Scano Boa

Scano Boa

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Girato nel Polesine all’inizio degli anni Sessanta, Scano Boa del dimenticato Renato Dall’Ara è una storia di pescatori miracolosamente in equilibrio tra istanze documentarie, necessità produttive e felice bozzettismo quasi da commedia all’italiana. A I Mille occhi 2016.

Sognando lo storione

L’azione si svolge nella zona del Delta Po. Dopo dieci anni d’assenza, il padre di Clara torna a casa e, ripresa con sé la figlia che viveva presso una zia, si stabilisce a Scano Boa, un povero borgo di pescatori. Dopo essere stata violentata da un pescatore, Clara rimane incinta… [sinossi]

Anche sull’onda di una tradizione letteraria post-unitaria più solida al Sud – si prenda Verga, per fare l’esempio più esplicito – il cinema italiano ha quasi sempre preferito concentrare i suoi sforzi di denuncia neo-realistici nel disastrato Mezzogiorno, per una parabola che parte da La terra trema e arriva (per ora) a Gomorra.
Sono invece pochi gli autori che hanno scelto di indagare l’antica civiltà settentrionale e, tra questi, oltre ovviamente a Ermanno Olmi, bisogna annoverare anche Renato Dall’Ara, dimenticato cineasta veneto che nel 1961 diresse Scano Boa, misconosciuta pellicola riscoperta qualche anno fa da Lab 80 e ora riportata all’attenzione dalla 15esima edizione di I Mille Occhi.

Autore nel 1954 di un documentario sempre su Scano Boa, che è l’ultima lingua di sabbia sul Delta Po prima dell’apertura al mare Adriatico, Dall’Ara decise presto – anche in seguito alla pubblicazione di un romanzo omonimo scritto dal suo amico di lunga data, Gian Antonio Cibotto – di girare un’opera di finzione sulla vita dei pescatori del luogo. Questi vivevano in condizioni miserabili in capanne di bambù e la loro unica fonte di sostentamento era la pesca dello storione, la cui presenza andava man mano diradandosi (e, infatti, è ormai completamente sparito da quelle acque).
Il dato documentaristico e sociale appare dunque molto forte in Scano Boa, eppure questo non si adagia mai su astratte o estetizzanti osservazioni della vita quotidiana dei protagonisti, anzi è sempre contestualizzato in un preciso tracciato narrativo.
E in tal senso, pur se assente dai libri di storia del nostro cinema, il film di Renato Dall’Ara ci sembra un perfetto esempio di quel sistema produttivo nostrano che all’inizio degli anni Sessanta raggiungeva il suo apice. Mettendo insieme infatti istanze di natura puramente mercantile (Carla Gravina e Alain Cuny scelti come protagonisti), con esigenze di racconto del reale declinato però in modo tale da non arrivare alla radicalità del già citato La terra trema (e questo grazie anche alla presenza in sede di scrittura di alcuni sceneggiatori principi del nostro cinema, come il ‘sordiano’ Rodolfo Sonego e il ‘felliniano’ Tullio Pinelli), Scano Boa finisce per reggersi su un equilibrio quasi miracoloso che è allo stesso tempo quello del film di denuncia e dell’intrattenimento, del racconto popolare e della personalissima visione autoriale.

Certo, lo scotto di alcune scelte lo si riconosce sotto traccia, come ad esempio i titoli di testa molto affascinanti ma dal gusto un po’ facile (con lo storione che si muove tra i flutti) o l’incipit poco credibile, visto che non si capisce come mai la Gravina accetti con entusiasmo la balzana idea di suo padre (interpretato per l’appunto da Alain Cuny) di andare a ficcarsi in uno dei posti più inospitali dello Stivale. Ma l’iniziale scetticismo e alcuni squilibri narrativi vengono presto dimenticati per via della mano sicura e insieme leggera che Dall’Ara dimostra di avere nella descrizione del mondo dei pescatori locali. Va detto che in realtà i personaggi di questo universo – dal bambino soprannominato Guercino al vecchio saggio, passando per la puttana stracciona fino al mascalzone che violenta la Gravina – a guardarli bene, sono tipici della nostra tradizione cinematografica e in particolare della nostra commedia. E quindi non ci sorprenderebbe sapere che sono usciti dalle felici penne di Sonego & compagnia. Bisogna però riconoscere a Dall’Ara l’abilità nell’averli saputi inscrivere perfettamente nel ‘suo’ paesaggio e nel ‘suo’ mondo, evitando dunque quella troppo spinta ‘normalizzazione’ che a volte finiva per colpire autori alle prime armi quando si trovavano al cospetto dei nostri più collaudati geniali cinematografari.

E ciò lo si deve innanzitutto alla profondissima conoscenza della vita di quelle popolazioni che Dall’Ara dimostra di avere, una conoscenza che non è solo e non tanto identificazione morale e/o intellettuale, ma che si concretizza e si incarna in mille azioni quotidiane, abilmente mostrate dal regista: il tipico modo di lavare i panni su un pezzo di legno, la distinzione tra le reti grandi (apposite per lo storione) e quelle piccole, la gestione condivisa e insieme concorrenziale di quel particolare tipo di pesca, le riflessioni e discussioni di varia natura in attesa del riapparire dello storione (“solo se piove a Mantova, l’acqua diventa color latte e lo storione arriva”), ecc. Tutto questo lo vediamo non in quanto gesto gratuito o di natura testimoniale, ma sempre giustificato dall’azione. E in più, oltre a conoscere perfettamente il materiale di partenza, Dall’Ara era anche un cineasta di grande abilità. Un’immagine ad esempio come quella del vecchio pescatore che, salito su una specie di posto di guardia mezzo diroccato, osserva controluce l’orizzonte per vedere se da lontano si annunciano delle nubi, è un’immagine dalla potenza visionaria che ci invita con tutta la sua forza a concedere anche a Renato Dall’Ara un posto nella storia del nostro cinema.

Info
La scheda di Scano Boa sul sito di Lab 80.
Il sito del festival I Mille Occhi.
  • Scano-Boa-1961-Renato-Dall-Ara-01.jpg
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2 Commenti

  1. aurelio tiozzo 24/03/2018
    Rispondi

    Vorrei poter acquistare una copia del film SCANO BOA di Renato Dall’Ara (1961).
    É possibile?

    • Alessandro Aniballi 25/03/2018
      Rispondi

      ciao! purtroppo credo sia un film decisamente introvabile. Non penso sia mai stata pubblicata una versione in dvd e nemmeno in vhs. Mi dispiace. Comunque puoi fare un tentativo con Lab 80, una distribuzione bergamasca che a suo tempo diede un po’ di visibilità al film.
      ecco il link: http://www.lab80.it/distribuzione/scheda/279
      Alessandro Aniballi

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