Oltre le regole – The Messenger

Oltre le regole – The Messenger

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È un film volutamente slabbrato, quasi episodico, Oltre le regole – The Messenger, in movimento su una linea piana, che non ha bisogno di verticali o di eventi climatici per trovare la propria sublimazione: un’opera che parla sottovoce, risoluta ma trattenuta, dolorosa ma grottesca, farraginosa e illuminante. Da applausi il terzetto di attori: Ben Foster, Woody Harrelson e Samantha Norton.

Lacrime artificiali

Aspettando il congedo che gli permetterà di dare l’addio definitivo all’arma, l’ufficiale William Montgomery, appena rientrato dall’Iraq, viene assegnato al servizio di notifica alle famiglie dei caduti. Affiancato dal Capitano Tony Stone, sarà testimone delle più disparate reazioni dei parenti delle vittime e rimarrà attratto da Olivia Pitterson, la moglie di uno di loro… [sinossi]

Più passano gli anni, più l’intervento militare statunitense in Iraq acquista le forme e la logica di altre missioni di guerra, sempre condotte da Washington nel corso del Novecento. La (sottile) differenza, almeno a giudicare dalle parole del Capitano Tony Stone, sta tutta nel fatto che «a Baghdad non si scopa»: mentre Saigon, Sarajevo, la famigerata Desert Storm, erano una sorta di bordello a cielo aperto per i soldati che avevano la (s)ventura di trovarvisi invischiati, la guerra al terrore, con tutte le sue implicazioni semplicisticamente religiose, non proporrebbe svaghi di sorta per le truppe a stelle e strisce.
Facezie a parte, uno dei grandi meriti di Oltre le regole – The Messenger, esordio alla regia di Oren Moverman dopo un decennio passato a ricevere elogi per le proprie sceneggiature (con il clamoroso I’m Not There di Todd Haynes a svolgere il ruolo di ideale zenith artistico), è proprio quello di lavorare sull’immaginario cinematografico collegato al mondo militare e cercare, sottotraccia, di scardinarne le certezze e i luoghi comuni. Diventa dunque doveroso precisare come, nonostante quella portata a termine da Moverman – che in fase di sceneggiatura si avvale della collaborazione di Alessandro Camon – non possa essere considerata un’opera rivoluzionaria, certamente allo stesso tempo non rappresenta l’ennesima incursione del cinema di Hollywood e dintorni nel war-movie.

La guerra, in Oltre le regole – The Messenger, è perennemente fuori campo: è possibile osservarne le conseguenze, con il reiterarsi delle missioni del Capitano Stone e del Sergente Montgomery nell’avvisare i parenti dei caduti della loro perdita, ma non viene mai fatta menzione di eventuali cause, né ci si sofferma in alcun modo su speculazioni di vario genere sulle operazioni portate avanti oltre oceano. Non è un film di guerra, e non è neanche un film sulla guerra: focalizzando l’attenzione su una scaturigine del conflitto solitamente sorvolata (probabilmente perché considerata, con grave margine di presunzione, scontata) come la necessità di un’elaborazione del lutto, Moverman e Camon concentrano lo sguardo della macchina da presa non sui defunti, ma sui sopravvissuti. Uno di questi è proprio il giovane Sergente Will, decorato e lodato eroe: il suo reinserimento nella società statunitense deve necessariamente passare per il confronto con chi dall’inferno iracheno ha fatto ritorno in una bara, come il marito della vedova di cui si invaghisce, e che inizia a frequentare. È un film volutamente slabbrato, quasi episodico, Oltre le regole – The Messenger, in movimento su una linea piana, che non ha bisogno di verticali o di eventi climatici per trovare la propria sublimazione: un’opera che parla sottovoce, risoluta ma trattenuta, dolorosa ma grottesca, farraginosa e illuminante. Un’opera che ragiona e si evolve per contrasti, come quello dei due caratteri dominanti, il capitano reso cinico dal suo stesso esistere e il sergente  fermo seguace del Giusto, protagonisti di una storia di redenzione – dalla colpa inespiabile di essere sopravvissuti – che si trasforma passo dopo passo in riflessione sull’amicizia virile, sull’amore, sulla comprensione.

Forse si può accusare Moverman di aver architettato una struttura portante fin troppo rifinita, destinata a una chiusura definitiva, probabilmente la scelta meno coraggiosa per affrontare un finale che avrebbe potuto elevare ulteriormente il film a metafora stessa dell’esistenza: ma si tratta a ben vedere di un crimine di poco conto, soprattutto a fronte di una scrittura dei personaggi così convincente, dolorosa, empatica eppure mai pronta alla superficiale assoluzione. Da applausi il terzetto di attori scelti per la bisogna: Ben Foster, Woody Harrelson e Samantha Norton delineano senza mai strafare tre personaggi dalla psicologia tutt’altro che di facile interpretazione, rifuggendo i cliché del genere (o amplificandoli per poi provvedere a una salvifica negazione, come fa un Harrelson raramente visto a questi livelli) per aderire alla messa in scena architettata da Moverman. Oltre le regole – The Messenger non è un’opera rivoluzionaria, come si accennava già in precedenza, ma racconta un universo raramente avvicinato dalla lente d’ingrandimento del cinema (viene in mente il solitamente sottostimato Giardini di pietra di Francis Ford Coppola), e lo fa con una partecipazione commovente. Perché la barbarica follia della guerra, la sua implacabile inutilità, la si può rintracciare anche (soprattutto?) nello spazio vuoto che ci crea accanto, in maniera inesorabile.

Info
Il trailer italiano di Oltre le regole – The Messenger.
Oltre le regole – The Messenger sul canale Film su YouTube.
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