Come ammazzare il capo 2

Come ammazzare il capo 2

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Dopo il successo del prototipo del 2011, i tre amici che volevano liberarsi dei rispettivi capi si imbarcano in un nuovo, improbabile progetto criminale: Come ammazzare il capo 2 conferma peculiarità e limiti del film originale.

Come (non) rapire il figlio di uno squalo

Dopo essere riusciti a liberarsi, seppur non nel modo che avevano immaginato, delle angherie dei rispettivi capi, Nick, Dale e Kurt decidono di mettersi in proprio, diventando capi di loro stessi. Per far questo, brevettano un’invenzione, il “Docciamico”: un congegno che fa da solo tutto il lavoro di chi è sotto la doccia, come un autolavaggio per esseri umani. La loro ingenuità, tuttavia, li porta a farsi rubare l’invenzione dall’imprenditore senza scrupoli Bert Hanson; disperati, i tre amici architettano così un piano per rapire il figlio dell’industriale, e ottenere un riscatto… [sinossi]

Nel 2011, pur nella sua esilità, la formula di Horrible Bosses (in italiano Come ammazzare il capo… e vivere felici) si era rivelata vincente. Pur risultando, in definitiva, poco più di un bignamino di annacquato umorismo politically incorrect e gag all’insegna di una comicità surreale debitrice ai vari Una notte da leoni (e derivati), il film di Seth Gordon aveva conquistato i favori del pubblico; merito, principalmente, dell’affiatamento dei tre protagonisti Jason Bateman, Charlie Day e Jason Sudeikis, e di un tema forse in grado di solleticare, in modo semplice e “di pancia”, pulsioni e frustrazioni inconfessate della borghesia impiegatizia statunitense.
Per questo sequel, la logica è quella dello “squadra che vince non si cambia”, o quasi: tornano infatti sullo schermo, oltre ai tre protagonisti, la scatenata ninfomane interpretata da Jennifer Aniston, il venale dispensatore di consigli sulle azioni criminali col volto di Jamie Foxx, il neo-galeotto ed ex capoufficio di Bateman, ancora con le fattezze di Kevin Spacey. In cabina di regia, a Seth Gordon subentra un altro specialista come Sean Anders (suo, tra gli altri, lo script del recente Scemo & + Scemo 2), ma la formula resta, sostanzialmente, la stessa: un’angheria subita dai tre protagonisti (stavolta in modo collettivo), il goffo tentativo di portare a termine un’azione criminale per rimediarvi, la consulenza del “motherfucker” Foxx a innescare gli eventi, una prevedibile serie di disastri a costituire l’ossatura della trama.
Le caratteristiche che, nel bene e nel male, avevano caratterizzato la commedia diretta da Gordon tornano in questo sequel, che sceglie di giocare sul sicuro, evitando di introdurre nella sua tessitura narrativa elementi di sostanziale novità: resta superficiale, e schematica, la descrizione dei caratteri dei tre, divertenti ma prevedibili (a maggior ragione ora che si è giunti al secondo film) i loro scambi verbali, appena accennato e pretestuoso il sostrato sociologico che la trama vorrebbe suggerire (lì era una presentazione caricaturale degli ambienti di lavoro statunitensi, qui la pretesa demistificazione della retorica del self-made man a stelle e strisce). Torna anche quell’approccio alla comicità che vorrebbe essere politicamente scorretto, senza tuttavia avere il coraggio di premere il pedale del cattivo gusto fino in fondo: malgrado le prevedibili gag a sfondo sessuale del primo collaudo del “docciamico”, i riferimenti ai momenti più sopra le righe del primo film (compresi gli spazzolini da denti usati in modo poco “ortodosso”) e il linguaggio poco elegante del personaggio della Aniston, di fronte a qualsiasi pellicola dei fratelli Farrelly sembra qui di star vedendo un film per famiglie. Come nel caso del predecessore, pare di cogliere una sottile ipocrisia che sottende a tutte le gag del film, che tende a tenere a freno eventuali eccessi di volgarità, impedendo anche ai riferimenti più “piccanti” (lo stupro, il gruppo d’aiuto per i sex addicted) di risultare davvero corrosivi.

Un po’ gratuiti risultano anche i riferimenti cinematografici che la sceneggiatura dissemina qua e là nel corso della trama (citazioni verbali che vanno da Speed a Dalle 9 alle 5… orario continuato, per giungere all’unico riferimento con un qualche valore diegetico, quello a Predator); divertente e riuscita si rivela, invece, la parentesi “sognata” del progetto di riscossione del riscatto, con un’estetica à la Ocean’s Eleven e uno sviluppo prevedibilmente molto divergente da quanto poi, realmente, il film ci mostrerà. Per il resto, c’è davvero poco di rilevante da segnalare, in uno sviluppo che riprende nelle sue linee fondamentali l’incedere narrativo del primo film, se si esclude una sequenza action conclusiva ancor più movimentata e roboante. Se il nuovo villain interpretato da Christoph Waltz appare in sé poco incisivo (e, invero, portato in scena con scarsa convinzione dallo stesso attore) la presenza di Spacey sembra essere più frutto di un voluto ammiccare agli spettatori del prototipo, piuttosto che il risultato di una reale necessità narrativa.
Questo Come ammazzare il capo 2 scorre così, gradevole ma risaputo, quanto foriero di un divertimento effimero, fino ai ciak sbagliati sui titoli di coda: espediente che il produttore Brett Ratner avrà forse appreso da Jackie Chan, che lo introdusse a Hollywood agli esordi della sua seconda trasferta americana, uno dei cui primi episodi fu proprio il Rush Hour di Ratner.

Info
Il trailer di Come ammazzare il capo 2.
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