Brooklyn’s Finest

Brooklyn’s Finest

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Corruzione, soldi sporchi, droghe, sangue e tanto piombo, Antoine Fuqua torna alle atmosfere crude e marce del fortunato e adrenalinico Training Day per dare vita con Brooklyn’s Finest a un poliziesco metropolitano vecchio stampo.

Nel posto sbagliato al momento giusto

Eddie, Sal e Tango sono tre insoliti poliziotti, ciascuno in lotta con i propri demoni che lavorano nel 65° Distretto, una delle zone più pericolose a nord di Brooklyn. I tre non sono mai destinati a incontrarsi, finché una notte un blitz antidroga li conduce nello stesso luogo dove si scatena l’inferno. Insomma, nel posto sbagliato al momento giusto… [sinossi]

Antoine Fuqua torna alle atmosfere crude e marce del fortunato e adrenalinico Training Day per dare vita con Brooklyn’s Finest a un poliziesco metropolitano vecchio stampo, che ha nel mix di azione e tensione la sua carta vincente e tra gli ingredienti principali copiose dosi di corruzione, soldi sporchi, puttane, droghe, sangue e tanto piombo. L’ultima fatica del regista di Pittsburgh, dopo le non convincenti parentesi storico-belliche (L’ultima alba e King Arthur) e la timida ma apprezzabile risalita con il pirotecnico Shooter, regala allo spettatore di turno 140 minuti di sali e scendi senza sosta che vedono nello strepitoso epilogo la perfetta chiusura del cerchio. Fuqua e lo sceneggiatore Michael C. Martin fanno propria la lezione così cara al duo Arriaga/Iñárritu e al premio Oscar Paul Haggis, portando sul grande schermo una storia polifonica che mette in scena un “valzer di anime” in cerca di redenzione che si sfiorano continuamente viaggiando su binari paralleli che finiranno con l’incrociarsi e deragliare. Struttura narrativa collaudata, ma tremendamente fragile e in perenne equilibrio precario, che il duo messicano di Babel e il regista di CrashContatto fisico spingono fino alla soglia del collasso uscendone però sani e salvi. Da parte sua, Martin consegna nelle mani di Fuqua un script solido ma che in più di un occasione perde spessore e consistenza lasciando dietro di sé qualche passaggio a vuoto e tempo morto di troppo, finendo con l’aggrapparsi con le unghie e con i denti alla bravura e alla fisicità del terzetto protagonista formato da Richard Gere, Don Cheadle, Ethan Hawke e da un outsider d’eccezione come Wesley Snipes. I tre protagonisti incarnano magnificamente altrettante sfaccettature del poliziotto, eternamente conteso tra il bisogno epidermico di giustizia e la tentazione di violarla. Non c’è la solita divisione tra “buoni” e “cattivi”, perché dietro una faccia apparentemente “pulita” può celarsi del marciume.

A conti fatti il gioco a incastri funziona, ma non sempre. Brooklyn’s Finest diventa così una sorta di mutazione di generi cangianti che vira continuamente dal dramma al poliziesco, passando per il thriller, l’action e il noir. In questo rondò di generi trovano spazio evidenti sottotracce, messaggi chiari rivolti allo spettatore che imbottiscono la storia di morale e accuse più o meno esplicite che richiamano al razzismo (vedi la scena del supermarket ad esempio), alla piaga delle bande di strada, al disordine della Società e alla corruzione all’interno delle forze dell’ordine. Ciò che stona e che non convince al 100% è proprio questo mix, perché nel passaggio da un genere all’altro in più di un’occasione lo spettatore finisce con il perdersi qualcosa per strada. Dunque, niente di nuovo sul fronte strutturale, ma comunque il tutto sembra ben orchestrato da un Fuqua che dal punto di vista registico tiene sempre in piedi il film, lo padroneggia tenendo il ritmo alto sul filo del rasoio, anche quando la debolezza di dialoghi e passaggi narrativi lo costringono a mettere delle toppe con qualche colpo di bigliardo tecnico-estetico per sviare l’attenzione dalla storia e dai personaggi, come accade spesso nella parte centrale. Da questo punto di vista, Fuqua sembra aver raggiunto quella maturità registica che nei lavori post-2001 sembrava essersi piegata definitivamente alle ragioni della spettacolarizzazione, della resa formale e del colpo ad effetto. In Brooklyn’s Finest siamo comunque lontani dallo strepitoso equilibrio tra script e regia ottenuto con Training Day, anche se in più di una scena si respira la stessa atmosfera febbrile di morbosa tensione.

Info
Il sito ufficiale di Brooklyn’s Finest.
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