Shrooms – Trip senza ritorno

Shrooms – Trip senza ritorno

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Un’opera a suo modo fuori tempo massimo, Shrooms – Trip senza ritorno, neanche troppo innervata da intuizioni visive chissà quanto folgoranti, che va a ingrassare ulteriormente il mercato degli horror vacanzieri, da sempre uno dei luoghi comuni più abusati del genere.

Viaggio ai confini del fungo

Sette ragazzi statunitensi raggiungono un loro amico irlandese a Dublino e da lì si avviano a passare una vacanza campeggiando in un bosco tutt’altro che rassicurante. La loro intenzione è quella di approfittare dell’incontro per approfondire la conoscenza dei funghetti allucinogeni, tra un litigio amoroso e un racconto dell’orrore e l’altro. Ma esiste un tipo di queste piante eterotrofe che va assolutamente evitato… [sinossi]
Well, I saw mushroom head,
I was born and I was dead
Can, Mushroom

Questo, in soldoni, il nucleo fondante su cui si dipana la trama allestita da Pearse Elliott, sceneggiatore di Shrooms – Trip senza ritorno, pellicola che sembra uscita diritta diritta dagli anni ottanta. Non solo infatti il film riprende alcuni dei topoi logistici degli slasher movie di quel periodo (il bosco, l’edificio abbandonato), ma sembra interessato a inseguire un linguaggio fortemente debitore dell’epoca: dai dialoghi tra i ragazzi, non propriamente il fiore all’occhiello di quest’horror in uscita estiva, fino alla rappresentazione del trip allucinogeno che funge da raccordo continuo tra le varie sequenze in cui i nostri si trovano in pericolo di morte, è impossibile non avvertire una leggera vertigine da paradosso temporale. Un’opera dunque a suo modo fuori tempo massimo, Shrooms, neanche troppo innervata da intuizioni visive chissà quanto folgoranti, che va a ingrassare ulteriormente il mercato degli horror vacanzieri, da sempre uno dei luoghi comuni più abusati del genere.

Qualora fosse ancora poco chiaro, il film del quarantaquattrenne Paddy Breathnach si limita a un compitino ovvio, evitando accuratamente qualsiasi deviazione gore e limitando il sangue al trucco dei cadaveri: questa pudicizia visiva viene però pagata a caro prezzo, perché al di là di un incipit a suo modo divertente il film finisce per sprofondare in una serie di situazioni reiterate che ne affossano qualsiasi velleità. Lo schema “ragazza sotto trip / preveggenza / omicidio” è un gioco fin troppo scoperto che non può non cedere da un punto di vista strutturale, e lo scioglimento dell’enigma è talmente telefonato (e chi avrà visto il film capirà anche questo gioco di parole) da non produrre nello spettatore alcun sobbalzo. Peccato, perché c’erano tutte le carte in regola per giocare con la macchina cinema e con la sua innata illusione di realtà, e perché i personaggi più interessanti (la coppia di dementi muniti di accetta che abita nella baracca, il ragazzo-cane) sono stati stoltamente relegati a figure di sfondo, destinate a rimanere sfocate e pressoché inutilizzabili dal punto di vista della tensione. E anche la messa in scena dei funghetti allucinogeni è piuttosto svilente, visto che una volta sfruttati come escamotage, molla da cui far partire il tutto, vengono abbandonati al proprio destino.

C’è troppo poco delirio e troppa normalità in Shrooms – Trip senza ritorno: e per un film il cui slogan recitava “siete fatti per questo incubo?” non è mancanza da poco.

Info
Il trailer di Shrooms – Trip senza ritorno.

  • Shrooms-Trip-senza-ritorno-2007-Paddy-Brearhnach-01.jpg
  • Shrooms-Trip-senza-ritorno-2007-Paddy-Brearhnach-02.jpg
  • Shrooms-Trip-senza-ritorno-2007-Paddy-Brearhnach-03.jpg

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