Gangster Squad

Gangster Squad

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Gangster Squad assimila dinamiche, scelte estetico-formali e narrative del gangster-movie e cerca di rielaborarli sulla base degli approcci contemporanei al cinema di genere.

Vita spericolata

Los Angeles, 1949. Il dipartimento di polizia forma una squadra speciale, guidata dai sergenti John O’Mara e Jerry Wooters, per cercare di catturare Mickey Cohen, un pericoloso criminale che gestisce un vasto traffico di droga, armi, prostituzione e scommesse clandestine, e che ha legami persino con la politica locale e le forze dell’ordine. [sinossi]

Da Zombieland a Hollywoodland: potrebbe essere riassunto così il percorso di Ruben Fleischer, che dopo aver diretto uno dei maggiori incassi a tematica zombie degli ultimi anni si ritrova catapultato nella Los Angeles degli anni ’40 (quando la celeberrima scritta sulle colline della Città degli Angeli non aveva ancora perso il suo suffisso finale), fra locali fumosi, boss della malavita, sparatorie e poliziotti corrotti. Il film si basa su una raccolta di articoli di Paul Lieberman (scrittore e giornalista per il Los Angeles Times) su quella che lui stesso ha definito “la battaglia per Los Angeles” combattuta contro Mickey Cohen, un gangster di Brooklyn con un passato da pugile giunto sulla costa ovest nell’età dell’oro di Hollywood e determinato ad assoggettarla al suo potere e a trasformarla nel suo regno. Un piccolo nucleo di agenti sotto copertura guidati dal sergente John O’Mara imbraccia le armi in difesa della società di diritto, conformandosi alla violenza e alla brutalità dei criminali contro i quali si schiera, nella speranza di restituire libertà e dignità a una città che pare destinata ad essere sopraffatta dalla malavita.

Un po’ L.A. Confidential un po’ Gli Intoccabili, Gangster Squad assimila dinamiche, scelte estetico-formali e narrative del gangster-movie e cerca di rielaborarli sulla base degli approcci contemporanei al cinema di genere, dando vita a un progetto dal vago retrogusto pulp decisamente patinato, segnato da una spiccata predilezione per l’autoironia: Ruben Fleischer – dopo aver raccontato le rocambolesche vicissitudini di un fattorino di una pizzeria costretto a rapinare una banca in 30 Minutes or Less – si ritrova alle prese con un progetto potenzialmente dal respiro più ampio, che da un lato ammicca alle suggestioni talora stilizzate del noir e dall’altro insegue un immaginario iconico decisamente più attualizzato, ma che fatica ad affermarsi con incisività e originalità.
Gangster Squad arriva nelle sale dopo una post-produzione tumultuosa, segnata in primis dallo slittamento dell’uscita dovuto alla necessità – a seguito della strage in un cinema di Aurora, Colorado durante la prima di The Dark Knight Rises – di rigirare e rimontare una sequenza centrale nello sviluppo del film, la cui dinamica appariva troppo simile a quella del massacro.
Non c’è dubbio che il fiore all’occhiello del film sia il suo cast stellare, che vede Sean Penn nel ruolo dello spietato villain, Josh Brolin in quello del coraggioso O’Mara, Ryan Gosling, Anthony Mackie, Giovanni Ribisi, Michael Peña e Robert Patrick nei panni dei componenti dello squad d’azione, mentre Nick Nolte presta il volto al capo della polizia ed Emma Stone a quello di una giovane femme fatale con sogni da diva ormai sfumati: Fleisher però non sembra riuscire a coordinare al meglio questo ricchissimo e potenzialmente esplosivo team di lavoro, accontentandosi in generale di prestazioni pregevoli ma mai davvero significative, sospese sul tono sottilmente istrionico e farsesco che avvolge la pellicola ma che non sembra riuscire a permearla in profondità, trasformandone il carattere.

Il risultato è un progetto che sembra sempre in attesa di decollare ma che stenta a trovare la sua dimensione, che si incaglia nella ripetitività non tanto per quanto concerne il suo intreccio narrativo (tutto sommato articolato discretamente, malgrado soprattutto nel finale lo script di Will Beall incappi in una serie di leggerezze) quanto in riferimento al genere, cui pare non aggiungere nulla: c’è da sottolineare però l’efficacia di Fleisher nel riportare sullo schermo il mito dei classici anti-eroi della tradizione moderna che va di pari passo a una fedele ricostruzione dell’atmosfera della fine degli anni ’40, dai costumi alla scelta delle armi, dalle auto di lusso all’arredamento delle location, dando vita a una vera e propria carrellata di simboli – in buona parte assimilati grazie a pellicole d’epoca – oppure facendo riferimento a quei luoghi che tutt’ora rappresentano le vere e proprie icone metropolitane di Los Angeles, dalla Union Station alla City Hall.
Gangster Squad racconta l’eterno scontro fra buoni e cattivi affidandosi a una lettura che punta alla confezione estetizzante, con una regia moderna e piuttosto solida che insegue l’approccio contemporaneo all’action-movie regalando delle divertenti sequenze fra sparatorie e combattimenti: al film tuttavia pare mancare la decisiva sferzata di personalità, tanto da indebolire profondamente la resa finale del progetto che finisce per apparire molto meno graffiante di quanto avrebbe potuto essere.

INFO
Il sito ufficiale di Gangster Squad.
Gangster Squad su facebook.
Il trailer italiano di Gangster Squad.
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