The Women

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Non basta affidarsi a un testo collaudato e prendere un cast di attrici di valore (davvero notevole il cameo di una scatenata Bette Midler) per riuscire a scalfire la corazza, ben più dura di quanto appaia a prima vista, della commedia. Per raggiungere lo scopo c’è anche bisogno di quella che una volta si chiamava classe: e quella la English, al suo esordio sul grande schermo con The Women, la perde spesso e volentieri per strada.

Unisex in the City

Mary Haines sembra avere una vita perfetta: una bellissima casa nel Connecticut, un’adorabile figlia dodicenne, un marito di successo. Una cosa su cui Mary può sempre contare è la meravigliosa compagnia delle sue amiche, ma su questo gruppo affiatato sta per abbattersi un’autentica bufera. I guai cominciano al salone di bellezza di Saks, il grande negozio sulla FifthAvenue, dove Sylvie è cliente della migliore manicure in città, Tanya. Nel giro di pochi minuti, la chiacchierona Tanya spiffera tutto sulla ‘cacciatrice di dote’ del grande magazzino, la commessa della profumeria Crystal Allen, che ha appena preso all’amo un pesce molto grosso e sposato… [sinossi]

C’era una volta Donne/The Women, sapida e crudele commedia al vetriolo diretta dal maestro George Cukor che indagava sui rapporti di coppia nell’alta borghesia. A poco meno di settant’anni di distanza la trama viene ripresa da Diane English e riportata sullo schermo, senza varianti particolari da annotare nel testo, in compagnia di un cast di all stars; peccato che il risultato finale non riesca neanche lontanamente a reggere il paragone con l’originale del 1939. Ma andiamo per gradi… The Women non è il primo rifacimento della commedia di Clare Boothe Luce che Cukor adattò per il cinema: nel 1956 fu la volta di The Opposite Sex (tradotto in Italia con il risibile titolo Sesso debole?), musical di medio cabotaggio firmato da David Miller, mentre nel 1977 l’onere spettò niente di meno che a Rainer Werner Fassbinder, autore con il televisivo Frauen in New York dell’adattamento probabilmente più fedele.

Anche il film della English appare fedele, ma con una non celata furbizia cinematografica decide di seguire pedissequamente le orme lasciate da Cukor e non quelle, ben più teatrali, del testo originale; ci immergiamo così nuovamente nell’ambiente dell’alta borghesia newyorchese, facendoci avviluppare dalla storia di corna e crisi matrimoniale che accompagna la protagonista Mary Haines (interpretata da Meg Ryan, che deve combattere con la memoria di una fenomenale Norma Shearer) e il suo gruppo di amiche. Ed è proprio nell’eccessiva aderenza al prototipo che la English commette, a nostro modo di vedere, l’errore più grande della sua messa in scena: incapace di rendere personale una storia dalla struttura così forte e ben costruita, si limita a punzecchiare lo spettatore con alcune annotazioni figlie della contemporaneità – l’amica lesbica (e nera) interpretata da Jada Pinkett Smith è probabilmente l’esempio più lampante –, per affidarsi poi alla verve delle attrici, tutte più o meno in grado di affrontare la sassaiola di dialoghi che le attende senza tremare. A conti fatti The Women potrebbe apparire anche come una commedia sofisticata ben riuscita, condita da dialoghi vivaci e pronti a colpire nel segno (ma solo nella prima metà: quando poi la English decide di dedicare tutti i suoi sforzi di sceneggiatrice al solo personaggio di Mary il film finisce inevitabilmente per girare a vuoto), se non fosse per l’inevitabile peso dell’eredità. Perché se il The Women del 2008 fa il verso alla screwball comedy, il suo omonimo del 1939 di quel genere cinematografico rappresenta una delle punte più mirabili: nello stridore provocato dallo scontro tra il cinismo e la crudeltà dei dialoghi e l’adagiata pacatezza della messa in scena, Cukor produsse uno dei caposaldi del cinema proto-femminista. Esattamente quello che non riesce alla English e alla sua troupe: la forza liberatrice del femminismo si annacqua oggi in una visione che assomiglia, nei momenti di stanca, più alla retorica sentimentale à la Sex and the City che a un reale interesse per la psicologia femminile. Quella anzi, spesso e volentieri, viene abbandonata per strada e sostituita con alcuni tra i cliché più duri a morire per quel che concerne l’universo muliebre; la English si è vantata di aver scritto un film di donne per le donne, ma ciò che abbiamo davanti agli occhi non somiglia molto allo slogan della sua autrice, anzi. Perfino la scelta di far recitare solo donne nel cast – alla base della pièce e smentita finora solo dalla versione del 1956 – perde qui gran parte del suo valore, rimanendo a conti fatti solo come un simpatico divertissement.

La verità è che non basta affidarsi a un testo collaudato e prendere un cast di attrici di valore (davvero notevole il cameo di una scatenata Bette Midler) per riuscire a scalfire la corazza, ben più dura di quanto appaia a prima vista, della commedia. Per raggiungere lo scopo c’è anche bisogno di quella che una volta si chiamava classe: e quella la English, al suo esordio in un lungometraggio per il cinema, la perde spesso e volentieri per strada.
Un’ultima curiosità: Meg Ryan, che qui sfodera una delle sue recitazioni più convincenti da anni a questa parte, esordì come attrice in  Rich and Famous, solitamente (ahinoi) sottostimato addio al cinema di George Cukor e canto del cigno, amaro e solo apparentemente ironico, dell’epoca d’oro hollywoodiana.

Info
Il trailer di The Women.
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