Soul Kitchen

Soul Kitchen

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Lontano per stile e tematiche dalle opere precedenti, Fatih Akin con Soul Kitchen mette in scena una commedia brillante, a tratti travolgente, indubbiamente gioiosa, intrisa di buoni sentimenti e amore per la musica. Presentato in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia 2009.

Il gazpacho, lo spaccaossa e l’amore

Il giovane Zinos, proprietario di un ristorante, non naviga in buone acque. La fidanzata, Nadine, si è trasferita a Shanghai, i clienti del suo Soul Kitchen stanno boicottando la cucina del nuovo cuoco e Zinos soffre anche di mal di schiena. Per il locale, le cose iniziano a girare nel verso giusto quando l’innovativo stile culinario comincia a venire apprezzato da un pubblico alla moda, Zinos, invece, continua a soffrire per amore. Decide quindi di andare a trovare Nadine in Cina, lasciando il ristorante in mano all’inaffidabile fratello Illias, ex-detenuto. Entrambe le decisioni si rivelano però un disastro… [sinossi]

Il gazpacho. Zuppa fredda di verdure crude tritate o frullate, è un piatto tipico dell’Andalusia, oramai diffuso in tutta la Spagna. Originariamente, veniva usato dai contadini come gustoso e rinfrescante spuntino. Infatti, la principale caratteristica del gazpacho è la sensazione di freschezza. Freddo, insomma. Non caldo…
Il mal di schiena. Tra i problemi fisici più diffusi e dolorosi, può essere curato in molti modi, più o meno efficacemente: operazioni, ginnastica posturale, medicinali e via discorrendo. In casi disperati (davvero disperati) si può ricorrere alla pittoresca tecnica di Kemal, detto lo spaccaossa. Funziona.
L’amore. Con il buon cibo e la buona musica (e il cinema) è la ragione della nostra esistenza. Può arrivare all’improvviso, colpire come un fulmine. Oppure può sparire, dal giorno alla notte, mentre tutto sembra tranquillo. Capita.
Tra i registi più à la page del cinema tedesco, Orso d’Oro nel 2004 al Festival di Berlino con La sposa turca e premio per la miglior sceneggiatura al Festival di Cannes del 2007 con Ai confini del Paradiso, Fatih Akin sbarca alla Mostra del Cinema di Venezia con Soul Kitchen: una commedia brillante, a tratti travolgente, indubbiamente gioiosa, sorretta da un cast invidiabile, intrisa di buoni sentimenti e amore per la musica – «La musica è uno dei protagonisti del film. La colonna sonora di Soul Kitchen è un misto di soul e reggae, di rock dal vivo, di Rembetica, La Paloma e, ovviamente, del mio prediletto Hans Albers» (Fatih Akin).

Il regista di origine turca, raccontando una serie di storie d’amore che si intrecciano con il concetto di heimat (casa, luogo natale in cui gravitano la famiglia e gli amici) e con il lato oscuro della globalizzazione, della prevaricazione dei poteri forti sulle vite dei singoli, opta per una messa in scena assai distante dalle sue precedenti opere, rinunciando alla macchina da presa a spalla o a inquadrature fisse, per un impianto visivo che, soprattutto nelle prime sequenze, sembra rimandare al cinema americano degli anni Settanta – i punti di riferimento dichiarati da Akin, «Boogie Nights e Quei bravi ragazzi», ci sembrano francamente troppo distanti.

Efficace soprattutto nei passaggi intimisti, Soul Kitchen non sembra però essere adeguatamente sorretto da una solida struttura narrativa, mostrando la corda nella sottotrama dell’inghippo economico-immobiliare, utile giusto per rimarcare il conflitto tra l’originalità da difendere a tutti i costi del ristorante del simpatico Zinos (l’ottimo Adam Bousdoukos) e la sete di denaro dei soliti avvoltoi dell’alta finanza (odioso al punto giusto il bravo Wotan Wilke Möhring, nei panni dell’amico-nemico Neumann, e davvero efficace la silenziosa presenza di Udo Kier, protagonista di un finale inverosimile ma assai gustoso).
Interessato a raccontare e difendere luoghi che ben conosce, Akin riesce a rappresentare meglio la forza e l’importanza dei legami familiari piuttosto che la sempre più ostica salvaguardia dell’heimat, nonostante la centralità del ristorante, centro gravitazionale di una serie di variopinti e amabili personaggi, abilmente mai ridotti a macchietta e caricatura.
Impreziosito dalla presenza di Moritz Bleibtreu (Illias), attore di notevole spessore, e della seducente ed esordiente Anna Bederke (Lucia), Soul Kitchen può essere considerato una delle sorprese del concorso della 66a Mostra del Cinema di Venezia: un film ricco di vivacità, magari imperfetto, che mette in mostra la voglia di Fatih Akin di percorrere nuove strade, visivamente e narrativamente.

Info
Il trailer di Soul Kitchen.
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