Quattro intorno a una donna

Quattro intorno a una donna

di

Ritenuto perduto fino al 1986, Vier um die Frau (Quattro intorno a una donna) è un dramma dalla trama contorta e prossima al “film nero”. Un esperimento ancora acerbo, ma che segnala già alcuni dei temi portanti del cinema di Fritz Lang. Al Bif&st 2015.

Uomini contro

Quattro uomini si contendono una donna. Il commerciante Yquem, falsario e illusionista, compra con banconote false all’amata moglie, che lo ha sposato indotta dal padre, un collier in un covo di ricettatori gestito da Upton. Entra nel locale malfamato mascherato e conclude l’imbroglio. Individua in quel luogo un uomo che assomiglia straordinariamente a un ritratto che la moglie custodisce nella sua stanza nuziale. Si tratta in realtà del gemello, William, dell’uomo di cui la donna è innamorata, Werner Krafft, a cui ha dovuto rinunciare sposando Harry. Incuriosito, Yquem lo pedina e giunto all’elegante albergo dove lo sconosciuto alloggia gli lascia un biglietto d’invito a casa sua, falsamente firmato con il nome della moglie. William Krafft, che è un ladro inveterato e punta a impadronirsi dei gioielli di Florence, accetta e per tutta la notte la casa del commerciante è teatro di atti violenti e criminosi… [sinossi]

Chissà quali emozioni deve aver provato, nel 1986, Walther Seidler quando, in trasferta alla Cinemateca Brasileira di São Paulo, si imbatté in una copia in pellicola di Vier um die Frau (la cui traduzione in italiano è “Quattro intorno a una donna”), film giovanile di Fritz Lang ritenuto perduto. Una scoperta che non servì solo a completare i tasselli della ricca filmografia di Lang, ma permise anche di comprendere in maniera più compiuta il percorso artistico di uno dei grandi maestri della storia del cinema.
L’occasione per vedere questo strano dramma amoroso condito di elementi noir è stata fornita dall’edizione 2015 del Bif&st: il Festival di Bari ha infatti presentato una retrospettiva pressoché completa dei lavori di Lang, offerti al pubblico pugliese in affollate proiezioni gratuite. Un modo intelligente per avvicinare gli spettatori a opere che altrimenti, con ogni probabilità, avrebbero corso il serio rischio di non essere prese in minima considerazione. Sui motivi racchiusi in questa considerazione è preferibile stendere un velo pietoso.

Quattro intorno a una donna, che a Bari era accompagnato sullo schermo dal documentario/intervista Conversation with Fritz Lang di William Friedkin, è la settima regia di Fritz Lang; nel 1921 (l’esordio dietro la macchina da presa era avvenuto due anni prima con Halbblut, che si ritiene ancora perduto) Lang dirigerà anche Destino, universalmente considerato il primo film “langhiano”. In realtà la visione di Quattro intorno a una donna segnala con forza come buona parte delle ossessioni e delle riflessioni sulla narrazione e sull’immagine fossero ben presenti anche nelle precedenti incursioni dietro la camera del regista tedesco.
La prima considerazione che va fatta sul film riguarda proprio il suo tardivo ritrovamento. La copia presentata a Bari presenta degli inevitabili buchi narrativi, e delle brusche ellissi. Ciononostante è possibile farsi un’idea piuttosto precisa di quelle che dovevano essere le intenzioni di Lang, e la pura fruizione del film non risulta in alcun modo compromessa.
Nonostante il tema portante del film sembri essere quello della gelosia, della poca fiducia nei confronti dell’amata, e del sentimento amoroso ostacolato, elementi che collocherebbero Quattro intorno a una donna nel campo del melò classico, Lang (al lavoro in fase di sceneggiatura con Thea von Harbou, che fu sua consorte fino al 1933, al momento della fuga del regista dalla Germania nazista) opera fin dalle prime inquadrature uno slittamento di senso. La storia di Florence passa ben presto in secondo piano rispetto alla descrizione, minuziosa e fin troppo dettagliata del sottobosco criminale che anima la città. Tra intrighi, doppiogiochisti, falsari, gemelli a dir poco diversi, Quattro intorno a una donna assume i contorni di un incubo senza via di fuga, ottundente catastrofe sempre sul punto di avverarsi.

Questo scollamento tra la narrazione principale e il vero interesse di Lang è avvertibile, e provoca un senso di vertigine nello spettatore contemporaneo. Eppure proprio nel dislivello tra il mondo benestante di Florence e di suo marito e quello notturno di biscazzieri e ladri si può rintracciare uno dei topos più immarcescibili del cinema di Lang. Non esiste differenza nella messa in scena dei due microcosmi, né in alcun modo cambiano le strutture che li sorreggono: alta e bassa società sono una lo specchio dell’altra, e movimenti di macchina e tecniche di ripresa non mutano nel catturarne l’essenza.
Il discorso sull’umano che attraverserà l’intera carriera di Lang è dunque già percepibile in nuce in queste prime esperienze da regista, così come evidente appare l’idea di un cinema in cui l’azione sia presente all’interno dell’inquadratura, e non debba necessariamente ricorrere al montaggio per aumentare o decelerare il ritmo del racconto. Nonostante si respiri ancora l’aria di un assestamento, Quattro intorno a una donna rende evidente una verità troppo spesso sottaciuta: di fronte a un grande regista non c’è bisogno del capolavoro per apprezzarne le qualità, espressive, estetiche e filosofiche. Basta il taglio di un’inquadratura, il chiaroscuro della fotografia, la scelta di utilizzare un piano medio in controcampo a un primo piano. Perché è già tutto nella grammatica, se la si vuole (e se la si sa) leggere.

Info
La retrospettiva Fritz Lang al Bif&st.

Articoli correlati

  • Festival

    Bif&st 2015Bif&st 2015

    È Fritz Lang la vera star del Bif&st 2015, il Bari International Film Festival, in programma da sabato 21 a sabato 28 marzo. E poi il cinema italiano, le anteprime internazionali, i documentari...
  • Pordenone 2014

    I Nibelunghi

    di Quando ha davvero senso parlare di un “classico senza tempo”: il sincretismo lungimirante de I Nibelunghi di Fritz Lang, riproposti sul grande schermo, in 35mm, alle Giornate del Cinema Muto di Pordenone.
  • DVD

    La confessione della signora Doyle

    di Melodramma sensuale e simbolico in ambiente proletario, La confessione della signora Doyle di Fritz Lang mostra tracce ben riconoscibili di coerenza autoriale. Protagonista una sempre straordinaria Barbara Stanwyck, e uno dei primi ruoli di rilievo per Marilyn Monroe. In dvd per Sinister e CG.
  • Locarno 2016

    La tigre di Eschnapur

    di Il primo capitolo del dittico tratto da un romanzo di Thea von Harbou, che si concluderà con "Il sepolcro indiano". Fritz Lang torna a lavorare in Germania appropriandosi del "popolare" ed esaltandone il senso, e la teoria. A Locarno 2016.
  • Locarno 2016

    Il sepolcro indiano

    di Con Il sepolcro indiano si conclude il dittico avventuroso iniziato da Fritz Lang con La tigre di Eschnapur. Un viaggio ipnotico nel meraviglioso, senza alcun timore. Nella retrospettiva dedicata da Locarno 2016 al cinema tedesco.
  • Buone feste!

    rancho notorious recensioneRancho Notorious

    di Rancho Notorious è il terzo e ultimo western della carriera di Fritz Lang dopo Il vendicatore di Jess il bandito e Fred il ribelle. Un'opera astratta, quasi completamente girata in interni e dominata dai temi cari al regista tedesco.
  • Classici

    Il vendicatore di Jess il bandito recensioneIl vendicatore di Jess il bandito

    di Sorta di bizzarro sequel di Jess il bandito di Henry King, Il vendicatore di Jess il bandito segna il primo incontro di Fritz Lang con il western e anche con la fotografia a colori. A Lang però non interessa la vendetta, ma la riflessione sulla morale, e sulle scelte anche dolorose che comporta.

COMMENTI FACEBOOK

Commenti

Lascia un commento