The Eternal Zero

The Eternal Zero

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Al Far East 2014 la pellicola bellica The Eternal Zero, diretta da Takashi Yamazaki, vecchia conoscenza delle kermesse friulana. Il dramma dei tokkōtai è però impantanato in una retorica eccessiva.

Non si sevizia un violino

I nipoti del pilota Miyabe Kyuzo, oramai adulti (una scrittrice freelance e uno studente di giurisprudenza), iniziano a fare ricerche sul passato del nonno e si chiedono cosa lo abbia spinto a morire da kamikaze invece di cercare di sopravvivere a una guerra che lui sapeva si sarebbe presto conclusa con la sconfitta giapponese. I due intervistano vecchi colleghi del pilota che ancora fremono di rabbia nel sentire il suo nome; poi ne trovano uno, Isaki, ora gravemente malato, che lo ricorda affettuosamente come mentore e ispiratore. La sua storia sarà la finestra sul passato del loro nonno… [sinossi – catalogo FEFF 2014]
Se mi chiedete cos’è l’anima della razza giapponese della bella isola,
rispondo che è come fiore di ciliegio selvatico ai primi raggi del sol levante,
puro, chiaro e deliziosamente profumato.
Motoori Norinaga

Di Takashi Yamazaki bisogna apprezzare quantomeno la coerenza, il marchio di fabbrica. In Always – Sunset on Third Street e nei successivi capitoli, nella trasposizione live action Space Battleship Yamato e in quest’ultimo The Eternal Zero possiamo rintracciare senza difficoltà la sua poetica intrisa di retorica e alcune ricorrenti scelte estetiche [1]. Immaginiamo qualcosa di finalmente diverso per il lungometraggio animato Stand by Me Doraemon (2014) e guardiamo con curiosità ai dittico fantascientifico Kiseijū: Part 1 (2014) e Kiseijū: Part 2 (2015). Per il momento, complice la tragedia storica dei tokkōtai [2], il dramma bellico The Eternal Zero si tinge di una retorica eccessiva, onnipresente, sottolineata dall’utilizzo invasivo e straziante della colonna sonora, in primis i violini. E sono proprio quei violini, che accompagnano senza sosta anche la più piccola delle lacrime o delle emozioni, l’immagine che più ci rimane impressa del film, nonostante lo sforzo produttivo per le sequenze dei combattimenti aerei o il tentativo di ricostruire il quadro storico della Seconda guerra mondiale attraverso alcune fondamentali battaglie – Pearl Harbor, Midway, Rabaul, Guadalcanal…

Si diceva dello sforzo produttivo. Uno dei punti a favore di The Eternal Zero è l’utilizzo della computer grafica, la volontà di non lasciarsi travolgere dalla spettacolarità ma di offrire allo spettatore delle battaglie aeree avvincenti ma realistiche. Non si insegue quindi la grandeur hollywoodiana e già la ricostruzione dell’attacco di Pearl Harbor è una significativa cartina tornasole. Come efficace è l’ultima missione: in questo caso Takashi Yamazaki lavora persino di sottrazione, lasciando qualcosa all’immaginazione dello spettatore. Fosse sempre così.

Non si può certo pretendere l’asciuttezza e l’eleganza di The Little House di Yōji Yamada, che dal presente scavava nel passato, attraversando il travagliato periodo storico dall’incidente in Manciuria al bombardamento di Hiroshima e Nagasaki. E neppure possiamo cercare nelle sceneggiature di Yamazaki lo spirito indomito e iconoclasta di Kōji Wakamatsu, che in un sol colpo (Caterpillar) ha demolito lo spirito patriottico del Sol Levante. E infine, nonostante i molti punti in comune, non immaginavamo strette parentele con Si alza il vento di Miyazaki. A indisporci semmai sono le ricattatorie modalità narrative, quel voler sovraccaricare qualsiasi istante potenzialmente commovente. Ancor più della durata eccessiva, figlia di continue e ridondanti sottolineature e spiegazioni del già detto e già ampiamente assimilato, a ingolfare The Eternal Zero sono l’overdose della colonna sonora, le dinamiche smaccatamente strappalacrime tra i nipoti di Miyabe e gli anziani reduci, le caratterizzazioni didascaliche di alcuni personaggi.

NOTE
1. Tratto dal romanzo omonimo di Hyakuta Naoki, The Eternal Zero ha sbancato il box office giapponese e segna il ritorno al Far East Film Festival di Yamazaki, che aveva conquistato la platea con Always – Sunset on Third Street nel 2006.
2. Tokkōtai è l’abbreviazione di tokubetsu kōgeki tai (trad. unità d’attacco speciale), ovvero quelli che noi chiamiamo kamikaze, i piloti che si lanciavano in missioni suicide coi loro aerei contro le navi della Marina degli Stati Uniti alla fine della Seconda guerra mondiale.
INFO
Il sito ufficiale di The Eternal Zero.
The Eternal Zero sul sito del Far East.
Il trailer di The Eternal Zero.
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