Heretic
di Bryan Woods, Scott Beck
Heretic è il classico film che fa felice lo spettatore che vuole essere stupito a ogni svolta, che esige che tutto torni. È un thriller-horror parlatissimo, anzi, basato proprio sulla parola, sui dialoghi (o meglio, i monologhi). E Hugh Grant – ma questo era assai prevedibile – è troppo impegnato a giogioneggiare e autocompiacersi per riuscire a essere realmente inquietante. Il divertimento comunque, almeno nella prima parte, è assicurato.
Eresia conforme
Quando due giovani missionarie bussano alla porta sbagliata, il loro destino si lega a quello del signor Reed, un uomo tanto affascinante quanto spietato. Intrappolate in un gioco di inganni e terrore, dovranno affidarsi alla fede e all’astuzia, le uniche armi che potrebbero salvarle. [sinossi]
Non è neanche un vero e proprio horror, Heretic. Per spiegare perché, però, dovremmo fare uno spoiler grosso come una casa. Limitiamoci perciò a dire che è un thriller con venature horror la cui arma più affilata è la parola. Durante tutta la prima parte (che è indubbiamente la migliore), assistiamo al confronto impari tra due ragazze ingenue e un uomo anziano appassionato di dialettica e storia delle religioni. Un dialogo che si trasforma ben presto in un monologo da parte dell’eretico signor Reed, monologo alle cui tesi e conclusioni le due ragazze con molta difficoltà riescono a opporre qualche esitante obiezione. Sorella Paxton (Chloe East) e sorella Barnes – la lanciatissima Sophie Thatcher di The Boogeyman (Rob Savage, 2023) e del recentissimo Companion (Drew Hancock, 2025) – sono due giovani mormone innamorate di Gesù e della loro attività di volontariato che consiste nel fermare la gente per strada o bussare alle porte delle case per recare la parola di Dio. Quando ad aprire la porta è il signor Reed (Hugh Grant), gentilissimo, signorile e molto accogliente, già siamo in grado di prevedere che qualcosa di brutto sta per accadere. Ambiguo e a tratti esilarante – ma alla lunga anche eccessivamente gigione e autocompiaciuto – Hugh Grant veste benissimo l’abito del Supermensch che si pone al di sopra delle comuni credenze, godendo nello smontarle pezzo per pezzo. Il suo metodo è una sorta di maieutica perversa: porre tutta una serie di domande alle sue due “ospiti” con il malcelato scopo di portarle dove vuole. Le aspetta al varco, per così dire. E le poverine ci arrivano, si accorgono persino di arrivarci, alla fine. Perché anche questo fa parte del piano di Reed, del suo sommo godimento. L’ambiguità di Reed è sottolineata – in maniera anche un po’ pedestre, c’è da dire – da quella della sua stessa casa, che sembra la sua estensione: luci che si spengono, porte che non si aprono, ombre depistanti. Per non parlare di quel plastico della casa esibito come metonimia di un meccanismo perfetto e autoreferenziale che gode di se stesso e chiede d’essere goduto.
Scott Beck e Bryan Woods sono due registi-sceneggiatori quarantenni che finora hanno partorito film di genere non esattamente memorabili come Nightlight (2025), La casa del terrore (Haunt, 2019) e il mediocrissimo sci-fi 65: Fuga dalla Terra (65, 2023), tant’è che ad oggi la loro migliore creazione è forse proprio il primo capitolo di A Quiet Place – Un posto tranquillo (A Quiet Place, 2018), diretto da John Krasinski, del quale sono ideatori e co-autori. Con Heretic il duo tesse con calma e senza fretta la tela, proprio come il luciferino protagonista, dando vita a una sorta di Kammerspiel in nero, in cui, come si diceva, è la parola – e l’idea di fondo che la sostanzia – a costituire il brivido, un po’ come avviene in certe produzioni indipendenti sul tipo di L’uomo che venne dalla Terra (The Man from Earth, 2007, Richard Schenkman). Il gioco è quello di far vacillare certezze date per acquisite ma mai realmente verificate, tanto da parte dei due personaggi femminili quanto degli spettatori. Perché è nel cuore stesso della cultura occidentale (e non solo…) che Reed va a rimestare. Il punto è: cosa c’è dietro l’aderenza a una religione? Cosa sostanzia la fede? Non è forse vero che, spesso, essa è frutto di paure, insicurezze (oltre che di ignoranza, legittima per carità, di fonti storiche e bibliografiche), quando non di convenienza, conformismo e ipocrisia? Non è forse vero che ciò che riteniamo unico e rivoluzionario – la figura del Cristo, ad esempio – si sia invece presentato in diversi luoghi, tempi e culture con immagini, figure e parole drammaticamente simili? La tentazione dell’eretico è, appunto, quella di mettere in crisi tutto un sistema di pensiero e di valori dati per certi (e spesso anche per scontati) ma che di tanto in tanto sarebbe bene verificare, passare sotto l’esame freddo della ragione e della conoscenza mettendo “in pausa” la fede. E questa è senz’altro l’idea vincente del film, che i due autori portano avanti con divertimento ma anche con una certa radicalità, riuscendo al contempo a intrattenere e a inquietare. Così facendo creano aspettative abbastanza alte che, se si è un minimo esigenti, purtroppo non vengono poi realmente appagate. La trafila è la solita: tutto deve tornare, tutte le caselle devono essere riempite, ogni spiegazione – certa e inequivocabile – alla fine dev’essere fornita. Nulla deve restare al caso, nulla deve rimanere ambiguo. È l’ormai classico inherent vice dell’horror più corrivo, in cui finiscono per cadere anche gli script in partenza più originali e sorprendenti. Il meccanismo ben oliato deve dominare e la luce rischiarare ogni angolo. Il che, a pensarci bene, è esattamente l’opposto dell’orrore. Perché se è vero che il film, lo ripetiamo, non è propriamente un horror, nel momento in cui si avvicina ai confini del sovrannaturale, come accade nella seconda parte, e cioè all’irrazionale, all’ancestrale, dovrebbe poi essere vietato per legge chiudere il cerchio lasciando fuori ogni dubbio sollevato fino a quel momento. Pena non tanto la credibilità dell’intera operazione, quanto la sua ragion d’essere. Mettiamola allora in questo modo: se l’eresia è la carta vincente del film e dell’idea di base che lo sostanzia, ovvero l’ordine freddamente logico e razionale che giunge inatteso a sparigliare le carte, recando il caos e il sovvertimento, la paura di smarrire ogni certezza acquisita, il film persegue alla fine – ipocritamente, convenientemente e bigottamente – l’andamento opposto. Si conforma, cioè, al mercato, quel mercato che vuole che alla fine tutto quanto torni com’era, senza che nessuna cellula impazzita rimanga libera di andarsene a zonzo a seminare ulteriore scompiglio. Eresia, sì, ma giusto il tempo di una corsa sull’ottovolante. Mai contro il mercato, quello dogmatico, che detta regole precise e date ormai per acquisite. Eresia conforme.
Info
Il trailer di Heretic.
- Genere: horror, thriller
- Titolo originale: Heretic
- Paese/Anno: USA | 2024
- Regia: Bryan Woods, Scott Beck
- Sceneggiatura: Bryan Woods, Scott Beck
- Fotografia: Chung Chung-hoon
- Montaggio: Justin Li
- Interpreti: Chloe East, Elle Young, Hugh Grant, Sophie Thatcher, Topher Grace
- Colonna sonora: Chris Bacon
- Produzione: Beck/Woods, Catchlight Studios, Shiny Penny Productions
- Distribuzione: Eagle Pictures
- Durata: 111'
- Data di uscita: 27/02/2025



65: Fuga dalla Terra