The New Toy
di James Huth
Con The New Toy il regista francese (ma inglese di nascita) James Huth firma un remake del classico di Francis Veber Professione… giocattolo, già rifatto da Richard Donner nel 1982 a Hollywood come Giocattolo a ore; il risultato è divertente, non privo di connotati sociali, pur in una commedia che non riesce a trovare una propria voce indipendente e autonoma. Ad Alice nella Città e in sala.
La preda più pericolosa
Sami vive felicemente in un quartiere della periferia parigina, con la moglie Alice e circondato da vicini e amici. Tira a campare inventandosi i lavori più ingegnosi… Ma quando trova lavoro come guardiano notturno in un grande magazzino tutto cambierà, perché il figlio del proprietario, l’uomo più ricco di Francia, lo sceglierà come suo nuovo regalo di compleanno. [sinossi]
In Francia, dove è stato distribuito nelle sale oltre un anno fa (il 19 ottobre del 2022, per l’esattezza), The New Toy è conosciuto come Le Nouveau jouet, e per quanto il titolo inglese non sia che la traduzione letterale dell’originale è abbastanza sorprendente che chi ha acquistato per l’Italia i diritti di sfruttamento del film non abbia voluto o saputo cogliere il vero significato dell’intestazione francese. Se “the new toy” così come “le nouveau jouet” è infatti traducibile come “il nuovo giocattolo”, e questo ben si lega al nucleo fondativo del racconto – vale a dire la trasformazione di un pover’uomo in balocco da destinare al figlio del suo datore di lavoro, un avido capitalista –, quel nouveau sta anche a indicare la discendenza diretta del film di franco-inglese James Huth da Le Jouet, la commedia con cui nel 1976 esordì sbancando i botteghini Francis Veber, destinato a diventare il mattatore del divertimento d’Oltralpe con film quali La capra, Les compères, Due fuggitivi e mezzo (e il suo remake statunitense In fuga per tre), La cena dei cretini. Se è difficile per Huth pensare di poter competere con un pezzo da novanta della commedia francese, è evidente la volontà di rinverdirne i fasti almeno per quel che concerne la capacità di attrarre frotte di pubblico in sala. Prima di addentrarsi nell’analisi critica del film è opportuno riportare come tale sfida sia da considerarsi drammaticamente perduta per The New Toy, che ha chiuso la sua corsa al trentunesimo posto negli incassi del 2022 in Francia, senza lasciare troppa traccia di sé.
Non che il film faccia molto per farsi ricordare in altra maniera, a essere onesti. Certo, il paragone tanto con Professione… giocattolo (questo il titolo con cui venne lanciato in Italia all’epoca il film di Veber) quanto con il remake statunitense vergato nel 1982 da Richard Donner e conosciuto nella penisola come Giocattolo a ore non può pendere a favore di Huth, ma l’impressione è che da un lato non si sia fatto molto per trovare una propria via alla narrazione e dall’altro ci si sia comunque persi in dettagli non essenziali, in ghirigori che finiscono per appesantire la visione. D’altronde se il film di Veber superava di poco l’ora e mezza di durata, e quello di Donner l’ora e quaranta, con The New Toy si arrivano a sfiorare le due ore, senza che se ne avverta la benché minima necessità. L’intento di Huth, anche sceneggiatore insieme a Sonja Shillito, è quello di costruire il suo film ampliando in modo notevole la forbice di differenza di classe tra i due reali antagonisti del racconto, lo squattrinato francese di giovani generazioni Sami – che vive letteralmente ai margini della società, trovando lavoretti da poco per permettersi le poche sostanze che gli consentano una pur minima sussistenza – e il multimiliardario Philippe Étienne, uno degli uomini più ricchi di Francia. Il motivo del contendere, che è per l’appunto il senso stesso del titolo, risiede nel figlioletto viziato di Étienne che sceglie Sami come proprio giocattolo personale. Va da sé che lo strampalato e impossibile lavoro di Sami, quello di uomo-giocattolo, porterà con sé la crescita emotiva e psicologica un po’ di tutti, a partire com’è inevitabile dall’insopportabile rampollo di buona famiglia – il piccolo Simon Faliu risulta a conti fatti la scelta migliore di un cast per il resto non particolarmente in forma.
Proprio per la sua pretesa di commedia che non disdegna una riflessione sulla lotta di classe, ritenendo con ogni probabilità in tal senso di sapersi inserire in una certa tendenza del cinema contemporaneo (tutti figli – per lo più malriusciti – dello strepitoso mélange di generi e intuizioni presenti in Parasite di Bong Joon-ho), The New Toy appare fortemente confuso, in tal senso parte integrante di una società che non sa più rappresentare la vera lotta di classe perché in fin dei conti considera in modo del tutto ottuso e non veritiero di averla superata a pie’ pari. Veber, pur sovente accusato di una comicità troppo gentile e dunque rappacificata, chiudeva il suo Professione… giocattolo con una netta cesura tra il padre miliardario e il figliol (non) prodigo, che rigettava le istanze di un mondo capitalista selvaggio e crudele preferendogli il côté intellettuale e umanista incarnato dal giornalista François (un sublime Pierre Richard). Huth, che vorrebbe addirittura ricucire i traumi di una nazione che può passare in poche fermate di metropolitana dall’Île de la Cité a Saint Denis in una sorta di interclassismo dal volto buono, non solo pare affidarsi più alla risoluzione conciliatoria trovata da Donner nel 1982, ma dedica il finale del film a un completo riscatto dell’arido Étienne, forse perché l’immagine di Daniel Auteuil non si presta a riflessi troppo umbratili: ecco dunque che è lui a poter ritrovare un rapporto naturale con il figlio, mentre a sua volta Remi potrà godersi la sua famiglia. Difficile non trovare una nota stridente in questa scelta rappresentativa.
Ciò detto The New Toy sa muovere alla risata lo spettatore, in particolar modo nella prima metà del film, quando gli elementi sentimentali che dovranno determinare l’evolversi della vicenda non sono ancora cicatrizzati, o comunque eccessivamente presenti e invadenti. L’impressione comunque è che la commedia francese, come quella nazionalpopolare prodotta nella stragrande maggioranza dei Paesi dell’Unione Europea, stia vivendo un periodo di profonda crisi, incapace com’è di mostrare il proprio volto più luciferino, o almeno di attaccare con maggior crudezza le parti molli di una società altrettanto in crisi. Il risultato muove al sorriso, forse anche alla lacrima dei più propensi alla commozione, ma non lascia quasi nessuna traccia di sé.
Info
The New Toy, il trailer.
- Genere: commedia
- Titolo originale: Le Nouveau Jouet
- Paese/Anno: Francia | 2022
- Regia: James Huth
- Sceneggiatura: James Huth, Sonja Shillito
- Fotografia: Stéphane Le Parc
- Montaggio: Dorian Rigal-Ansous
- Interpreti: Alice Belaïdi, Anna Cervinka, Atmen Kelif, Aton, Daniel Auteuil, Dorylia Calmel, Fatima Debbouze, Gilles Cohen, Guillaume Bursztyn, Hervé Falloux, Jamel Debbouze, Jeanne Bournaud, Laurent Saint-Gérard, Lionel Rosso, Lucia Sanchez, Mahdi Alaoui, Nicky Marbot, Redouanne Harjane, Salim Kissari, Simon Faliu
- Colonna sonora: Goodwing & Foltz
- Produzione: Eskwad
- Distribuzione: Europictures
- Durata: 112'
- Data di uscita: 01/11/2023



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