Un tunnel compare all'inizio, e poi anche in altri momenti, di Girl (Nühai) il debutto alla regia di Shu Qi, popolarissima e bellissima attrice tanto del cinema mainstream di Hong Kong quanto musa dell'ultimo Hou Hsiao-hsien. In concorso a Venezia 2025. Leggi tutto
Arrivato al suo terzo film l'hongkongese Anselm Chan realizza un'opera difficile, The Last Dance, che tratta il tema della dipartita, dei riti funebri in un contesto come quello della ex-colonia britannica quanto mai sospeso tra oriente e occidente. Leggi tutto
A distanza di 21 anni dalla sua realizzazione In the Mood for Love torna in tutto il suo splendore sul grande schermo in una versione restaurata in 4K. In piena fase manierista Wong Kar-wai radicalizza la sua riflessione sulla memoria sbiadita e perduta. Magniloquente eppure minimale. Leggi tutto
Nell'asfittico panorama audiovisivo contemporaneo, il ritorno di Stanley Kwan è un ritorno del cinema: First Night Nerves ci porta su un palco teatrale dove entrano in conflitto varie figure femminili e dove si squaderna un campionario di battaglie sentimentali, amore, odio, morte, rimpianti, leggiadria e cinismo. Leggi tutto
Jinpa è un camionista che uccide inavvertitamente una pecora nel desolato altopiano del Kekexili, in Tibet. Anche il viandante cui dà un passaggio si chiama Jinpa... Nel concorso di Orizzonti il nuovo film, affascinante solo a tratti, del regista tibetano Pema Tseden. Leggi tutto
Presentato al Far East Film Festival 2018 il film simbolo del cinema di Hong Kong, della nouvelle vague della cinematografia degli ultimi scampoli della colonia britannica in Cina, del cinema d'autore di tutto il sud-est asiatico, il film cult che ha fatto nascere una generazione di appassionati. Leggi tutto
La storia di due maestri di kung fu: lui viene dalla Cina del sud, lei dal nord. Lui si chiama Ip Man, lei Gong Er. I loro sentieri si incrociano a Foshan, la città in cui vive l'uomo, alla vigilia dell'invasione giapponese del 1936... Leggi tutto
Showtime non è solo l’opera minore di un regista che ha improvvisamente calibrato male i propri colpi, ma appare piuttosto come una dimostrazione di comodità intellettuale da parte di Stanley Kwan, che sembra accettare i più biechi retaggi del cinema commerciale della Mainland China. Leggi tutto








