Prevenge

Prevenge

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Una donna incinta è la protagonista di questo bizzarro revenge-movie al femminile, Prevenge, diretto da Alice Lowe e film di apertura della Settimana della Critica 2016.

Killer Mom

Una donna incinta cerca vendetta, in preda ad una furia omicida tanto feroce quanto spassosa. Cosa porterà la maternità alla spietata Ruth – rendenzione o distruzione? [sinossi]

In tempi di fertility day e altre bestialità simili un film come Prevenge, esordio alla regia di Alice Lowe scelto come apertura fuori concorso dalla Settimana Internazionale della Critica, rischia di dimostrarsi quanto mai attuale. Ma forse è il tema della maternità nel suo complesso, a giudicare dai primissimi giorni della Mostra di Venezia, a dialogare con le urgenze del contemporaneo. Lo hanno evidenziato anche Denis Villeneuve con l’ottimo Arrival e Derek Cianfrance con The Light Between Oceans melodramma strappalacrime che non lascia al contrario molta traccia di sé. L’approccio di Alice Lowe alla materia è a dir poco personale: tenendosi distante da qualsiasi deriva “romantica” nella messa in scena del rapporto madre-figlio, la regista britannica (anche sceneggiatrice e protagonista, due mansioni già ricoperte nel recente passato per Ben Wheatley, con ogni probabilità il nome più interessante della nuova scena anglosassone) vira in direzione di un thriller paranoide, con qualche incursione nell’horror e una costante vena sarcastica a ricoprire il tutto.
Come resistere, dopotutto, a una donna all’ultimo stadio della gravidanza (e anche della sanità mentale) che si aggira per le strade della città per portare a termine la missione di uccidere tutte le persone che giudica corresponsabili della morte del marito?

Già la prima sequenza di Prevenge (il titolo gioca a mescolare pregnancy e revenge) chiarisce allo spettatore ciò a cui deve prepararsi: Ruth si reca in un negozio di animali esotici, e sgozza il proprietario mentre sta elencando i vantaggi dell’acquistare e accudire una tarantola. Anche Ruth, in fin dei conti, è un animale selvaggio: guidata solo dalla voglia di vendetta, e dalla delirante voce della futura figlia che le rimbomba in testa sostenendola nei suoi propositi, la donna è una mina vagante, rabbiosa e imbastardita. Non ha neanche importanza capire cosa sia successo al marito – si intuisce un incidente durante un’arrampicata su roccia – né se le vittime predestinate siano o meno responsabili di quanto accaduto. In Prevenge questi aspetti diventano secondari, perché ciò che preme alla Lowe è la possibilità di ribaltare buona parte dei preconcetti insiti nel modo in cui si guarda alla gravidanza, e alle donne “donatrici di vita”.
Assecondando una struttura narrativa piuttosto rigida, che intervalla gli omicidi di Ruth alla sua quotidianità, fatta di paranoie e di ecografie, la Lowe non dirazza mai, ben consapevole della natura di b-movie della creatura a cui sta dando forma.

Semmai il difetto della regista è quello di non prendersi mai sul serio, finendo inevitabilmente per annacquare il potenziale eversivo di un film che avrebbe potuto innalzarsi verso metafore tutt’altro che prevedibili, per una lettura della società nel suo complesso. Prevenge invece si “accontenta” di rimanere il semplice racconto di una donna giunta ai limiti della sopportabilità fisica e psichica. La Lowe scherza con il pubblico, interpretando la protagonista come una pazzoide dagli occhi sgranati e la battuta pronta, e circondandola di freak la cui dipartita, in fin dei conti, appare del tutto innocua: è così per il dj grassone appassionato di musica anni Settanta che vive con la madre arteriosclerotica, per la donna in carriera che non si toglie mai una soddisfazione, per la donna palestrata che sfida Ruth con tanto di guantoni prima di finire sgozzata come tutti gli altri (e proprio per aver ceduto di fronte a un dolore alla pancia della futura mammina). Tutte figure di un quadro distorto, che prendono corpo sullo schermo in modo parossistico e grottesco. Per questo Prevenge sembra in ogni caso un divertissement innocuo, nonostante gli ettolitri di sangue e l’agghiacciante vocina della nascitura che parla dal ventre materno; l’impressione è che sarebbe stato lecito attendersi uno scarto in più, un passaggio ulteriore in grado di inspessire lo sguardo della Lowe.
Resta in ogni caso la visione di un’opera buffa, divertente, diretta con la giusta dose di cattiveria e per niente imborghesita. Per non un esordio non è comunque cosa da poco.

Info
La scheda di Prevenge sul sito della SIC.
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