Ted 2

Più vicino a una versione estesa e senza censure di un episodio dei Griffin che al seguito del primo film, Ted 2 spinge molto più sul demenziale e l’accumulazione di gag fino a perdere unità ed empatia.

Un orsetto da salotto

Anni dopo le disavventure del primo episodio, John e l’orsetto Ted sono ancora grandi amici uniti dal cazzeggio. Questa volta è l’orsacchiotto a essere innamorato e pronto a sposarsi, ma le vicissitudini del matrimonio e il desiderio di paternità lo porteranno a scontrarsi con la voce delle istituzioni e la pubblica opinione per riconquistare e far valere i suoi diritti come essere umano… [sinossi]

Nell’estate 2012 il primo Ted ha segnato uno dei debutti più attesi e remunerativi mai registrati da un autore televisivo passato al cinema. Seth MacFarlane era per tutti l’autore dei Griffin e delle relative filiazioni (American Dad; The Cleveland Show) e, dopo un decennio di successi, la sua comicità irriverente e il suo senso dello spettacolo erano attesi al varco della sala.
L’idea con cui decise di debuttare nel lungometraggio era tanto semplice quanto perfettamente coerente con la logica dei suoi universi animati: invece di una famiglia disfunzionale dove cani, alieni o bambini parlano e interagiscono più (e peggio) degli adulti, una coppia di amici immaturi e molesti dove uno dei due è il tenerissimo orsetto di pezza sboccato e cattivo dell’altro. Nonostante i tentativi precedenti di compiere simili imprese non andati a buon fine (vedi, ad esempio, l’alieno parlante Paul del 2011), l’operazione era riuscita proprio grazie al talento di MacFarlane nel coniugare la comicità demenziale “animata” con la sensibilità pop del momento, e in particolare con un genere che da qualche anno spopolava nelle commedie americane: il bromance, il racconto di formazione fra amici maschi e irresponsabili che non vogliono abbandonare l’adolescenza e affrontare le responsabilità dei rapporti con l’altro sesso.

Questo buon equilibrio fra fiaba e buddy movie si sfilaccia e si frammenta in un insieme di spunti e idee in Ted 2. Il centro della scena passa dal quarantenne John interpretato da Mark Wahlberg e dai suoi dilemmi infantili all’orsacchiotto in cerca di riconoscimento legale che vive nella voce e nei movimenti in performance capture dello stesso MacFarlane. Questo passaggio da comprimario a protagonista assoluto determina anche un notevole cambiamento di ordine e di tempi comici.
Rispetto al primo film, Ted 2 si libera di ogni tentativo di creare una struttura narrativa, a favore di una comicità che spinge molto più sul demenziale, il nonsense e l’accumulazione di gag. La maggior parte di queste sono divertenti e ciniche quanto basta, ma a lungo andare lasciano l’impressione di un talento comico capace di esprimersi per piccole scene e più a suo agio con un late show americano e una carrellata di scenette e di talenti (da Liam Neeson a Morgan Freeman, passando per Sam Jones e Tom Brady) che con un film. Tanto che, quando nella storia compaiono finte parodie del Saturday Night Live al processo per il riconoscimento della coscienza di Ted, si crea un corto circuito capace di rivelare per qualche secondo la vera natura di questo secondo capitolo.

Da profondo conoscitore della cultura pop americana in tutte le sue forme, MacFarlane spinge al massimo il suo spirito da mattatore sfacciato, inserendo anche siparietti da musical classico e quegli intermezzi surreali, vere e proprie schegge di follia comica sotto forma di flashback o fantasticheria, che hanno reso celebre le sue serie televisive animate. Fra performance canore e balletti, lotte vere e presunte per i diritti delle diversità, parodie dei legal thriller e della vita di coppia lowlife, una notte in un campo di cannabis e un salto al Comic Con di New York, non c’è anfratto dell’immaginario giovanile o popolare contemporaneo che non venga saccheggiato e rimesso in scena.
Al punto che il film sembra più una versione estesa, senza remore e senza tagli, di un episodio dei Griffin che il seguito di un film dotato, tutto sommato, di una trama e un arco narrativo. Dopo il semi-passo falso di A Million Ways to Die in the West del 2014, sembra quindi che il padre dell’unico vero alter ego di successo di Homer Simpson si trovi più a suo agio con la logica della cavalcade (la parata di stelle e di comici del varietà americano) e della somma delle parti piuttosto che con i principi unitari e omogenei del film. E per quanto la risata non percepisca una sostanziale differenza fra le due, a risentirne di più sono l’affezione e l’empatia verso un orsacchiotto capace di mostrarci i nostri peggiori difetti.

Info
Il sito ufficiale di Ted2.
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