Sono il numero quattro

Sono il numero quattro

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Il taglio fumettistico della vicenda appare zoppicante così come le poco empatiche digressioni sentimentali, mentre prende forma un blockbuster adolescenziale povero di carattere, che si limita a riprodurre schemi già visti. Accompagnato da una colonna sonora furbetta, Io sono il numero quattro non lascia nulla al non-detto, inibendo ogni autonomia interpretativa dello spettatore.

It’s the final countdown

Ci sono tre morti. Chi sarà il quarto? L’ adolescente John Smith è inseguito da spietati nemici incaricati di distruggerlo. Per far perdere le proprie tracce, John, insieme al suo tutore Henri, cambia identità e si sposta da una città all’altra, allontanandosi sempre più dal suo passato. Dopo essere approdato in una cittadina dell’Ohio, John vivrà esperienze impreviste, che gli cambiano la vita. Rincontra il suo primo amore, scopre di possedere capacità particolari e conosce altre persone che condividono il suo incredibile destino… [sinossi]

Adattamento cinematografico del romanzo I Am Number Four di Pittacus Lore (pseudonimo di James Frey e Jobie Hughes), primo capitolo di una saga di sei volumi, Io sono il numero quattro di D.J. Caruso – già alla guida di due recenti thriller come Disturbia ed Eagle Eye – è un progetto che ha cercato di individuare la propria forza nel connubio di stimoli espressivi: da un lato i classici schemi dell’action sovrannaturale, dall’altro il ricco humus della produzione televisiva. Non è un caso che fra i firmatari della sceneggiatura ci siano due penne come quelle di Al Gough e Miles Millar, che nel loro curriculum vantano anche la creazione di una serie di successo come Smallville.

Il pianeta Lorien è stato conquistato dai pericolosi Mogadoriani che ne hanno sterminato la popolazione: nove bambini alieni sono scampati al massacro e si sono rifugiati sulla Terra, l’uno separato dagli altri, cresciuti e protetti dai loro “guardiani”. I giovani sono destinati a sviluppare dei super-poteri e per questo i Mogadoriani danno loro la caccia, uccidendoli secondo la progressione numerica che li contraddistingue: il numero Quattro, prossimo nella lista, si rifugia in una piccola cittadina dell’Ohio.

Thriller costruito su atmosfere e ambientazioni da teen-movie, Io sono il numero quattro è un prodotto commerciale rivolto soprattutto a un target di fruizione giovanile e l’intero appeal della pellicola è costruito attraverso la ricostruzione e la riproposizione di stilemi e caratteristiche visive e narrative già ricorrenti in altre operazioni di recente successo: suggestionato dalla potenza commerciale della saga di Twilight, D.J. Caruso finisce per dar vita a un prodotto ibrido che innesta nel territorio dell’action sovrannaturale il seme della storia d’amore confezionata – proprio come nel caso dei romanzi firmati da Stephenie Meyer – senza dimenticare di fare riferimento a una diversità non poco rilevante. Il concetto di identità e di diversità è difatti la chiave – per la verità ben poco celata – che sta alla base del disegno di Caruso: valicando i confini extra-terrestri che portano allo spiazzante confronto fra alieni e umani, la riproposizione del tema dell’isolamento, della ribellione e dell’inquieto rapporto con i propri simili ingrana perfettamente con i delicati meccanismi della vita liceale.
In questo senso l’immaginario del serial tv rappresenta senz’altro una costante non solo nella ricostruzione delle location o più in generale dell’atmosfera della pellicola, ma anche (e soprattutto) per quanto concerne le dinamiche fra i personaggi: la high school di provincia che fa da palcoscenico all’azione è un territorio stereotipato, dove i personaggi si muovono sul confine della caricatura (il nerd fissato con l’ufologia, la cheerleader redenta, i belli & bulli) e non c’è spazio per un’incursione emotiva che scalfisca la generale superficialità con la quale vengono affrontate le varie situazioni. La realtà è che la traccia sentimentale – decisamente prevedibile – appare fortemente appannata in un progetto che al contrario sembra prediligere la spettacolarità di alcune sequenze (la scoperta dei super-poteri da parte di John, i furibondi combattimenti fra i Mogadoriani e i superstiti di Lorien): gli elementi action e gli effetti visivi rappresentano il fiore all’occhiello di un film fondamentalmente privo di autentici slanci espressivi, forse troppo poco coraggioso nel distanziarsi da lavori simili (Jumper, ma anche G.I. Joe).

La regia rigorosa e solida, ben gestita soprattutto nei momenti più concitati dell’azione, sopperisce alle carenze di uno script che manca di incisività e che soprattutto nella gestione dei dialoghi appare spesso poco all’altezza del profilo epico che talora sembra inseguire Caruso (la comicità involontaria è sempre in agguato): il taglio fumettistico della vicenda talvolta appare zoppicante così come le poco empatiche digressioni sentimentali, mentre prende forma un blockbuster adolescenziale tendenzialmente povero di carattere, che si limita a riprodurre schemi già visti.
Accompagnato da una colonna sonora furbetta (Beck, Adele, The Temper Trap…), Io sono il numero quattro non lascia nulla al non-detto, inibendo ogni autonomia interpretativa dello spettatore: D.J. Caruso ha cercato di riprodurre la suspance di un thriller adolescenziale puntando sull’associazione fra un ambiente del mondo reale e una mitologia aliena, ma la contrazione espressiva fra action e dramma non sempre sembra mantenere vigile la tensione, dando vita a qualche lungaggine eccessiva.

Info
Il trailer di Io sono il numero quattro.

  • Io-sono-il-numero-quattro-2011-dj-caruso-01.jpg
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