Bakroman

Vincitore del premio per il miglior documentario della sezione Italiana.doc al Torino Film Festival 2010, Bakroman dei gemelli De Serio conferma la statura cinematografica, intellettuale e politica dei due fratelli.

Sono un ragazzo di strada

“In lingua moré (Burkina Faso) “bakroman” significa “ragazzo di strada”: nelle strade di Ouagadougou (capitale del Burkina Faso) più di seicento ragazzi vivono senza niente da mangiare, né un tetto sotto cui dormire. Eppure, si sono uniti in un “sindacato”, per difendere i propri diritti e coltivare le proprie speranze. Per poter uscire, un giorno, dalla strada.” [sinossi]

“Per aver saputo unire la forza e la consapevolezza di un linguaggio cinematografico forte ad un’attenta sensibilità nei confronti dei personaggi.” Con la seguente motivazione Bakroman di Gianluca e Massimiliano De Serio si è aggiudicato il Premio per il miglior documentario della sezione Italiana.doc alla 28esima edizione del Torino Film Festival, riconoscimento assegnato dalla prestigiosa giuria internazionale composta da Carlos Casas, Gianfranco Rosi e Ana Isabel Strindberg, che si è pronunciata scegliendo tra una rosa di dieci titoli. L’ultima fatica dei prolifici e pluri-premiati fratelli torinesi è un viaggio intenso e toccate fra i quartieri, i vicoli e le strade disastrate di Ouagadougou alla scoperta delle voci e dei  volti degli adolescenti che cercano disperatamente di sopravvivere ad una drammatica esistenza segnata e consumata dalle droghe, i furti, l’alcol, la violenza e la piaga della pedofilia. Un’opera capace di scavare nel dolore attraverso uno sguardo partecipe ma rigoroso, lontano dalla banalità e dalla mercificazione della sofferenza altrui, in grado di regalare più di un sorriso alla platea di turno.

Con Bakroman i fratelli De Serio firmano un nuovo capitolo del loro personalissimo tour in quello che si potrebbe considerare a tutti gli effetti il “mondo degli altri”, popolato da esistenze alla deriva costrette a fare i conti quotidianamente con una condizione di invisibilità. Dopo aver affrontato nei lavori precedenti temi come l’integrazione e l’immigrazione nel nostro Paese (da Maria Jesus a Mio fratello Yang, da Zakaria a L’esame di Xhodi), questa volta i due registi oltrepassano i confini nazionali per raccontare con lo stile, il linguaggio e le modalità narrative che li contraddistinguono una realtà estrema, lontana anni luce da quella che abitualmente sono chiamati prima ad osservare e poi a catturare. Che si tratti della periferia nostrana o dei quartieri poveri di una città del Burkina Faso, la consapevolezza e la solidità drammaturgica e visiva dei filmakers piemontesi resta comunque inalterata. Lo sguardo della videocamera si fonde con il loro fino a penetrare negli angoli più remoti delle anime raccontate.

In Bakroman, i De Serio pedinano i protagonisti, li inseguono, ma soprattutto scavano nei loro occhi alla ricerca del non detto, ossia di quel rimosso o di quel sotterrato che il dolore ha trasformato nel tempo in una condizione necessaria alla sopravvivenza umana in un ambiente ostile come la strada. Ciò che sorprende e che rappresenta senza alcun dubbio il punto di forza dell’operazione è che quello stesso silenzio imposto ai protagonisti si trasforma nel documentario in una ribellione fatta di parole, pensieri e volontà di riscatto. Gli autori optando per la più classica delle ripartizioni in capitoli (coincidenti con i luoghi esplorati o con i singoli casi degli adolescenti esaminati), senza però avvalersi delle interviste frontali, scelgono senza filtri censori di raccogliere proprio quegli atti di protesta, di confronto e di dibattito. Il risultato è un film sulla speranza e sulla volontà di riscatto, che dimostra la possibilità di fare un film ambientato in Africa che non parli e non mostri solo ed esclusivamente lacrime e sangue.

Info
La scheda di Bakroman sul sito del TFF.

  • bakroman-2010-gianluca-de-serio-massimiliano-de-serio-01.webp

Articoli correlati

Array
  • Venezia 2020

    spaccapietre recensioneSpaccapietre

    di , Con una descrizione puntuale, livida eppure credibile, di un macrocosmo come quello del caporalato, Spaccapietre ricerca l’equilibrio tra la dimensione politica e quella più intima del racconto: un equilibrio perseguito ma non sempre raggiunto, che tuttavia non impedisce l’emergere i momenti di buon cinema.
  • Venezia 2015

    Intervista a Gianluca e Massimiliano De Serio

    Con I ricordi del fiume, Gianluca e Massimiliano De Serio, partendo dalla documentazione degli ultimi mesi di vita del campo nomadi Plat di Torino, hanno realizzato un film che ragiona sull'universale concetto di casa/rifugio. Li abbiamo intervistati a Venezia.
  • Venezia 2015

    i-ricordi-del-fiumeI ricordi del fiume

    di , La documentazione del processo di smantellamento di una delle più grandi baraccopoli d'Europa dà luogo in I ricordi del fiume di Gianluca e Massimiliano De Serio a un dolente ritratto sulla fragilità dell'abitare. Fuori concorso a Venezia 2015.
  • Archivio

    Sette opere di misericordia RecensioneSette opere di misericordia

    di , Sette opere di misericordia è un’opera ostica, eccentrica rispetto alla produzione italiana, capace di stordire e di sorprendere, soprattutto per la sua compattezza stilistica. Un’opera di testa e cuore, teorica e corporale, il cui discorso è contenuto interamente nella sua forma.