Intervista a Luigi Cozzi

Intervista a Luigi Cozzi

Nome storico della fantascienza in Italia, fondatore di una fanzine dedicata al genere già nel 1962, regista, scrittore, a lungo collaboratore di Dario Argento, ora gestisce il negozio a Roma Profondo Rosso Store. Proprio da quegli spazi, traboccanti di libri e memorabilia per appassionati, parte la sua avventura nel film Blood on Méliès’ Moon – La porta sui mondi, un viaggio nel mistero e in mondi paralleli. Abbiamo incontrato Luigi Cozzi in occasione del Trieste Science+Fiction – Festival della fantascienza, dove il film è stato presentato.
[Foto di ©Be360images]

Sei un grandissimo esperto di fantascienza. E mi sembra che con Blood on Méliès’ Moon – La porta sui mondi tu abbia voluto sottolineare come già agli albori del cinema, con Méliès e Le voyage dans la lune, era presente la science fiction. Confermi?

Luigi Cozzi: Sì, la fantascienza nasce col cinema a soggetto. Perché il cinema è spettacolo ma soprattutto è fantasia. E Méliès è il primo vero cineasta ed è anche il primo vero cineasta di fantasia, perché le sue opere sono assolutamente fantastiche.

L’omaggio è comunque stratificato, come se volessi ripercorrere la storia del cinema di fantascienza, rievocando tante immagini classiche del genere.

Luigi Cozzi: Lo è, assolutamente. Più che altro è un mio regalo ai fan. Siccome io li conosco, li frequento. Ho un negozio a Roma proprio dedicato a queste cose. Poi mi chiamano spesso ai festival e alle convention. Ho fatto un film pensando soprattutto agli appassionati, come lo sono anch’io. L’ho dedicato a loro. Ho fatto quello che ogni fan vorrebbe vedere.

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Luigi Cozzi: Mi sono calato nella parte principale per una serie di motivi contingenti. Avevo a disposizione il mio negozio, ci sono anch’io e quindi ho sviluppato il film in quel senso e ho messo in azione anche il mio mondo, citando poi tantissimi altri mondi e opere che ammiro molto. E soprattutto divertendomi a spiazzare il pubblico. Ho fatto un film che non è sperimentale, perché comunque ha una sua struttura, però è diverso da molti film che si fanno oggi. Ci vuole un po’ per capire, uno deve pensarci per realizzare quello che sta vedendo. Poi i pezzi vanno tutti insieme. Però all’inizio sembra stregato e invece non è così. Perché oggi specie nei blockbuster americani, uno sa già cosa vede. E quando esce dal cinema si è già dimenticato. Al di là dei botti, delle esplosioni, del gran casino, non gli rimane in mente niente. Io invece ho voluto cercare di costruire un film che obbligasse il pubblico a pensare un attimo a quello che ha visto, perché è tutto collegato, anche se apparentemente non sembra e se uno si distrae e non lo segue bene o non ci pensa, non riesce a cogliere i legami.

E poi arrivi a paragonarti a Ed Wood. Perché?

Luigi Cozzi: Perché è considerato il peggiore, ma forse non era proprio così, perché i suoi film sono divertenti da vedere, quindi non può essere il peggiore perché i peggiori sono quelli che uno non riesce a sopportare, che dopo 20 minuti dice “No, basta!”. Mi sono rapportato a lui per un paradosso ovviamente.

Infatti è quello che emerge dal film di Tim Burton proprio su Ed Wood. L’idea di cinema artigianale, di un modo un po’ naïf di fare i film, ma comunque con l’urgenza di farli, anche in mancanza di soldi e di mezzi adeguati. In questo ti identifichi?

Luigi Cozzi: È la passione. Solo la passione mi ha guidato a fare una follia come questo film, che è un film a zero budget. Però con ambizioni incredibili di effetti speciali e di cose risolte alla vecchia maniera.

Il confine tra realtà e finzione in Blood on Méliès’ Moon – La porta sui mondi è molto labile.

Luigi Cozzi: Ci sono personaggi veri che fanno se stessi nella vita reale e uno alla fine non capisce chi era vero e chi era l’attore. Mi sono divertito. C’è stato un grande gioco, si sono divertiti tutti nel farlo.

E anche la figura di Louis Le Prince e la sua scomparsa sono degne di un giallo, di un’opera di finzione. Chi era Louis Le Prince e come ne sei venuto a conoscenza?

Luigi Cozzi: Ha inventato il cinema dieci anni prima dei Lumière. Però non ha beneficiato di questa sua invenzione perché cinque anni prima del brevetto dei Lumière lui è salito sul treno per recarsi a Parigi per fare il lancio della sua invenzione, ma non è mai arrivato a Parigi, è scomparso su quel treno. Aveva i prototipi della cinepresa e del proiettore e sono scomparsi anche quelli. E non si è mai saputo che fine abbia fatto. È un giallo perché si presume che sia stato ucciso. La polizia francese ha identificato un cadavere ma molti mesi dopo e ormai era impossibile da identificare. Poi c’è il fatto che il figlio di Louis Le Prince, quando è cresciuto, cioè una decina d’anni dopo, si era recato in America perché, aveva detto alla famiglia, aveva scoperto le tracce che spiegavano la sparizione del padre, che conducevano a New York. Ma una sera a New York è stato ucciso da un colpo di pistola, non si sa sparato da chi. E l’enigma è rimasto insoluto. A questo proposito c’è una spiegazione su internet, che però io non affronto nel mio film. Secondo questa congettura il brevetto depositato è antecedente di due anni a quello di Edison negli Stati Uniti. In base al suo brevetto, Edison aveva ottenuto l’esclusiva mondiale sul cinema. Chiunque volesse fare un film doveva pagare una forte percentuale a Edison. E siccome i produttori non volevano pagare questa percentuale, Edison aveva istituito delle squadracce, un po’ come quelle di Mussolini, che identificavano i luoghi dove si stava girando un film e sfasciavano tutto. E lo facevano con il beneplacito della polizia, perché Edison aveva l’autorizzazione del tribunale. Hollywood è nata per questo motivo, perché alcuni produttori di New York, stanchi di essere vessati, si trasferirono in California, quindi all’estremo opposto degli Stati Uniti, all’epoca difficile da raggiungere, potendo così girare in libertà senza più dover pagare le percentuali a Edison. Il problema è che Louis Le Prince doveva andare in America per far valere la precedenza del suo brevetto su quello di Edison. Per cui la congettura è che Edison fosse stato avvertito di questo possibile problema, e abbia assoldato degli assassini per eliminarlo. Oggi Edison è considerato un inventore, ma non lo era, era un affarista. Le invenzioni le hanno fatte dei giovani che lavoravano per lui e che gli cedevano qualunque cosa. Non ci sono però delle prove che supportino questa ipotesi, e ormai è un fatto vecchio. Mi sono imbattuto in questa storia curiosa e misteriosa e l’ho voluta usare come base del mio film, che tratta del cinema delle origini. E ho quindi inventato una spiegazione fantastica alla scomparsa di Louis Le Prince, che però non chiama in causa Edison. Il film è di fantasia ma parte da un mistero vero che c’è alla base della nascita del cinema.

Info
La scheda di Blood on Méliès’ Moon – La porta sui mondi di Luigi Cozzi sul sito del Trieste Science Plus Fiction.

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