Il Padre
di Fatih Akin
Il centenario del cinema turco, il genocidio armeno, la spendibilità di Fatih Akin presso la stampa internazionale, il faccino bello e la notorietà di Tahar Rahim. Nessuna di queste ragioni sembra poter giustificare la presenza in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia de Il Padre, pellicola che confonde la Storia con i feuilleton, il classicismo con la piattezza.
La ricerca
Mardin, 1915. Una notte la polizia turca fa irruzione nelle case armene e porta via tutti gli uomini della città, incluso il giovane fabbro Nazaret Manoogian, che viene così separato dalla famiglia. Anni dopo, sopravvissuto all’orrore del genocidio, Nazaret viene a sapere che le sue due figlie sono ancora vive. L’uomo decide così di ritrovarle e si mette sulle loro tracce. La ricerca lo porterà dai deserti della Mesopotamia e l’Avana alle desolate praterie del North Dakota. In questa odissea, l’uomo incontrerà molte persone diverse: figure angeliche e generose, ma anche incarnazioni demoniache… [sinossi]
Si fa presto a dire ricerca. A chiarire la pericolosità e l’ambiguità del termine ci aveva già pensato, in un certo senso, Michel Hazanavicius con The Search. Era maggio, sulla Croisette, nel bel mezzo del concorso di Cannes e Hazanavicius cercava di mettere insieme Fred Zinnemann e Bérénice Bejo, la guerra in Cecenia e Annette Bening, una debordante retorica e una messa in scena gratuita, vanitosa. Un disastro. A qualche mese di distanza, Fatih Akin presenta in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia l’ambizioso (sulla carta) Il Padre. Gli ingredienti sono pressoché gli stessi e il risultato non cambia: dal cilindro possiamo tirare fuori il tanto citato classicismo di David Lean, l’appeal di Tahar Rahim, purtroppo appassito dopo lo splendido Il profeta, il terribile genocidio armeno, le medesime ricattatorie dinamiche melodrammatiche. Il tutto è condito dal centenario del cinema turco, ricorrenza che continua a sparigliare fastidiosamente le carte (ancora a Cannes, con la Palma d’oro a Winter Sleep).
La ricerca, appunto. Quella che, sempre sulla carta, sarebbe il vessillo e il cuore pulsante della Mostra del Cinema targata Barbera. Meglio passare oltre e soffermarsi sulla lunga, sfilacciata e un po’ fiacca ricerca del sopravvissuto Nazaret Manoogian, onesto fabbro che viene travolto dalla barbarica e inumana (tristemente umana, in verità) persecuzione del popolo armeno e che si metterà in marcia per ritrovare moglie e figlie, attraversando deserti, nazioni, continenti, oceani. Una sorta di Odissea moderna, condita dal mutismo del malcapitato Nazaret.
Ricerca, viaggio, mutismo. Fatih Akin sembra confondere pericolosamente Storia e feuilleton, architettando una sceneggiatura che apre ellissi che sembrano voragini, snocciolando luoghi, avvenimenti, personaggi. Un viaggio cinematografico che non riesce a rendere l’idea e la drammaticità dello scorrere del tempo, dei mutamenti psicologici, politici, anche geografici. Il Padre è un lungometraggio che sembra correre con lentezza, incapace di sfruttare la lunga durata (quasi due ore e venti minuti), di comporre un vero e proprio affresco storico. Lo stesso genocidio armeno diviene quasi un pretesto, lo spunto narrativo per un viaggio (sempre sulla carta) straordinario. Alla piattezza dello script corrisponde una messa in scena davvero poco ispirata, priva di guizzi o di rigore. Il Padre sembra mancare qualsiasi appuntamento, anche quello con il coinvolgimento emotivo, con le potenzialità spettacolari e/o commerciali. Siamo lontanissimi, ad esempio, dal bombardamento visivo ed emozionale di Una lunga domenica di passioni. Ma Akin non è mai stato un prodigioso metteur en scène.
Chiudiamo col mutismo, con la voce strappata a Nazaret/Tahar, che Akin gestisce male in fase di scrittura, che sottolinea ancor più la performance poco convincente di Rahim e che non riesce a cancellare l’inqualificabile scelta di girare il film in inglese. Un clamoroso autogoal etico ed estetico. Basterebbe questo per azzerare qualsiasi discorso su Il Padre, senza nemmeno dover tirare in ballo la gratuita citazione di Chaplin, le sequenze oniriche con le dissolvenze fastidiosamente didascaliche della moglie e delle figlie, l’episodio della squaw, il tour Havana-Minneapolis-Nord Dakota e via discorrendo. No.
INFO
La scheda de Il Padre sul sito della Mostra del Cinema di Venezia.
Il trailer italiano de Il Padre.
Il Padre su facebook.
- Genere: drammatico, storico
- Titolo originale: The Cut
- Paese/Anno: Canada, Francia, Germania, Italia, Polonia, Russia, Turchia | 2014
- Regia: Fatih Akin
- Sceneggiatura: Fatih Akin, Mardik Martin
- Fotografia: Rainer Klausmann
- Montaggio: Andrew Bird
- Interpreti: Akin Gazi, Arevik Martirosyan, Arsinée Khanjian, Arslan Korkmaz, Badasar Colbiyik, Bartu Küçükçaglayan, Dina Fakhoury, George Georgiou, Hindi Zahra, Kevork Malikyan, Lara Heller, Makram Khoury, Moritz Bleibtreu , Numan Acar, Shubham Saraf, Simon Abkarian , Tahar Rahim, Trine Dyrholm, Yasar Cetin, Zein Fakhoury
- Colonna sonora: Alexander Hacke
- Produzione: Bombero International, Corazon International, Dorje Film, International Traders, Jordan Films, Kasbah-Film Tanger, Mars Media Entertainment, Pandora Film Produktion, Pyramide Productions
- Distribuzione: Bim Distribuzione
- Durata: 138'
- Data di uscita: 09/04/2015








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