Passione
di John Turturro
Quinto lungometraggio di Turturro, Passione è un oggetto insolito e affascinante, consapevolmente kitsch e, a tratti, gustosamente delirante nella sua estetica sopra le righe. Un viaggio musicale e antropologico dentro Napoli, affrontato con devozione dall’attore e regista americano.
Comme facette Napule
Viaggio al termine di un juke-box, il più grande del mondo: Napoli, scrigno di canzoni, leggenda che inizia con il mito delle Muse. Canzoni e cantanti, musicisti e poeti, personaggi reali e leggendari sono i protagonisti di un film che attraversa una delle metropoli più belle, famose e controverse del mondo. L’occhio straniero, ma non troppo, dell’italo-americano John Turturro attraversa la città e le sue musiche, dal Canto delle lavandaie del Vomero del Duecento a Napul’è di Pino Daniele, rievoca storie lontane e miti vicini, alterna l’amarcord alla ricostruzione, la sceneggiata al videoclip, la storia della canzone alle storie che le canzoni narrano e nascondono. Immagini delle grandi voci di un passato ormai remoto si sovrappongono a quelle di interpreti moderni, capaci di proseguire una tradizione gloriosa, ricreandola e rinnovandola. Così la voce di Mina apre la strada a quella di Pietra Montecorvino, e le sperimentazioni di Raiz, Almamegretta e M’Barka Ben Taleb incorniciano l’incontro di Massimo Ranieri con Lina Sastri; tra gli exploit di Fiorello e Gennaro Cosmo Parlato e le memorie in musica di Avion Travel, Peppe Barra e James Senese. Un’orchestra d’eccezione per un repertorio che parla di amore, sesso, gelosia, immigrazione, protesta. Ogni canzone si trasforma in una piccola sceneggiatura, una cartolina sentimentale spedita da una città e dalle forze che la muovono… [sinossi]
Selezionato nel troppo vasto (trentadue titoli) panorama del Fuori Concorso a Venezia 67, Passione di John Turturro lo si potrebbe definire un film capace di andare al di là del bene e del male. Il quinto lungometraggio del cineasta italo-americano infatti è un oggetto strano, indubbiamente affascinante, consapevolmente kitsch (e forse allora lo si dovrebbe dire camp) e, a tratti, addirittura delirante nella sua estetica sopra le righe. Ma forse non poteva essere altrimenti visto che Turturro per l’occasione ha deciso di raccontare la città di Napoli attraverso la sua musica.
Rispetto a Prove per una tragedia siciliana (2009) l’attore-regista prosegue il détour italiano, o per meglio dire “sudista”, scegliendo però di snellire il tutto da implicazioni biografiche, concettuali e performative. Se nel film siciliano Turturro rifletteva sul suo essere siculo-americano, sulla sua condizione d’attore e sulla sicilianità in genere, qui invece lascia parlare quasi esclusivamente la musica, entrando raramente in scena come guida per le vie della città o, più semplicemente, come ballerino. Passione è sostanzialmente una carrellata di alcune delle più famose canzoni del repertorio partenopeo, fatte interpretare a diversi nomi storici come Peppe Barra, Massimo Ranieri, Pino Daniele, Raiz, Pietra Montecorvino e messe in scena come se fossero dei simil-video-clip. L’operazione è senz’altro ardita ma, grazie a una serie di riarrangiamenti approntati per l’occasione e a una sincera disposizione d’animo verso ciò che si filma, non si può dire che non sia riuscita.
Probabilmente è proprio la passione del titolo a reggere il film, la passione di Turturro verso l’universo napoletano che trabocca da ogni fotogramma; perciò, anche quando magari può sorgere qualche dubbio (si veda l’arrangiamento quasi disco di Come facette mammeta, accompagnato da sensuali balletti di una decina di ragazze affacciate ciascuna a un diverso balcone), questo viene superato dall’entusiasmo evidente dell’autore e dalla vitalità che comunque riesce a emergere. Ecco, una volta che si è capito di non essere nel campo del documentario ma in quello di una sorta di film-canzone, va dato atto a Passione di aver colto in pieno la vitalità napoletana che meglio si esprime proprio attraverso l’atto del cantare. Risultano in tal senso decisivi gli anonimi partenopei che Turturro ferma per strada invitandoli a cantare: ne nascono delle scenette divertenti (come per esempio la sequenza del ragazzo che canta con delle signore che gli passano davanti e si congratulano con lui), ma soprattutto emerge l’idea che è dalla strada che a Napoli nasce ogni cosa e dunque anche la sua musica; tutto si gioca dunque sul concetto dell’esteriorizzazione e in tal senso la regia è perfettamente funzionale verso ciò che riprende.
Turturro si è avvalso nella scelta delle canzoni e nella scrittura complessiva del film dell’indispensabile supporto di Federico Vacalebre, studioso della canzone napoletana; e che la selezione delle canzoni sia stata fatta con un certo criterio risulta evidente. Appare condivisibile ad esempio la scelta di non essersi voluti limitare a canzoni tradizionali e in tal senso è parsa azzeccata (anche se forse magari un po’ banale) la chiusa con il Pino Daniele di Napule è (con il corredo di vedute della città); meno convincente però è sembrata la decisione di “raccontare” anche Don Raffaé di Fabrizio De André, forse l’unica tra le canzoni scelte a non essere stata scritta da un autoctono. Il dubbio probabilmente ci è venuto sia per la valenza del testo, sostanzialmente estraneo all’autentica napoletanità (il set del carcere di Poggioreale in Don Raffaé è in realtà una scusa per parlare del malaffare italico) sia soprattutto per la messinscena voluta da Turturro puramente illustrativa piuttosto che reinventata (e, non a caso, è una delle poche canzoni a non avere come set la strada). Al contrario Peppe Barra che canta Tammuriata nera mista a sonorità africane e Fiorello che da siciliano si cala benissimo nella situazione e reinterpreta Caravan petrol di Renato Carosone restano nella memoria come perfetto mix di tradizione, divertimento e estetica neo-pop.
Info
Il sito della distribuzione italiana di Passione.
- Genere: documentario, musical
- Titolo originale: Passione
- Paese/Anno: Italia | 2010
- Regia: John Turturro
- Sceneggiatura: John Turturro
- Fotografia: Marco Pontecorvo
- Montaggio: Simona Paggi
- Interpreti: Fausto Cigliano, Fiorello, James Senese, Lina Sastri, Massimo Ranieri, Max Casella, Peppe Barra, Raiz
- Colonna sonora: Max Carola
- Produzione: Luce Cinecittà, Skydancers
- Distribuzione: Luce Cinecittà
- Durata: 90'
- Data di uscita: 22/10/2010












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