Storie pazzesche
di Damián Szifron
Storie pazzesche, ultimo film dell’argentino Damián Szifron presentato in concorso a Cannes, è una commedia sapida e crudele divisa in cinque episodi. Si ride di gusto, ma non meritava di concorrere per la Palma d’Oro. In sala da giovedì 11.
I cinque volti del grottesco
Vulnerabili di fronte a una realtà problematica e imprevedibile, alcuni personaggi attraversano il confine che separa la civilizzazione dalla barbarie. Un tradimento amoroso, il ritorno del passato, una trageia o anche la violenza di un dettaglio quotidiano sono i detonatori che spingono questi personaggi verso la vertigine di perdere le staffe, l’innegabile piacere di perdere il controllo… [sinossi]
Le storie di ordinaria follia o per organi caldi di Charles Bukowsky, le più classiche storielle tra il morale e il sarcastico della tradizione yiddish, il Pedro Almodóvar prima maniera (quello di Donne sull’orlo di una crisi di nervi, Légami e Labirinto di passioni), perfino retaggi delle barzellette più retrive e grossolane. Nel gran calderone allestito da Damián Szifrón in Storie pazzesche tutti gli elementi sopracitati si mescolano, dando vita a un’operazione che vagheggia il pop senza mai portare lo sposalizio fino alle estreme conseguenze.
Al di là di queste speculazioni sulle radici culturali del cinema del giovane regista argentino (in parte per di più palesate, visto che il nome di Almodóvar campeggia tra i produttori del film), a destare stupore è la collocazione riservata a Storie pazzesche all’interno del palinsesto della sessantasettesima edizione del Festival di Cannes, dove concorre per la conquista della Palma d’Oro. A scanso di equivoci è giusto specificare come non si tratti di una meraviglia legata al fatto che Szifrón abbia diretto una commedia: nella concezione odierna dei festival sarebbe anacronistico, per non dire folle, perseverare in una pervicace e chirurgica separazione tra generi, con la conseguente esclusione di tutto ciò che esplora l’universo in espansione del popolare. I dubbi sulla presenza in concorso riguardano al contrario l’essenza primigenia di Storie pazzesche, le sue ambizioni, la riuscita complessiva di un progetto che non sembra possedere il respiro adeguato per un concorso come quello che si sviluppa a maggio lungo la Croisette.
Sei storie sarcastiche, divertenti e crudeli, o meglio cinque storie più un breve incipit, in cui lo spirito goliardico prende spesso il sopravvento su tutto il resto, tracimando e tentando di giocare con il cattivo gusto. Ma Damián Szifron non è certo John Waters, nonostante la messa in scena di deiezioni e altre pulsioni corporali, e la sua regia, pur elegante e in grado di gestire il bizzarro e il fuori norma, non possiede la grazia luciferina del miglior Almodóvar.
Anche le storie narrate si avvicinano più al rovescio della medaglia tipico delle freddure e delle facezie che alla sapida riflessione sulla (im)moralità che sarebbe legittimo attendersi: un gruppo di persone si ritrova su un aereo di linea, inconsapevole di essere stato radunato da un ex aspirante compositore che ha deciso di vendicarsi di chi l’ha fatto soffrire; la proprietaria di un piccolo ristorante deve servire il mafioso che ha rovinato la sua famiglia; un uomo alla guida di una macchina sportiva mette in atto una guerra senza quartiere con il proprietario di un macinino; un artificiere vede la propria sanità mentale compromessa dalla burocrazia; dopo che il figlio ha investito e ucciso una donna incinta, uno degli uomini più ricchi della città cerca di costruirgli un alibi mentendo e corrompendo; la più gioiosa delle nozze si trasforma in un crescendo di tradimenti, ripicche e nevrastenie.
Di fronte a questo materiale eterogeneo Szifron dimostra un indubbio talento comico, e Storie pazzesche trascina con grande frequenza e regolarità lo spettatore nella risata, ma nell’accumulo di stramberie, forzature ed esagerazioni non si nasconde in realtà alcun intento eversivo: non solo è lontano, come si diceva, il ghigno beffardo dell’Almodóvar del tempo che fu, ma veleggia in acque più cristalline anche l’eresia anarcoide di Álex de la Iglesia, altro regista al quale Szifron può essere in qualche misura accomunato. Storie pazzesche è un’operazione pop solo in apparenza, ma in realtà non ha mai interesse a scavare nel torbido melting pot del popolare, preferendo restare al sicuro, in superficie.
Una scelta senza dubbio legittima, ma che evidenzia in maniera se possibile ulteriore il divertissement pressoché privo di pretese alle spalle del progetto. Una risata può forse seppellire tutto, ma non basta quando poi c’è anche bisogno di ricostruire.
Info
Il trailer di Storie pazzesche.
- Genere: commedia, grottesco
- Titolo originale: Relatos salvajes
- Paese/Anno: Argentina, Spagna | 2014
- Regia: Damián Szifron
- Sceneggiatura: Damián Szifron
- Fotografia: Javier Juliá
- Montaggio: Damián Szifron, Paolo Barbieri
- Interpreti: Alan Daicz, Alejandro Angelini, Camila Sofía Casas, César Bordón, Claudio Delan, Cristina Blanco, Damián Benítez, Dario Grandinetti, Diana Deglauy, Erica Rivas, Germán de Silva, Gustavo Bonfigli, Gustavo Curchio, Juan Pablo Colombo, Julieta Zylberberg, Leonardo Sbaraglia, Liliana Ackerman, Luis Manuel Altamirano García, María Laura Caccamo, Miguel Di Lemme, Oscar Martinez, Pablo Bricker, Pablo Chao, Ricardo Darìn , Rita Cortese
- Colonna sonora: Gustavo Santaolalla
- Produzione: Kramer & Sigman Films
- Distribuzione: Lucky Red
- Durata: 122'
- Data di uscita: 11/12/2014































Cannes 2014 – Minuto per minuto
Cannes 2014