La verità negata
di Mick Jackson
Regista parco, e dai conseguimenti finora tutt’altro che memorabili, Mick Jackson dirige con La verità negata un’apprezzabile (ancorché imperfetta) ricostruzione storica, sospesa tra il filone di denuncia e quello processuale. Presentato alla Festa del Cinema di Roma 2016.
Negazioni trasparenti
Dopo la presentazione del suo saggio sulla Shoah “Denying the Holocaust”, la storica Deborah Lipstadt viene citata in giudizio dal negazionista David Irving, che nel libro veniva definito, nella sostanza, un bugiardo. Il processo, istruito secondo il codice penale britannico (secondo cui l’onere della prova spetta all’accusato) si trasformerà in un atto pubblico volto a ribadire l’autenticità storica della Shoah… [sinossi]
Mettere insieme due filoni ben distinti (entrambi ampiamente sfruttati e codificati) come il film processuale e quello di denuncia sull’Olocausto, è compito non agevole. Ancor più complesso è trattare direttamente un argomento delicato, tale da suscitare un immediato senso di ripulsa nei più, come quello del negazionismo, restando ancorati al rigore e alla razionalità della ricostruzione storica. Camminando sempre sul crinale che separa la misura dal gusto della declamazione, il giusto vigore divulgativo dalle scorciatoie della retorica, si muove il nuovo film di Mick Jackson, regista dalla produzione parca e (finora) tutt’altro che memorabile (suoi furono i blockbuster Guardia del corpo e Vulcano – Los Angeles 1997). Questo Denial, che esce in Italia con il titolo di La verità negata, trae spunto dal reale processo che vide opposta la storica dell’Olocausto Deborah Lipstadt al negazionista David Irving, quando questi la citò in giudizio per la presunta diffamazione ai suoi danni contenuta in un suo libro, che definiva Irving un bugiardo e un antisemita. Istruito a Londra, secondo il principio legale britannico per cui l’onere della prova spetta all’accusato, il processo si trasformò in un paradossale atto di ricostruzione storica volto a ribadire l’autenticità della Shoah.
Malgrado un soggetto a forte rischio di ricatto emotivo, e un approccio estetico che a tratti cede alle trappole dell’enfasi (esempio ne è il commento sonoro – in alcuni casi invadente – di Howard Shore) va detto che La verità negata è, un po’ sorprendentemente visti i trascorsi del regista, un lavoro non privo di rigore e senso etico. Tutto giocato sulla difficoltà (incarnata dal dualismo tra la protagonista col volto di Rachel Weisz, e l’avvocato impersonato da Tom Wilkinson) nel far collimare le ragioni del cuore (e della verità) con quelle della tecnica processuale, il film si rivela una vigorosa ricognizione nelle pieghe della storia, e in quelle di una ferita che non accenna (inevitabilmente) a chiudersi del tutto. Con equilibrio, e uno sguardo in cui l’empatia non diviene giudizio aprioristico e semplificatorio, La verità negata mette in scena lo scontro tra le istanze di un approccio esclusivamente emotivo, volte a ribadire una fondamentale giustizia del senso comune, a un processo senza apparente ragion d’essere, e l’asciutta freddezza utilitaristica espressa dall’avvocato, atta a sacrificare dolorosamente ogni emotività in ragione del raggiungimento dell’obiettivo finale. Uno scontro che, nella ricostruzione della visita del collegio difensivo ad Auschwitz (nella sequenza più problematica del film) appare in tutta la sua irrisolvibile portata.
Film che trova la sua forza in tre notevoli interpreti (a una Weisz quasi messianica nella sua dedizione, e a un tormentato Wilkinson, si contrappone un istrionico e luciferino Timothy Spall), La verità negata si fregia anche di una regia tutt’altro che anonima, all’insegna di un ritmo visivo, e di una gestione intelligente del montaggio, che danno il loro meglio nelle sequenze processuali. Qualche svarione gratuito e un po’ kitsch (la brevissima parentesi onirica che coinvolge la protagonista durante la deposizione di Irving) non cancella la forza di una messa in scena che concilia al meglio il rigore della ricostruzione con le sempre occhieggiate esigenze dello spettacolo. Non va inoltre dimenticato (e poteva anzi trovare, nel film, un migliore peso e approfondimento) lo sguardo poco conciliatorio su quelle esigenze “politiche” che spingono, all’inizio della storia, gli esponenti della comunità ebraica locale a suggerire alla protagonista un impensabile patteggiamento. Sacrificata, date le premesse e le basi su cui si regge la vicenda, risulta inoltre la componente che coinvolge i superstiti dei campi di concentramento, e la sofferta scelta del collegio difensivo di non dar loro voce. Una nuova linea di tensione, stavolta tra la protagonista e una delle vittime, che viene troppo rapidamente risolta e accantonata dalla sceneggiatura.
Articolato in un arco di tempo piuttosto esteso (dal 1994, anno della presentazione del libro della Lipstadt, alla conclusione del processo nel 2000) ma per niente spaventato dalle frequenti ellissi narrative, il film di Wilkinson tiene ferma, per gran parte della sua durata, la barra dell’attitudine cronachistica, deragliando solo in poche (benché avvertibili) occasioni. Nel finale, la tentazione del ricatto emotivo riemerge prepotentemente, e i toni si fanno (complice, in particolare, una delle ultimissime inquadrature) più enfatici e grossolani. Ma la trasparente metafora sui buchi neri della storia (e della memoria) è una probabile dichiarazione atta a ribadire il rischio della comparsa di nuovi, e magari più subdoli, David Irving. Dirlo in un film, con tutti i suoi limiti e i suoi pur presenti problemi, ci sembra operazione intellettualmente ineccepibile.
Info
Il trailer originale di Denial (La verità negata).
Denial (La verità negata) sul sito della Festa del Cinema di Roma.
- Genere: biopic, drammatico, storico
- Titolo originale: Denial
- Paese/Anno: GB, USA | 2016
- Regia: Mick Jackson
- Sceneggiatura: David Hare
- Fotografia: Haris Zambarloukos
- Montaggio: Justine Wright
- Interpreti: Alex Jennings, Andrea Deck, Andrew Scott, Anne Wittman, Bern Collaco, Caren Pistorius, Ellie Fox, Graham Curry, Harriet Walter, Jack Gover, Jack Lowden, Mark Gatiss, Maximilian Befort, Michael Epp, Rachel Weisz , Sean Power, Timothy Spall, Todd Boyce, Tom Wilkinson, Will Attenborough
- Colonna sonora: Howard Shore
- Produzione: BBC Films, Krasnoff / Foster Entertainment, Participant Media, Shoebox Films
- Distribuzione: Cinema
- Durata: 110'
- Data di uscita: 17/11/2016






