Dopotutto, come si dice, tutte le strade portano a Roma: ora anche quelle subacquee…

Info
Il trailer di Thermae Romae.
Thermae Romae sul sito della Tucker Film.
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