Toys in the Attic

Toys in the Attic

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La perfezione della tecnica, unita a un’inventiva mai stucchevole e mai in contrasto con lo sviluppo della storia, intaglia questa semplice fiaba in un gioiello. E, dopo aver goduto dei 74 minuti di Toys in the Attic, la memoria va subito a un altro Jirí…

Jirí, “figlio” di Jirí
(Another) Toy Story

Regna la pace sul regno dei giochi abbandonati finché Buttercup (Ranuncolo), una bella bambola, diviene l’oggetto del desiderio del crudele sovrano della Terra del Male, l’onnipotente Head, Testa di gesso. La violenta battaglia per salvarla riporta alla luce la forza dell’amicizia e il desiderio di perpetuare il buon vecchio mondo… [sinossi – Future Film Festival]

Passo Uno, il tuo nome è Repubblica Ceca. O meglio, in un mondo leggermente meno entropico il dizionario dei sinonimi e dei contrari riporterebbe, insieme a Stop Motion, anche la terra del rabbino Jehuda Low Ben Bezalel fra i lemmi degni di nota (che altro era, il Golem?). Più modestamente, e in accordo col terzo principio della termodinamica, spetta a me far da memento per la cosa. Toys in the Attic (aka In the Attic: Who has a Birthday Today?), lavoro più recente del già rodato Jirí Barta [1], ne è infatti una prova schiacciante: la perfezione della tecnica, unita a un’inventiva mai stucchevole e mai in contrasto con lo sviluppo della storia, intaglia questa semplice fiaba in un gioiello. E, dopo aver goduto dei suoi 74 minuti scarsi, la memoria va subito a un altro Jirí, quel Trnka [2] il quale, nonostante sia defunto da quarant’anni, sembra aver inciso un bell’Emet su tutta questa produzione. Un soffio vitale che anima meravigliosamente ogni singolo pupazzo, che ossigena tutto l’attico polveroso in cui vivono  i vetusti giocattoli protagonisti. E che li rende così vivi da far sfigurare le (poche) carnose comparse dei rari inserti live [3].

D’altronde, è il mondo intero ricostruito nella soffitta a essere pervaso di motilità, con anche gli oggetti più banali trasfigurati da materia bruta in puro racconto (gli stracci pterosauri fantasma, i cuscini e le federe che sembrano usciti dal Nuvolario, trattato di Nubignosia di Fosco Maraini, etc etc ad infinitum…). Ma non si deve pensare che  il film si riduca ad acrobazia animatoria, a vertigine del movimento. Come ho già ricordato, la tecnica non è fine a se stessa. Il virtuosismo produce narrazione. Ed è una storia meno reazionaria di quanto non potrebbe apparire a prima vista, visto che nella soffitta, fra i rimasugli dei “bei vecchi tempi”, c’è, a far da padrone, anche la paraphernalia totalitaria dell’altro ieri, materializzata nel busto in gesso di un socialista reale più sire che non marxista [4]. Così poco reazionaria da far interpretare il busto a un attore (uno dei pochi sapiens di cui sopra), a ricordarci che l’elegia del tempo andato riguarda solo le buone cose di pessimo gusto, non certo gli uomini. Concludendo, il lavoro di Jirí Barta ci offre l’occasione di meravigliarci per quanto poco sia (ben) utilizzata la stop motion, soprattutto nell’ambito del lungometraggio, rispetto alle sue reali potenzialità. E di sperare che il suo supplizio di Sisifo privato, Golem, non abbia a conoscere il Met prima del lieto fine.

Non tutta la Stop Motion viene bene. Prendete Gasparri.
Note
1. Nato nel 1948, il nostro è una vittima del crollo della cortina di ferro: mentre durante la Cecoslovacchia comunista la nazionalizzata industria del cinema gli aveva concesso di produrre 5 corti e un lungometraggio, il free market, e una probabile epurazione, lo hanno costretto al nulla per una quindicina d’anni.
2. Jirí Trnka (1912-1969), Regista e animatore principe del “paradiso” socialista Ceco, vincitore a Cannes nel ’46 e nel ’59 e “Walt Disney” dell’Est, secondo i suoi collaboratori. Dispiace sbrigarlo in due righe, ma avremo tempo di riparlarne.
3. N. B. Non solo ogni tanto compaiono dei fantasmi in potenza, ma il film si avvale anche di qualche sequenza in animazione tradizionale, quasi sempre quando si incrociano superfici rifrangenti (vetri), o comunque dimensioni altre della percezione (il treno, il sogno, tutti vettori di “viaggio stando fermi”).
4. Interessante è anche il fatto che questa figura sembri assommare il peggio dei due blocchi, visto che il corpo su cui poggia è una cassaforte.
Info
Toys in the Attic su CzechFilmCenter.
Il trailer di Toys in the Attic.
Il sito ufficiale di Toys in the Attic.
La pagina facebook di Toys in the Attic.
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