Il regno d’inverno – Winter Sleep

Il regno d’inverno – Winter Sleep

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Nella reiterazione esasperata dei dialoghi e nel didascalismo nelle metafore Il regno d’inverno – Winter Sleep diventa ridondante, la scrittura gratuita, la messa in scena uno sfoggio alla lunga poco fertile. Osannato e premiato a Cannes, esce nelle sale italiane grazie alla Parthenos.

L’inverno del nostro scontento

Aydin, attore teatrale ritiratosi dalle scene, gestisce un piccolo ma suggestivo albergo e alcuni possedimenti terrieri nel cuore dell’Anatolia centrale con la sua giovane sposa Nihal, dalla quale si è sentimentalmente allontanato, e con la sorella Necla. Durante la stagione invernale la neve ricopre la steppa e i rancori sopiti si risvegliano, spingendo Aydin a partire… [sinossi]
– Ascoltami
– Parole, parole, parole
– Ti prego
– Parole, parole, parole
– Io ti giuro
– Parole, parole, parole, parole parole soltanto parole, parole tra noi…

Ha già raccolto premi su premi il regista turco Nuri Bilge Ceylan, presenza costante e rassicurante sulla Croisette. Dopo la miglior regia per Le tre scimmie (2008) e i Grand Prix per Uzak (2003) e C’era una volta in Anatolia (2011), potrebbe essere la volta buona per la Palma d’oro. La reazione della stampa internazionale, salvo qualche voce dissonante, è stata festante. Si è gridato da più parti al capolavoro. E non è difficile intuire i motivi di tanto entusiasmo, data la corposità di Winter Sleep, pellicola dall’incedere quanto mai trattenuto, dai dialoghi continui e fittissimi, dagli intrecci tra morale, politica, cultura, storia personale e collettiva. Un film di sfacciata autorialità, di una verbosità attentamente studiata, soppesata, voluta. Un film di scrittura, capace di rinunciare in gran parte alle suggestive potenzialità estetiche dell’Anatolia centrale, sviluppandosi soprattutto in interni, in sequenze a lume di candela, in dialoghi dilatati, in vis-à-vis che ondeggiano imprevedibilmente tra il futile e il tragico.

Rovesciando parte delle dinamiche del precedente C’era una volta in Anatolia, a partire dai dualismi esterno/interno e silenzio/dialogo, Ceylan sembra quasi trasferire su un palco il proprio cinema, plasmando una sorta di saggio sull’arte della rappresentazione teatrale – Cechov, Dostojevski, una Storia del teatro turco da scrivere e via discorrendo. Un percorso certamente non inatteso, ma alquanto rischioso. La scrittura densa di Ceylan sembra infatti soffocare la struttura personale e storico-politica della pellicola.

Una pietra scagliata da un bambino contro l’auto di Aydin, microscopica “questione morale” che sembra scoperchiare un vaso di pandora, sgretola giorno dopo giorno le fondamenta del protagonista, pensatore troppo agiato per essere davvero capace di osservare la realtà circostante. Aydin è un artista della parola, un provocatore annoiato e compulsivo, un vanitoso che si nutre di inutili editoriali e corsivi sul giornale locale [1]. La vera colpa di Aydin è di essere ombelicale, di sentirsi il centro gravitazionale di un’Anatolia sofferente, di non saper ascoltare, di interessarsi solo ai pochi turisti stranieri che visitano il suo albergo. Polemista che scarica le proprie colpe e la propria pigrizia su amministratori e avvocati, Aydin è uomo di troppe parole e di nessuna azione. Parole parole parole. Le stesse parole che sono come gelidi coltelli nel rapporto con la moglie Nihal, altra figura esemplare nella tessitura di Ceylan, altra portatrice (in)sana di un umanesimo superficiale.

L’immobilismo di Aydin, uomo colto, a tratti ragionevole e onesto, è una dichiarata ma troppo insistita metafora di una Turchia incapace di cambiare, di adeguarsi, di entrare in una dimensione finalmente moderna. Ricchezza e arroganza sono le catene che impediscono ad Aydin di vivere serenamente il suo ovattato ritiro, sono la zavorra che blocca l’intellighenzia turca. Ma è nella reiterazione esasperata dei dialoghi e nel didascalismo nelle metafore che Winter Sleep diventa ridondante, la scrittura gratuita, la messa in scena uno sfoggio alla lunga poco fertile.

Note
1. La voce della steppa, se solo ci si potesse abbonare…
Info
Il trailer di Winter Sleep.
Winter Sleep sul sito del Festival di Cannes.
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