The Search

The Search

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Hazanavicius torna in concorso a Cannes con The Search, remake dell’omonimo film di Fred Zinnemann. Il risultato è un dramma bellico schematico e retorico. Meno brillante del solito Bérénice Bejo, affiancata da Annette Bening.

Il passo più lungo della gamba

Sullo sfondo della guerra in Cecenia nel 2000, si intrecciano i destini di quattro vite. Carole, che si occupa di diritti umani per conto dell’Unione Europea, conosce Hadji, un ragazzino di nove anni che si rifiuta di parlare. Traumatizzato dagli orrori a cui ha assistito, Hadji è convinto di essere l’unico sopravvissuto della sua famiglia, ignorando che la sorella Raissa è ancora viva e alla ricerca dei due fratelli. Kolja, invece, è un russo di vent’anni, un giovane uomo reso disumano dall’esercito e trasformato in un soldato capace di uccidere i civili senza alcun rimorso… [sinossi]

Non bastano ad Hazanavicius e alla sua ultima fatica, The Search, l’eleganza di Bérénice Bejo, l’esperienza di Annette Bening e la discendenza nobile da Fred Zinnemann. Remake dell’omonima pellicola del 1948 [1], diretta con mano ispirata dal cineasta viennese, The Search è un (melo)dramma bellico retorico, superficiale, persino poco onesto nel tratteggiare il nemico russo. Non sono certo la violenza e la brutalità dei soldati a lasciarci di stucco, ma le dinamiche frettolose e soprattutto schematiche che trasformano la giovane recluta Kolja (Maksim Emelyanov, volto interessante) in una macchina ammazza civili e in un cinico metteur en scène delle atrocità, delle esecuzioni sommarie, di quello che è a tutti gli effetti un genocidio. Ma è l’intera operazione a grondare retorica, nonostante l’incipit che sembrerebbe promettere un certo realismo o addirittura uno sguardo senza filtri o sovrastrutture. Invece è solo uno stratagemma narrativo, alla fine ridondante e superfluo, come tutta l’architettura del racconto, la disposizione temporale.

Preso di peso da Perm, 2300 km dal conflitto, il giovane soldato Kolja viene letteralmente scaraventato all’inferno. Un percorso, almeno dal punto di vista morale, senza ritorno. Tema interessante, ma sacrificato per fare un po’ di posto (troppo…) alle altre due direttrici narrative: il viaggio di Raissa alla ricerca del fratellino e il rapporto tra il piccolo Hadji e la bella, sensibile e profondamente ingenua Carole, portabandiera dei diritti umani.
Alla mutazione mostruosa di Kolja si contrappone quindi la maturazione e presa di coscienza di Carole, inizialmente tratteggiata come una sprovveduta, soprattutto nel gestire i rapporti con i suoi superiori e l’Unione Europea. Emblematica, in questo senso, la sequenza dell’intervento all’EU, con tanto di panoramica sui politici distratti, annoiati, in altre faccende affaccendati. Ritroviamo la stessa ingiustificabile ingenuità nel rapporto con Hadji – la sequenza del disegno della casa è una sorta di pietra tombale sul personaggio della Bejo.

L’odissea tragica di Hadji e Raissa è filtrata da uno sguardo occidentale, da una prospettiva smaccatamente hollywoodiana. Hazanavicius strizza più volte l’occhio agli spettatori (tra le tante, la sequenza del ballo), si dilunga in inutili sottolineature, banalizza le dinamiche dell’Unione Europea e dell’ONU. Nonostante le probabili buone intenzioni, il corposo budget e la puntuale messa in scena, il regista e sceneggiatore di origine lituana non si dimostra all’altezza di argomenti così delicati e complessi. Da The Artist alla Seconda guerra cecena. The Search è il passo più lungo della gamba.

Note
1. Il titolo italiano del The Search di Zinnemann è Odissea tragica. Nel cast Montgomery Clift, Ivan Jandl, Aline MacMahon e Wendell Corey.
2. Di produzione francese, The Search ha comunque un respiro da box office internazionale, confermando le ambizioni dell’industria cinematografica transalpina. Nel bene e nel male, la Francia riesce a misurarsi con blockbuster e affini.
Info
The Search sul sito del Festival di Cannes.
Il trailer originale di The Search.
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