My Best Enemy
di Wolfgang Murnberger
My Best Enemy prende spunto da una storia realmente accaduta durante il dominio nazista, che il regista Wolfgang Murnberger prova a maneggiare con toni da commedia. Il risultato purtroppo è maldestro, nonostante l’impegno del cast, a partire da un ottimo Moritz Bleibtreu. Fuori concorso alla Berlinale.
Superficialità al potere
Polonia 1943. Una strana coppia formata da un prigioniero dei campi di concentramento e un capitano delle SS, si libera dalle macerie di un aeroplano schiantatosi al suolo. I due sembrano stranamente molto famigliari… Vienna 1938. Victor Kaufmann, il figlio di un mercante d’arte e Rudi Smekal, sono stati amici per la pelle fin dall’infanzia. Rudi, di origini povere, è debitore dei genitori di Victor che lo trattano ormai come uno di famiglia. Allo stesso tempo sono anche rivali, i due competono per l’amore della bellissima Lena. [sinossi]
Si può parlare del nazismo e della seconda guerra mondiale in tono leggero nonostante sia il fulcro di una storia e non soltanto un elemento marginale? Fino ad oggi sembrava di no; chi aveva avvicinato il dramma dell’olocausto e parlato delle azioni spregevoli del terzo reich sul grande schermo senza un profondo, dovuto, atto di contrizione o di condanna, lo ha fatto soltanto nelle parodie che prendono in giro il nazismo stesso. Wolfgang Murnberger con My Best Enemy, ci prova, ma con scarsi risultati, raccontando una storia seria, una vicenda di amicizia e di tradimento, di orgoglio e di senso di appartenenza, una storia i cui toni molti hanno già approcciato con migliori risultati. Il suo film è comunque tratto da una storia vera quindi necessariamente drammatica visto il periodo e lo svolgimento, ma portata avanti con un linguaggio molto più da commedia, molto vicino a quella forma cinematografica che negli Usa è nota (con un certo abuso del termine) detta dramedy che in fondo, se guardiamo con attenzione, viene bene soltanto agli americani stessi che l’hanno inventata. Invece Murneberger, si avventura lo stesso nel tentativo e ci presenta Victor Kaufmann, ebreo, figlio di un importante gallerista di Vienna negli anni ’30, nel pieno dell’espansione del nazionalsocialismo di Hitler, che si ritrova tra le mani un disegno originale di Michelangelo. Saputa la notizia, i nazisti decidono di appropriarsi del manufatto per poterlo regalare a Mussolini come segno di amicizia e di rafforzata unione tra i due governi. I Kaufmann fanno di tutto per nasconderlo alla polizia austriaca ormai serva dei nazisti, ma a causa del tradimento del miglior amico di Victor, Rudi, passato dalla parte del reich, si ritrovano depredati dell’oggetto e deportati nei campi di lavoro. In realtà quello arrivato tra le mani di Rudi è una copia. Scoperto l’inganno, tutti gli sforzi dei nazisti sono rivolti a recuperare il disegno originale di Michelangelo e a evitare un possibile incidente diplomatico con il duce.
Fin qui i canoni classici delle narrazioni che hanno come oggetto il periodo storico che va dalla metà degli anni ’30 fino al dopoguerra, non subiscono nessuno scossone particolare. Victor (un comunque bravo Moritz Bleibtreu) è presentato come un giovane ricco e abbastanza spensierato, con una famiglia che non gli fa mancare nulla ma che in questo modo non lo ha mai posto nelle condizioni di prendersi le sue responsabilità. Un ragazzo che si trova adulto da un momento all’altro e scopre nello stesso istante cosa vuol dire essere tradito ed essere discriminato. Tutti i personaggi di contorno, dai genitori alla fidanzata, sono fedeli agli stereotipi narrativi consueti, ma fino a qui niente di speciale. Ciò che stupisce, è come il regista austriaco porti invece avanti la storia scritta da Paul Hengge. Tra ufficiali del reich tanto spietati quanto inetti che si lasciano prendere in giro da un banale travestimento, frasi fatte sull’amicizia e sulla fiducia, una serie di snodi narrativi e colpi di scena molto più adatti a un prodotto televisivo che all’intensità che deve avere un’opera cinematografica su questa tematica, la vicenda va avanti mestamente telecomandata, prevedibile e poco originale. Ma soprattutto, banalizza le dinamiche che hanno veramente causato le vicende stesse: la deportazione della famiglia Kaufmann è totalmente in secondo piano, quando in realtà ha una importanza fondamentale nell’atteggiamento di Victor e nel suo rifiuto di collaborare con i nazisti: una questione di disperazione, non di capriccio o di puro orgoglio, ma ciò è appena visibile. Quello su cui si punta invece è una sciocca serie di gag che vogliono sdrammatizzare, attenuare, alleggerire quello che si sta raccontando e cioè i soprusi, i meccanismi del potere nazionalsocialista radicato anche in Austria, la sofferenza di una famiglia di elevato rango sociale che si trova distrutta dal punto di vista morale e rischia di esserlo anche da quello economico. Ma no, la soluzione buona c’è per tutti, il disegno è recuperato, l’amore trionfa, la morte è fuori campo, un simpatico vecchietto che interpreta un critico d’arte, consente anche la vendetta sull’amico traditore che si era accaparrato la galleria. Insomma, tutto è bene quel che finisce bene.
La vicenda del disegno di Michelangelo e la biografia di Victor Kaufmann potevano essere prese come soggetto di un film molto più interessante e sensato. Purtroppo ne è uscita una commediola da prima serata, sdolcinatamente politically correct, dove i cattivi risultano tali più che per malvagità per coincidenza e stupidità, e i buoni sono talmente buoni che quasi riescono a perdonare i soprusi e a sfoggiare la propria superiore dignità in ogni occasione. La realtà non è stata assolutamente questa.
Info
My Best Enemy sul sito della Berlinale.
- Genere: commedia, drammatico
- Titolo originale: Mein bester Feind
- Paese/Anno: Austria, Lussemburgo | 2011
- Regia: Wolfgang Murnberger
- Sceneggiatura: Paul Hengge
- Fotografia: Peter von Haller
- Montaggio: Evi Romen
- Interpreti: Christoph Luser, Claudio Caramaschi, Georg Friedrich, Hans-Michael Rehberg, Hubert Mulzer, Karl Fischer, Klaus Manchen, Margherita Di Rauso, Marthe Keller, Merab Ninidze, Mirko Roggenbock, Moritz Bleibtreu , Rainer Bock, Udo Samel, Ursula Strauss, Uwe Bohm
- Colonna sonora: Matthias Weber
- Produzione: Aichholzer Filmproduktion, Samsa Film
- Durata: 95'


Berlinale 2011
Berlinale 2011 – Presentazione