Intervista a Nathalie Baye

Intervista a Nathalie Baye

Chi non se la ricorda nel ruolo di Cécilia accendere un cero per Julien Davenne/François Truffaut ne La camera verde? Oppure come una delle tante donne dalle gambe come compassi, abbordata – nel suo caso fingendo addirittura un incidente stradale – da Bertrand Morane ne L’uomo che amava le donne? Stiamo parlando di Nathalie Baye, attrice che è parte della storia del cinema d’oltralpe e non solo. Ha lavorato più volte anche con Godard e poi con Chabrol, ma anche con Spielberg e poi con Xavier Dolan. Abbiamo chiacchierato con Nathalie Baye durante l’International Film Festival Rotterdam dove ha presentato il suo nuovo film, Préjudice di Antoine Cuypers.

Parliamo del film che presenti qui a Rotterdam, Préjudice. Si parla di una famiglia benestante e disfunzionale, dove sei la madre, con un figlio con problemi mentali. Un film che è stato associato al cinema del primo Haneke. Come hai lavorato al personaggio della madre?

Nathalie Baye: Alors. Questa madre non è la madre perfetta, non è una madre molto brava ma crede di esserlo, come molte madri. Alcune sono assolutamente sicure di essere madri eccezionali, ma a volte commettono errori, alcuni dei quali quasi criminali, perché la madre è così importante nella formazione dei figli. Questa madre ha tre ragazzi, e lei crede che l’ultimo sia diverso. Lui è diverso, ma forse lo sarebbe stato di meno se la madre non avesse sempre fatto di tutto per sviluppare questa differenza. Lui ha trent’anni e lo tratta come se ne avesse dodici. Deve stare a casa, non ha il cellulare, non ha amici, è sempre a casa coi suoi genitori e naturalmente ogni tanto ha delle crisi. Lei dice che questo figlio non è normale, che non può viaggiare o uscire di casa. Lei ha la sensazione di essere onesta e di avere ragione e di fargli del bene, e questo è il suo limite. Diciamo che è come una coppia nella quale uno dei due beve e l’altro no. Quello che non beve è in qualche modo dipendente dall’altro, e credo che questa madre morirebbe se il figlio se ne andasse. Il figlio è una specie di croce, un incubo, ma se l’incubo se ne va, lei si bloccherebbe perché lei dipende da lui.

La tua carriera cinematografica è davvero sterminata e ricca. Ti ricordi quanti film hai fatto?

Nathalie Baye: Non so esattamente, circa novanta.

Curiosamente hai esordito a Hollywood con Robert Wise.

Nathalie Baye: Sì, una piccolissima scena in Two People (1973) con Peter Fonda. Per questa piccola scena ho incontrato Robert Wise forse tre o quattro volte. Al tempo parlavo molto meglio in inglese e naturalmente dovevo parlare in inglese. Wise voleva che fossi un po’ simile all’attrice principale del film, di cui il personaggio di Peter Fonda era molto innamorato e il regista voleva che io gliela ricordassi. Quindi incontrai diverse volte Wise con tutti i produttori, che erano molto seri, mentre io ero ancora una ragazza molto giovane, andavo ancora a scuola di recitazione. Robert Wise era molto gentile.

Ora invece, dopo una carriera che ti ha portato a lavorare con grandi registi, hai fatto due film con l’enfant prodige del cinema, Xavier Dolan: Laurence Anyways e Juste la fin du monde di prossima uscita. Come è lavorare con lui?

Nathalie Baye: Sono molto fortunata, perché lavorare con lui è una felicità, è bravissimo, molto talentuoso ed è un fantastico regista. Ama gli attori e ha un rapporto fantastico sia con la sua crew tecnica che con gli attori, perché anche lui è un attore quindi li conosce bene e sa come confrontarsi con loro. Fa davvero tutto, i costumi, lo script, i dialoghi, supervisiona il trucco e il parrucco. La sua direzione degli attori è ottima, inoltre fa anche il montaggio tutto da solo, è un genio. Incredibile e anche molto dolce. È una gran fortuna lavorare con lui.

Hai lavorato più volte sia con Truffaut e Godard, due registi della Nouvelle Vague che consideriamo antitetici. Quali sono le differenze nell’essere diretti da questi due registi?

Nathalie Baye: In entrambi i casi ho l’impressione che l’atmosfera fosse più divertente e rilassata, meno ansiogena rispetto a come si lavora oggi. I tempi sono molto cambiati. Oggi i film costano molto di più rispetto a un tempo, perché non so, ma i due film che feci con Godard e anche Effetto notte di Truffaut non costarono poi così tanto, rispetto agli standard attuali. Godard e Truffaut sono molto diversi, avevano due caratteri molto diversi. Ma erano entrambi innamorati del cinema e molto talentuosi. Godard lo è ancora, perché è ancora vivo anche se ormai è l’ultimo rimasto.

Come sta Godard?

Nathalie Baye: L’ultima volta gli ho parlato al telefono circa tre anni fa, sembrava che stesse abbastanza bene, ma è vecchio.

A proposito di Truffaut, hai qualche ricordo in particolare di lui?

Nathalie Baye: Molte cose, avevamo una relazione speciale. Ho fatto tre film con lui, ma in uno avevo un ruolo molto piccolo. In Effetto notte e La camera verde era il mio partner sul set e avevamo un bel rapporto di amicizia. Sul set di Effetto notte una volta mi disse che dovevamo iniziare a darci del tu nella vita come facevano i nostri personaggi nel film, cosa che non sono mai riuscita a fare. Ridevamo molto.

A proposito di L’uomo che amava le donne, è vero che il personaggio principale Bertrand Morane era un’estensione dello stesso Truffaut?

Nathalie Baye: Sì è vero. Era l’uomo che amava le donne, poi c’era Effetto notte dove ha fatto il regista, e poi in La camera verde era sempre lo stesso uomo, nostalgico delle persone che erano morte. Sono tre film molto su di lui quelli cui ho partecipato.

Invece come è stata l’esperienza a Hollywood con Steven Spielberg per Prova a prendermi?

Nathalie Baye: A parte per le dimensioni della troupe che era enorme, qualcosa come cento persone, mentre nei film francesi di solito ce ne sono venti, e a volte di meno, tipo tre persone con Godard, ma comunque nel modo di lavorare di Spielberg la direzione della scena non è molto diversa. Anche lui ama gli attori e a volte sa benissimo dove mettere la macchina da presa, e altre volte non lo sa e guarda e fa prove prima di decidere.

Nel cinema italiano hai fatto due film, uno è L’ultima donna di Ferreri…

Nathalie Baye: Ah sì, ma era una parte molto piccola.

E poi hai fatto un film con Damiano Damiani, Gioco al massacro. Come era lavorare con lui e nel cinema italiano?

Nathalie Baye: Mi piacerebbe poter lavorare di più in Italia, perché è molto bello. Damiano Damiani era molto carino, nel suo film avevamo girato a Capri, Roma e New York, quindi in location molto belle e con un bel cast, c’era Elliott Gould, e anche Tomas Millian ed Eva Robin’s. È ancora famosa nel tuo paese?

Sì, ha fatto un po’ di televisione e poi fa teatro.

Nathalie Baye: Abbiamo avuto dei bei momenti insieme. È anche molto divertente. A volte la domenica a Capri andavamo con la canoa sul mare, e le chiedevo: Eva, ma non hai paura? E lei rispondeva “Ricordati, cara, che sono un uomo”. Era così divertente.

Poi hai anche lavorato con Chabrol in Il fiore del male, uno dei suoi ultimi film.

Nathalie Baye: Sì, uomo stupendo anche se sfortunatamente abbiamo lavorato insieme solo una volta, ma è stato molto bello, era così divertente.

Altra tappa importante della tua carriera è stata Une liaison pornographique, film che ti valse la Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile.

Nathalie Baye: Sì, amo quel film. Ho un bel ricordo della Mostra di Venezia. Sono stata contenta di lavorare ancora con Frédéric Fonteyne, il regista, e credo che questo sia il suo film migliore. Gli italiani sono stati più intelligenti perché hanno cambiato il titolo. In Italia è uscito come Una relazione privata. Non era un buon titolo. In Francia la gente diceva: “Ma che cos’è questo film con Nathalie?”. Pensavano che facessi qualcosa di pornografico, il che è stupido perché nei titoli dei veri film porno di solito non c’è la parola “pornografico”. È un film che amo, e Sergi López è bravissimo.

Quello di cambiare i titoli dei film è un brutto vezzo della distribuzione italiana. Ci sono casi clamorosi anche per i film di Jean-Pierre Melville.

Nathalie Baye: Ah sì? Quali film di Melville hanno avuto un titolo diverso?

Tutti. E poi altri casi sono alcuni film di Truffaut.

Nathalie Baye: Nel caso di Une liaison pornographique/Una relazione privata però hanno fatto la scelta giusta.

Mi puoi parlare dei tuoi prossimi progetti?

Nathalie Baye: Sì, ce ne sono due in corso, un altro film con Xavier Dolan, come dicevamo prima, e poi uno con un regista svizzero che si chiama Frédéric Mermoud, Moka, con anche Emmanuelle Devos. Poi farò il nuovo film di Xavier Beauvois, che si svolge durante la guerra 1914-18. È una bellissima storia che parla delle donne che stavano in campagna e si occupavano delle fattorie perché tutti gli uomini erano al fronte. Bellissimo script e Beauvois è uno dei migliori registi film francesi del momento. Ho già fatto due film con lui, uno è stato Le petit lieutenant, ma non credo sia arrivato in Italia, perché è una storia molto francese. Parla di una donna della polizia. È un film bellissimo.

C’è qualche regista con cui vorresti lavorare?

Nathalie Baye: Molti, anche registi italiani e inglesi, alcuni sono bravissimi. Amo ancora il mio lavoro, anche per questo a volte accetto film di registi anche esordienti e con un piccolo budget. Amo fare film e voglio essere onesta nelle mie scelte. Se scegliessi i film in base al budget diventerei come quelli attori che all’inizio mi piacciono, ma poi mi accorgo che cambiano direzione e non seguono il desiderio di recitare, ma quello dei soldi. Se cambi la direzione dei tuoi desideri, perdi tutto, capisci?

Info
La pagina Wikipedia dedicata a Nathalie Baye.

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