Gods Behaving Badly

Gods Behaving Badly

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Un package perfetto per un film privo di nerbo: Gods Behaving Badly è una fantasmagoria adatta forse solo a palati assai poco raffinati.

Capricci divini

Per punire un Apollo farfallone (Oliver Platt), Afrodite (Sharon Stone) impone ad Eros (Gideon Glick) di scagliare i dardi dell’amore e farlo invaghire di una fanciulla in procinto di iniziare una seria relazione umana. La situazione precipita quando Apollo decide di oscurare il Sole, facendo piombare la Terra nell’oscurità. [sinossi]

La mitologia greca con il suo pantheon di divinità e i suoi tormentati mortali deve risultare come qualcosa di davvero curioso oltreoceano. E in fondo poi, questi dei capricciosi e, al pari degli umani, affetti da una vasta galleria di difetti, non sono simili ai divi di Hollywood? È questa l’idea alla base di Gods Behaving Badly, debutto nel lungometraggio per il produttore di Little Miss Sunshine Marc Turtletaub, presentato fuori concorso al Festival Internazionale del Film di Roma. Nella pellicola, l’amore nascente di una normalissima coppia statunitense (i due sono incarnati da Alicia Silverstone e Ebon Moss-Bachrach) viene ostacolato dai capricci di Zeus e soci che, trasferitisi a New York, pur avendo perso i loro poteri originari, mantengono più o meno intatti gli originari incarichi, o perlomeno una loro versione aggiornata.

Certo hanno perso un po’ lo splendore dei bei tempi andati, Zeus è acciaccato e depresso (ad incarnarlo è nientemeno che Christopher Walken), Apollo un predicatore televisivo con qualche chilo di troppo (lo incarna il corpulento Oliver Platt), Afrodite ha la crisi di mezzaetà (la sempiterna Sharon Stone), ma tutti serbano intatto il vizio di intromettersi nelle questioni dei mortali. A farne le spese è una scialba e in fondo poco interessante coppietta, la cui unica passione condivisa sono le partite a scacchi a Central Park.
Il plot della vicenda è basico, ma anche foriero di innumerevoli possibili sviluppi: lui ama lei e viceversa, ma qualcuno/qualcosa li ostacola. Eppure Turtletaub non sembra molto interessato ad andare oltre l’esibizione di qualche trovata “fantasy”, un ritmo da pochade dal gusto marcatamente vintage e, soprattutto, l’esibizione tonante dei suoi nomi in cartellone. Nomi il cui talento recitativo non è opportunamente messo in luce, al punto che l’intera assemblea divina appare come una galleria bidimensionale di ritratti senza alcuna storia alle spalle. Persino John Turturro (che qui veste i panni di Ade) a cui era riuscito il miracolo di rivitalizzare con le sue incursioni ipercinetiche la saga dei Transformes, in questo caso non riesce a convincere e si limita, spalleggiato da Persefone (la ritrovata Rosie Perez) a correre o muoversi in maniera scomposta rivendicando il trono occupato da Zeus.

D’altronde dal punto di vista della storia poco o nulla accade: Afrodite fa un dispetto ad Apollo, questi desidera la fanciulla umana che poi finisce a fare le pulizie proprio nella magione olimpica newyorkese, infine Apollo fa un dispetto all’umanità, oscurando il Sole. A poco valgono i siparietti tra questi esseri immortali, gli intermezzi da musical, le smorfie contrariate di Zeus/Christopher Walken, Gods Behaving Badly non riesce mai a decollare, risultando, specie per uno spettatore europeo che serba qualche nozione di mitologia greca, un pastiche pop grazioso ma gratuito e a tratti di dubbio gusto. Né d’altro canto questo aggiornamento delle mansioni dei numi serba lacerti di un intento pedagogico per le attuali generazioni: pare improbabile, di fatto, che in seguito alla visione del film qualche spettatore possa provare il desiderio di approfondire l’argomento, magari con la lettura del celeberrimo volume di Robert Graves sui miti greci.
Così privo di sfaccettature e di una lettura di secondo grado, il pantheon di Turtletaub risulta dunque una mera sfilata di volti noti, governata dal puro esibizionismo. Se infatti Woody Allen nel 1995 con La dea dell’amore rileggeva i topoi della tragedia greca riplasmandoli a immagine e somiglianza della sua poetica personale, lo stesso non si può dire di Gods Behaving Badly, dove si percepisce l’assenza non solo di un punto di vista autoriale, ma anche di un qualsivoglia riferimento allogeno alla pura e semplice messinscena della storia. Seppure tratto da un romanzo, firmato da Marie Phillips ed edito in Italia con il titolo Per l’amor di un dio, Gods Behaving Badly resta un vaudeville ultra-popolare dove i nomi in cartellone sovrastano qualsiasi altra cosa. In questo, bisogna riconoscere che a Turtletaub il fiuto da produttore certo non manca: il package è impeccabile, non resta che trovare un regista che diriga il film.

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