Nebbia in agosto

Nebbia in agosto

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Nebbia in agosto è il racconto della tragica esistenza di Ernst Lossa, ucciso a quattordici anni nel 1944 all’interno della “eutanasia selvaggia” promossa dal nazismo. Un’opera di memoria storica che si dimostra però didascalica, e che rientra in quel filone di film sull’Olocausto che vengono lanciati in sala a ridosso del Giorno della memoria.

Il giovane jenisch

Germania del Sud, inizio anni 40. Ernst è un ragazzino orfano di madre, molto intelligente ma disadattato. Le case e i riformatori nei quali ha vissuto l’hanno giudicato “ineducabile”, ed è stato confinato in un’unità psichiatrica a causa della sua natura ribelle. Qui però si accorge che alcuni internati vengono uccisi sotto la supervisione del dottor Veithausen. Ernst decide quindi di opporre resistenza, aiutando gli altri pazienti, e pianificando una fuga insieme a Nandl, il suo primo amore. Ma Ernst è in realtà in grave pericolo, perché è la dirigenza stessa della clinica a decidere se i bambini debbano vivere o morire. [sinossi]

Sulla distribuzione italiana di Nebbia in agosto, tragico racconto per immagini della breve vita di Ernst Lossa, uno degli innumerevoli bambini “difficili” assassinati dal governo nazista all’interno dell’eutanasia selvaggia, grava la data scelta per l’uscita, a ridosso del cosiddetto Giorno della memoria, quel 27 gennaio che da più di dieci anni (e in Italia ancor prima, dal 2000) sfrutta la concomitanza con la commemorazione della liberazione di Auschwitz da parte dell’Armata Rossa sovietica, per allargare il discorso a un omaggio a tutte le vittime del nazismo. Il modo in cui il cinema ha giocato a proprio favore un giorno così doloroso, tramudandolo di fatto in un periodo di uscite “a tema”, è a dir poco sospetto, e apre il fianco a un dibattito sul turismo della storia; si osservano in sala le barbarie perpetrate dal Terzo Reich, con bibita gelata in una mano e pop corn nell’altro, così come a metà febbraio si farà con le love story in odor di San Valentino e a fine ottobre con gli horror che trovano spazio durante Halloween. Si può accettare, come sottogenere di guerra e drammatico, un (per coniare un neologismo) Olocausto-movie? Fino a che punto la voglia di riportare alla luce dettagli di quel che accadde durante la dittatura nazista è in grado di resistere alla tentazione di trasformare l’impeto di rimembranza in un guadagno economico?
Si interroga su questo, a ben vedere, l’eccellente Austerlitz di Sergei Loznitsa, già visto a Venezia e anche lui – paradossalmente – destinato a uscire la settimana prossima: ma il Giorno della memoria 2017 darà voce nei cinema anche a Il viaggio di Fanny di Lola Doillon e A German Life di Christian Krönes, Olaf S. Müller, Roland Schrotthofer, Florian Weigensamer. Oltre, com’è ovvio, a Nebbia in agosto.

Il film di Kai Wessel, al di là delle ambiguità legate all’uscita italiana, ha il pregio soprattutto di portare di nuovo davanti alla macchina da presa il talento ancora imberbe di Ivo Pietzcker, ammirato nel 2014 alla Berlinale come protagonista di Jack di Edward Berger. In quel caso Pietzcker si trovava a dare corpo e voce a un ragazzino che, con il fratello minore, doveva provare a badare a se stesso, abbandonato al proprio destino da una madre scellerata e immatura; anche in Nebbia in agosto il giovane attore è abbandonato alle tutt’altro che amorevoli cure del progetto medico nazista, orfano di madre e con un padre che vorrebbe far di tutto per tenerlo con sé, ma non può (è privo di fissa dimora, visto che è un venditore ambulante, e questo non gli consente di togliere il figlio dalle grinfie dei medici hitleriani). Proprio la natura familiare potrebbe permettere a Wessel di evadere dalle gabbie asfittiche del nazi-movie per tentare traiettorie personali: Ernst, come tutta la sua famiglia, è infatti uno jenisch, noti anche come “zingari bianchi” (denominazione dall’evidenza razzista), la terza maggiore popolazione nomade europea, dopo i rom e i sinti. Per la maggior parte diffusi in Germania e in Svizzera – ma anche in Spagna, dove però sono conosciuti come mercheros – gli jenisch hanno una storia di patimenti, ingiustizie sociali e vessazioni che li accomunano all’intera comunità nomade, e ovviamente furono massacrati senza alcun ritegno dal nazional-socialismo. Ancora negli anni Settanta in Svizzera, all’interno di un mostruoso progetto chiamato Pro Juventute, i bambini jenisch venivano tolti alle famiglie per concedere loro “uno stile di vita normale”. Ma questa è un’altra storia…

Quella di Ernst Lossa è invece la storia dello jenisch più noto, deciso a modo suo a contravvenire alle regole dell’ospedale psichiatrico in cui era stato rinchiuso (senza che si fosse mai evidenziato alcun problema fisico al ragazzo) e per questo destinato a una fine certa. Quella dell’eutanasia imposta a chiunque non fosse più utile al Reich, e alla sua imperitura gloria. Nebbia in agosto non è altro che il didattico e didascalico racconto dei giorni di Lossa in ospedale, condito dalle amicizie con i coetanei e con una suora che non accetta il trattamento ricevuto dai pazienti, e cerca in qualche modo di salvare le vite che le scorrono davanti. Non c’è nulla, dalla fotografia all’approfondimento storico fino alla psicologia dei personaggi che elevi l’apprezzabile tentativo di riportare alla luce avvenimenti poco noti dalla piattezza estetica di un passaggio televisivo pomeridiano. Nulla di troppo grave, è evidente, ma tutto appare già scritto, deciso a tavolino, messo in scena solo come memoria (ferma, però, e quindi stantia) di ciò che avvenne e che, data la crudeltà con cui sono descritti i vari nazisti presenti nel film, si immagina non possa essere replicato. Come la maggior parte degli Olocausto-movie, anche Nebbia in agosto nasconde dietro la patina di crudezze e atrocità un’anima accomodante, quasi rassicurante: si tratta, sembra dire il film, di qualcosa di storicizzato. È accaduto e va ricordato, ma il verbo da usare è comunque al passato. È accaduto, non ricapiterà. Sarebbe più interessante se la storia del giovane Lossa venisse narrata per parlare al presente, ai Lossa che oggi sono dispersi in ogni angolo del globo e vengono massacrati, mentre cercano di opporsi a sistemi e governi che ne limitano le libertà, il pensiero, la vita. La storia ha senso solo se la si legge all’indicativo presente. Altrimenti è buona per le aule di un museo, o di una sala dove le immagini si vedono tra un sorso di bibita e un pop corn sgranocchiato.

Info
Il trailer di Nebbia in agosto.
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