The Wedding Party

The Wedding Party

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Inserito nel contesto del filone matrimoniale, The Wedding Party non dice nulla di nuovo sull’argomento e si rivela essere una commedia prevedibile e con poca verve.

Lo strappo

Regan vuole essere la prima in tutto e quando scopre che Becky, la sua grassa amica del liceo, sta per sposare un ricco newyorchese, perde il controllo. Scelta come damigella d’onore, Regan decide di svolgere al meglio tutti i suoi doveri con l’aiuto delle due amiche del liceo, Katie e Gene. Ma durante l’organizzazione dell’addio al nubilato qualcosa va storto e la festa si trasforma in una notte selvaggia che rischia di rovinare le nozze… [sinossi]

Che le wedding comedies rappresentino uno dei filoni di maggior successo dell’industria cinematografica più strettamente “di intrattenimento” non è certo una novità, così come è ormai acclarato che il clamoroso successo de Una notte da leoni abbia infuso linfa vitale al genere grazie a una buona dosa di scorrettezza e divertimento, puntando i riflettori sulle “trasgressioni” della notte prima delle nozze e trasformando le ore antecedenti alla cerimonia in una vera e propria corsa contro il tempo.
Poco più di un anno fa Le amiche della sposa di Paul Faig si è intrufolato nelle stanze congestionate da invitati e paggetti in vista degli ultimi preparativi per i tanto agognati fiori d’arancio, concentrandosi sulle perfide dinamiche che si possono sviluppare fra competitive e velenose damigelle: per il suo esordio sul grande schermo anche Leslye Headland ha scelto di dedicarsi a quell’eterogeneo gruppetto di giovani donne cui è affidato il compito di affiancare la sposa nelle sue ultime ore da nubile. D’altronde la regista da diversi anni lavora a un lungo progetto teatrale di rilettura ironica dei sette peccati capitali: The wedding party (Bachelorette secondo il titolo originale), è la trasposizione cinematografica di Nubilato, la pièce immaginata dalla Headland per raccontare il vizio della gola (per la verità non così determinante ai fini della storia). Nelle intenzioni iniziali il testo doveva restituire un quadro serio e ragionato delle contraddizioni delle donne ma in realtà ben presto le reazioni del pubblico hanno trasformato profondamente la natura dello spettacolo, che ha gradualmente perduto le sue ambizioni seriose per prendere le forme di una vera e propria commedia: lo spunto di partenza è che un trio di damigelle un po’ gelose e scombinate possano in una sola notte mandare all’aria un matrimonio organizzato fin nei minimi dettagli.

L’idea non è quella di un piano sottilmente e tecnicamente ordito da una mente lucida e calcolatrice come faceva la Julia Roberts de Il matrimonio del mio migliore amico o la coppia di spose “in guerra” Hudson/Hathaway di Bride Wars, ma di una serie di inconvenienti e “catastrofi involontarie” dettate dalla leggerezza, dalla superficialità e dall’euforia un po’ troppo incontrollata di una combriccola di amiche del liceo determinate a rivivere le atmosfere “esuberanti” dell’adolescenza: tra nevrosi e cocaina, smania di perfezione e profonda insoddisfazione, Regan, Gena e Katie affronteranno una lunga ed estenuante notte di avventure metropolitane per rimediare a un terribile strappo (sic) che rischia di mettere a repentaglio il sogno matrimoniale di Becky, gioviale e grassottella, con un passato da bulimica e un soprannome adolescenziale poco nobilitante (“faccia di maiale”) che però è riuscita a impalmare un ricco e belloccio uomo d’affari.
L’originalità non è certo il punto di forza di The Wedding Party, che in realtà si limita a inanellare una serie di situazioni piuttosto prevedibili che riproducono schemi già ampiamente rodati: c’è l’irriverenza, gli espliciti riferimenti sessuali, un po’ di cattiveria e cinismo, ma tutto grossomodo circoscrivibile nell’area del politically correct, tanto che al di là delle premesse il film non tarda a rivelare un volto nuovo, meno costante nel perseguire la strada del divertimento tout court e più orientato verso una lettura trasversale della femminilità ai giorni nostri, con giovani donne sospese fra desiderio di emancipazione e affermazione personale e un vero e proprio bagaglio di incertezze e fragilità.

Le quattro protagoniste con tutte le loro inquietudini e irrequietezze non hanno mai davvero superato l’adolescenza, sono rimaste aggrappate a quegli scampoli di immaturità che le illudono forse di riuscire a riproporre nella loro quotidianità quegli schemi che ai tempi della scuola gli consentivano di primeggiare su tutti ed è proprio lo shock per quelle nozze così inaspettate che porta l’intero gruppo di amiche a ripensare al loro rapporto ma anche e soprattutto a se stesse.
Kirsten Dunst, Lizzie Caplan, Isla Fischer e Rebel Wilson sono le protagoniste di questa giostra di avvenimenti in realtà piuttosto deboluccia nella resa finale, a causa soprattutto di una scrittura che non sembra riuscire a scavare davvero in profondità nei personaggi né pare capace di cogliere delle vere e proprie trovate comiche: attingendo un po’ alle atmosfere di Sex and the City e di Mean Girls ma senza riuscire a tradurne davvero l’approccio ironico e dissacrante, The Wedding Party si presenta come un’operazione non esattamente convincente, sicuramente capace di intrattenere ma non di lasciare un segno.

Info
Il trailer di The Wedding Party.
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