Un amore di gioventù

Un amore di gioventù

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Pur mettendo in scena il classico triangolo amoroso, Mia Hansen-Løve in Un amore di gioventù ha il pregio di rapportarsi alle tematiche sentimentali con un piglio personale che non incorre in certi sbiaditi intellettualismi presenti a volte nelle pellicole di provenienza francofona.

Certi amori non finiscono

Camille ha 15 anni, Sullivan 19. Il loro amore, nato durante l’estate, è intenso e passionale, ma Sullivan deve partire per il Sudamerica e Camille si ritrova sola. Gli anni passano e la ragazza non sembra riuscire a dimenticare, finché non conosce un maturo architetto di cui diventa assistente e amante. Ma proprio quando tutto sembra andare per il meglio, Sullivan si riaffaccia nella sua vita… [sinossi]

E come cantava un tempo Venditti, “certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano”. Citare Amici mai per entrare nel mood di una pellicola per cui la stampa francese, da Le Monde a Libération, da Les Inrockuptibles a Excessif.com, ha proposto un coro di elogi pressoché unanime, potrebbe persino suonare blasfemo. Eppure, un film come Un amore di gioventù (Un amour de jeunesse in originale) raggiunge la sua dimensione più profonda non tanto nell’originalità delle situazioni, tutto sommato assente, quanto piuttosto nella capacità di mettere in scena il classico triangolo amoroso, svelando però con grazia le sottili implicazioni di un sostrato emotivo non così stereotipato.

Messasi già in luce come attrice nel cinema di Assayas, come voce critica sulle pagine dei Cahiers du Cinéma, ed autrice poi di alcune opere tra cui Il padre dei miei figli, distribuito in Italia dalla Teodora al pari dell’ultimo film, la regista Mia Hansen-Løve ha qui il pregio di rapportarsi alle tematiche sentimentali con un piglio personale che non incorre nemmeno in certe forzature, in certi sbiaditi intellettualismi presenti a volte nelle pellicole di provenienza francofona.

Per dirla tutta, la giovane cineasta non si sforza ad esempio di entrare in competizione coi fasti della Nouvelle Vague, citandone magari la libertà espressiva e la provocatoria propensione per l’amor fou, col rischio poi di clonare determinate formule fuori tempo massimo. Un amore di gioventù non ha, è ovvio, la dirompente carica emotiva di un Jules e Jim. Ma ha il merito di approfondire gli intimi risvolti di un delicato intreccio di sentimenti facendone emergere, con naturalezza, i chiaroscuri, ed alimentando così quel coinvolgente quadretto che vede adagiarsi gli stati d’animo dei protagonisti su ambienti particolari e rappresentativi della loro vita. La prima parte, quella che vede entrare in letargo l’amore tra la quindicenne Camille (una Lola Créton prorompente e sensuale) e l’irrequieto Sullivan (Sebastian Urzendowsky), per la volontà di lui di correre in Sudamerica a fare nuove esperienze, paga in fondo lo scotto di quelle attitudini adolescenziali rappresentate in modo un po’ scontato e artificioso, ovvero con meno freschezza del resto. Ma quando Camille diventa grande e per i suoi studi entra in contatto con un maturo architetto scandinavo, quando la differente impostazione caratteriale dell’uomo le fa scoprire un altro genere di passione, quando l’inaspettato riapparire di Sullivan mette in crisi quel nuovo e precario equilibrio, il livello del film stesso è destinato a crescere di parecchio; trascinandosi dietro una concezione dei luoghi, degli spazi attraversati dai personaggi, che riflette in modo acuto le varie dinamiche interiori in atto, l’alternarsi continuo di slanci emotivi e di logiche più razionali. Razionali come l’architettura stessa, verrebbe da dire considerando il contesto. E la trama acquista mordente fino a un epilogo emotivamente denso e visivamente stupendo.

Info
Il trailer di Un amore di gioventù.
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