Custodes Bestiae

Custodes Bestiae

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Il secondo lungometraggio dell’udinese Lorenzo Bianchini, Custodes Bestiae, continua nell’esplorazione dell’archetipo della paura e nella fusione tra retaggio (e linguaggio) popolare e cinema di genere. Un viaggio nei segreti del Friuli, tra figli della bestia, inquisizioni e modernità solo apparenti. In Apocalissi a basso costo al Future Film Festival 2017.

I misteri di Comeglians

Il professore Dal Colle rinviene un misterioso affresco in una chiesa collegato ai tempi dell’Inquisizione. Decide allora di rilasciare un’intervista a un giovane giornalista ma scompare misteriosamente prima di potergli parlare. Incuriosito da ciò che Dal Colle gli avrebbe rivelato, il giornalista inizia a indagare, scoprendo una realtà sconcertante sugli abitanti di un paesino friulano. [sinossi]

Quando Custodes Bestiae, tra il 2004 e il 2005, inizia ad avere una sua diffusione nei cinema del Friuli, Lorenzo Bianchini è già un piccolo culto tutto locale. Il suo primo mediometraggio, il licantropico I dincj de lune, ha partecipato a festival della cultura friulana, mentre l’esordio sulla lunga distanza, Lidrîs cuadrade di trê (Radice quadrata di tre, 2001), si è spinto più in là e ha ottenuto perfino una proiezione al Far East Film Festival di Udine, dove è stato presentato come evento speciale, unica produzione occidentale in un bailamme di sguardi hongkonghesi, sudcoreani, giapponesi e via discorrendo. Per quanto fuori dai confini del Friuli-Venezia Giulia il suo nome non sia praticato con una certa continuità, Bianchini prosegue nel proprio percorso artistico, con mezzi a dir poco di fortuna e svolgendo da solo la quasi totalità dei ruoli sul set, in fase di ideazione, realizzazione e post-produzione. Un one man show che ha come base di partenza la riflessione, mai banale o scontata, sull’angoscia, la paura, il terrore.
Il radicamento sul territorio di Bianchini ha una duplice valenza, e va analizzato con estrema attenzione. Da un lato, nello sfruttare la lingua locale – il furlan o marilenghe, è giusto ricordarlo, non è un dialetto italiano, ma una lingua romanza del tutto autonoma – il regista può sondare umori, idiosincrasie e ambientazioni peculiari, con uno sguardo a suo modo anche antropologico; dall’altro, nello sposare a questa scelta archetipi del cinema e della letteratura dell’orrore, non fa altro che disvelare l’universale partendo dal particolare.

Ne è un esempio perfetto proprio Custodes Bestiae, perturbante incursione nel satanico e nel diabolico. La ricerca del giovane giornalista Max Londero, affascinato dalla sparizione del professor Dal Colle proprio poco dopo che questi gli aveva rivelato di aver fatto una scoperta rivoluzionaria, apparenta da subito il film al filone del giallo all’italiana, che tanta parte ha avuto nell’immaginario orrorifico nazionale a partire dall’inizio degli anni Settanta. C’è un investigatore sui generis, come in molto cinema “argentiano” (e post-argentiano); c’è un affresco rivelatore, come ne La casa dalle finestre che ridono di Pupi Avati ma anche come lo stesso Profondo rosso; c’è un mondo di provincia sornione, osservatore silenzioso ma consapevole. Consapevole di dover mantenere un segreto che nessuno ha il diritto di disvelare, pena la morte o (peggio) la lobotomia. Basta uno spillone fatto risalire su per il naso per togliere ogni curiosità a chi ha intenzione di portare a galla verità che si celano nei sotterranei della mente, e della cultura locale.
Bianchini porta la sua creatura – è il caso di chiamarla così, a ben vedere – in giro per buona parte della provincia udinese: in Custodes Bestiae c’è il mercato di Aquileia, la splendida biblioteca arcivescovile di Udine, Villa Manin a Codroipo e nel finale domina lo scenario tetro dei sotterranei della Fortezza di Osoppo, che domina il colle omonimo ed è stata argine difensivo nelle epoche più disparate, dalle dominazioni romane a quelle longobarde, fino alla Prima Guerra d’Indipendenza e al conflitto mondiale del ’14-’18. Questa peregrinazione del protagonista non serve solo a collocare geograficamente l’opera, ma permette di tornare a quel discorso accennato in precedenza sulla necessità di fondere l’immaginario universale (o per lo meno occidentale) con la materia locale, resistente alle angherie del tempo.

Quel che ne viene fuori è un’opera affascinante, stratificata nonostante le ristrettezze del budget e una troupe ridotta all’osso; un mystery che si trasforma in orrore puro, agganciandosi a un passato tutt’altro che glorioso (la Santa Inquisizione in Friuli ordì trame che travalicano anche l’orrore messo in scena da Bianchini) per instillare il dubbio del ‘mostruoso’, della bestia infernale richiamata per nutrirsi dell’anima e del corpo degli abitanti locali, e per creare una progenie che prolifera ancora oggi, nascosta agli occhi del mondo in un paesino sperduto, e ben poco ospitale. Custodes Bestiae certifica una volta per tutte le qualità registiche di Bianchini, la sua naturale capacità di governare i ritmi dell’angoscia, la fascinazione per un onirismo che trova poi nella realtà dei fatti riscontri evidenti, il parco utilizzo di movimenti di macchina, sempre tesi a una lavorio sottopelle, nell’epidermide stessa dello spettatore. Se i mezzi a disposizione non permettono a Bianchini di sfruttare in tutto e per tutto il potenziale di una storia complessa e ben scritta – l’indagine non va incontro a corto circuiti logici, né a sospensioni esagerate della credibilità –, Custodes Bestiae ha ancora a distanza di oltre un decennio la capacità rara di spaventare, lavorando su timori archetipici, e su quella paura dell’ignoto che si trasforma in trepidante attrazione; quel vuoto oscuro nell’immagine che lo spettatore è costretto a cercare di riempire per sopperire a un horror vacui che spinge a coprirsi gli occhi con le mani. Per non vedere qualcosa che si suppone, e che è terribile al solo pensiero. In altre nazioni un regista come Lorenzo Bianchini sarebbe portato in palmo di mano, affidato all’industria ed esportato in ogni dove. L’Italia, purtroppo, permane invece in un immobilismo insopportabile. Una lobotomia dell’immaginario.

Info
Il trailer di Custodes Bestiae.
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