Gallants
di Clement Cheng, Derek Kwok
Gallants è il nostalgico tentativo di Clement Cheng e Derek Kwok – impegnati insieme alla regia – di riportare in auge la commedia action d’arti marziali di cui Hong Kong fu patria d’elezione. La sfida è vinta solo in parte. Al Far East 2010.
Li pieghi ma non li spezzi!
L’imbranato Cheung viene mandato in trasferta lavorativa in un paesino. Qui suo malgrado finirà in mezzo alla faida di due vecchie scuole di kung fu. Si unirà a quella del Maestro Law che risvegliatosi dal coma rimetterà in sesto la squadra che nel frattempo aveva trasformato la palestra in una sala da tè. [sinossi]
Per tutti quei nostalgici che proprio non riescono e non vogliono togliersi dalla testa quello che la cinematografia hongkonghese (e più in generale quella orientale) ha saputo offrire alle platee nel ventennio che va dagli anni Sessanta agli Ottanta per quanto riguarda i cosiddetti kung fu movie, arriva sugli schermi il martial arts action Gallants. È a tutti loro che i registi Clement Cheng e Derek Kwok dedicano questa pellicola, sincero e “romantico” omaggio a un genere che nel passato ha “partorito” indimenticabili cult e che adesso, purtroppo, arranca regalando rari colpi di coda. Il duo hongkonghese punta diritto al cuore dei fan e firma un film che mescola azione e comicità, rispettando gli elementi chiave del filone. La chiave comica si fa largo tra le coreografie, dando di fatto origine a un mix tanto caro alla kung fu comedy in stile Jackie Chan, che non tanto tempo fa si è riaffacciata in sala in salsa parodistica grazie a Stephen Chow e al suo Kung Fu Hustle. Motore portante dell’operazione è ovviamente il fattore “nostalgia” e forse proprio per questo che, per far rivivere sullo schermo i bei tempi che furono, gli autori si sono affidati a volti storici del cinema marziale, da Teddy Robin Kwan a Siu-Lung Leung, passando per Kuan Tai Chen, che prestano in maniera ammirevole corpo e anima per interpretare gli arzilli e letali vecchietti.
Come è logico che sia, sbagliato è cercare e pretendere dal film di Cheng e Kwok l’originalità. L’esiguo plot intorno al quale ruota la storia di Gallants è costruito, infatti, sui cliché del genere e su un continuo gioco citazionistico che vuole a tutti i costi spingere lo spettatore a rammentare scene e sequenze perse nel tempo tra gli scaffali degli appassionati. Di conseguenza viene automatico trovarsi a fare i conti con uno script che più che alla storia in sé punta sulla rievocazione e sull’intrattenimento puro e semplice. Desiderio di rievocare che nel caso di Gallants si spinge ben oltre il territorio nazionale, attraverso una colonna sonora che fa eco e trae ispirazione da quelle che avvolgevano le immortali immagini dei celebrati “spaghetti western”. L’operazione prosegue poi con la veste grafica scelta dai due registi per confezionare il film, stilisticamente plasmata a immagine e somiglianza di quella che caratterizzava la fonte originale al quale prova a rifarsi. E come una reazione a catena anche tecniche di ripresa e approccio registico finiscono con l’inseguire, purtroppo zoppicando vistosamente, la matrice. A nulla serve l’espediente della sequenza d’animazione usata per mostrare l’artefatto chiarificatore, diversamente da quanto avvenuto con esiti decisamente migliori nel primo Kill Bill per raccontare la triste storia di O-Ren Ishii, se non per provare a spezzare la linearità cronologica della narrazione.
Ecco ci allora al cospetto del più classico dei racconti, quello del confronto fra scuole di arti marziali rivali chiamate a difendere l’onore e il proprio nome (qui non bisogna sforzarsi più di tanto per riconoscere il debito nei confronti di Dalla Cina con furore), animato da personaggi calcati sul modello tradizionale che per forza di cose e del peso degli anni sono costretti a spingere sul pedale dello humor, piuttosto che sulla componente fisica. La pellicola si poggia proprio sulle gag per non naufragare, in quanto la componente coreografica, fatta eccezione per qualche lampo e scambio riuscito, lascia un po’ a desiderare in fatto di spettacolarizzazione del gesto. Nemmeno tecniche collaudate come il wire work e il lavoro di post-produzione riescono in tal senso a rendere più efficaci delle coreografie che, a conti fatti, risultano ben al di sotto degli standard al quale il cinema di arti marziali made in Hong Kong ha abituato.
- Genere: action, arti marziali, commedia
- Titolo originale: Da lui toi
- Paese/Anno: Hong Kong | 2010
- Regia: Clement Cheng, Derek Kwok
- Sceneggiatura: Derek Kwok, Clement Cheng, Frankie Tam
- Fotografia: O Sing-pui
- Montaggio: Hui Wai-kit
- Interpreti: Chen Kuan-tai, JJ Jia, Leung Siu-Lung, Lo Mang, MC Jin, Teddy Robin, Wong You-nam
- Colonna sonora: Teddy Robin, Tommy Wai
- Produzione: Focus Films
- Durata: 100'

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