I Magnifici 7

I Magnifici 7

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Presentato alla Mostra del Cinema di Venezia 2016, I magnifici 7 di Antoine Fuqua è un remake che si accontenta del restyling dei personaggi, per poi abbandonarli nel bel mezzo di una sceneggiatura che soffoca il respiro epico, allontanandosi sempre di più dal modello originale. Cast sontuoso, budget faraonico, poca sostanza.

So Far, So Good

Quando la città di Rose Creek si ritrova sotto il tallone di ferro del magnate Bartholomew Bogue, per trovare protezione i cittadini disperati assoldano sette fuorilegge, cacciatori di taglie, giocatori d’azzardo e sicari. Mentre preparano la città per la violenta resa dei conti che sanno essere imminente, questi sette mercenari si trovano a lottare per qualcosa che va oltre il denaro… [sinossi]

Volenti o nolenti, bisogna fare i conti con I magnifici 7 di Antoine Fuqua, remake non proprio necessario del western cult diretto da John Sturges – che, giova ricordarlo, distava anni luce dal modello originale, I sette samurai. Fuqua può contare su un cast da box office (Denzel Washington, Chris Pratt, Ethan Hawke, Lee Byung-hun) e un azzeccato restyling dei personaggi, con strizzatina d’occhio al politicamente corretto e al mercato internazionale. Vince per distacco l’orso vestito da uomo Jack Horne (Vincent D’Onofrio), ma meritano almeno una menzione il campione dei nativi Red Harvest (Martin Sensmeier) e il guascone Josh Faraday (Pratt). A parte i sette, il discorso sul capitalismo del cattivissimo Bartholomew Bogue, l’affascinante Haley Bennett e il refrain originale, tutto il resto scivola via, epica compresa.

Il cinema muscolare di Fuqua (Brooklyn’s Finest, Attacco al potere – Olympus Has Fallen, The Equalizer – Il vendicatore, Southpaw – L’ultima sfida) non riesce a scovare, o forse non prova nemmeno a cercare, la cifra stilistica per rielaborare l’immaginario western di Sturges. Immaginario a sua volta derivativo, sfruttato e scarnificato fino all’osso: in questo senso, I magnifici 7 è forse più accostabile ai vari sequel – Il ritorno dei magnifici sette (1966), Le pistole dei magnifici sette (1969) e I magnifici sette cavalcano ancora (1972) – o alla serie televisiva di fine anni Novanta, produzioni per il piccolo e grande schermo che, a differenza dell’improbabile remake sci-fi I magnifici sette nello spazio (1980) [1], si adagiano su un’idea affascinante, già esistente, limitandosi a cavalcarla a differente velocità – accelera Fuqua, per stare dietro ai consumatori di immagini hollywoodiane di oggi, per riempire i vuoti con l’adrenalina.

Abbozzata un’impalcatura potenzialmente interessante (il denaro come unico Dio, la chiesa che brucia, la composizione multietnica dei sette), che trova in Peter Sarsgaard un villain luciferino, Fuqua segue uno script meccanico (ricerca dei sette, primo scontro, addestramento dei paesani, scontro finale) senza riuscire a dare un senso compiuto ai magnifici e ai loro legami. In questo gioco di coppie da multiplo buddy movie (Faraday/Vasquez, Horne/Harvest, Robicheaux/Rocks, con Chisolm che agisce da battitore libero, unico sospinto da motivazioni personali), tra contrasti e similitudini, viene a mancare il collante emotivo, non si completa mai la parabola che porta dall’amicizia alla morte. Anche alcune entrare in scena, in primis la seconda di Robicheaux, sembrano fuori tempo, incapaci di mettere a frutto i fertili cliché del western.

Metafora storico-politica all’acqua di rose, I magnifici 7 ritaglia solo apparentemente dei ruoli significativi per i campioni delle varie minoranze, accontentandosi di una frettolosa superficialità e di una cittadina di fantocci. Ma è l’epica de I magnifici 7 ad apparire costantemente come una coperta corta: si veda, ad esempio, il vis-à-vis tra il giovane Red Harvest e l’indiano cattivo a servizio di Bart Bogue, che si riduce a una fulminea coreografia sanguinosa. A questi antieroi senza passato e senza futuro Fuqua e gli sceneggiatori Nic Pizzolatto e Richard Wenk concedono solo una entrata in scena, poche battute e (ad alcuni) una morte più o meno dignitosa. L’immagine delle croci, memorabile in Shichinin no Samurai, si riduce così a una copia sbiadita.

Note
1. Vale la pena segnalare nel cast de I magnifici sette nello spazio la presenza del redivivo Robert Vaughn, già pistolero nella pellicola di Sturges. Produttore esecutivo, ça va sans dire, Roger Corman.
Info
Il trailer italiano de I Magnifici 7.
La scheda de I Magnifici 7 sul sito di Venezia 2016.
I Magnifici 7 sul sito della Warner.
La pagina facebook de I Magnifici 7.
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