The Man From Nowhere
di Lee Jeong-beom
Presentato al Far East Film Festival, The Man From Nowhere conferma l’elevatissima qualità delle produzioni sudcoreane e l’abilità dei registi e del comparto tecnico/artistico. Anche l’ottimo cast, arricchito dalla presenza del thailandese Thanayong Wongtrakul, è una costante che si ripete immancabilmente in (quasi) tutte le produzioni di medio/alto livello. A non convincere sono alcuni eccessi narrativi, soprattutto lo stiracchiato finale.
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Le apparenze possono ingannare. Dietro a un riservato proprietario di un banco dei pegni può nascondersi un’inesorabile macchina da guerra addestrata dai servizi segreti. Quando rapiscono una bambina, sua vicina di casa, i gangster non sanno di aver firmato la loro condanna a morte… [sinossi – programma Far East 2011]
Il film di Lee Jeong-beom è stato campione d’incassi in Corea del Sud nel 2010 ed è una più che significativa cartina tornasole dell’industria cinematografica coreana [1]. The Man From Nowhere (Ajeossi, 2010) è un perfetto esempio di blockbust post New Wave, con pregi e difetti che sembrano ripetersi meccanicamente nelle ultimissime stagioni. Spettacolare, tecnicamente pregevole, narrativamente discutibile, inattaccabile dal punto di vista attoriale, apprezzabile ma incapace di replicare la qualità dei successi degli anni del boom – non una rinascita, nonostante la Golden Age degli anni Cinquanta, ma una vera e propria esplosione, inaspettata e figlia di grandi cambiamenti politici, economici e sociali.
Al suo secondo lungometraggio dopo Cruel Winter Blue, presentato con buon successo durante la nona edizione del Far East, Lee Jeong-beom può contare sulla carismatica bellezza e sul talento di Won Bin (Brothers of war – Sotto due bandiere, Mother) e sul consueto livello produttivo del cinema made in Corea. Dal punto di vista squisitamente spettacolare, il regista-sceneggiatore mette in mostra alcune sequenze di grande impatto, in primis l’immancabile resa dei conti, un coreografico, sanguinoso e adrenalinico uno contro tutti: ambiente chiuso, stile arena, mattanza, sangue a volontà e nessuna pietà. Sono numerose le sequenze degne di nota: dal primo confronto coi gangster, persino ironico e divertente, alla lunga macro-sequenza della consegna/trappola per i malviventi, passando per il faccia a faccia nel bagno con l’altro misterioso e letale killer o la toccante e raggelante scena nella squallida stanza in cui erano tenuti prigionieri alcuni bambini. Lee, che nella scrittura dimostra meno controllo, sceglie a più riprese di ricorrere al fuori campo, giocando più sulla tensione e sull’immaginazione dello spettatore che sulla violenza diretta: una scelta particolarmente apprezzabile, che aumenta l’impatto emotivo e spettacolare delle scene in cui nulla viene celato. Assai efficace, in questo senso, l’utilizzo del prolungato fuori campo nella drammatica sequenza del ritrovamento del cadavere della madre di So-mi (la talentuosa piccola star Kim Sae-ron, già protagonista di A Brand New Life di Ounie Lecomte).
Tra suggestivi primi piani sugli intensi volti dei protagonisti, un sapiente utilizzo della macchina a mano (si veda la sequenza d’apertura con la polizia e il furto della droga), la dialettica campo/contro campo e via discorrendo, The Man From Nowhere conferma l’elevatissima qualità delle produzioni coreane e l’abilità dei registi e del comparto tecnico/artistico. Anche l’ottimo cast, arricchito dalla presenza del thailandese Thanayong Wongtrakul, è una costante che si ripete immancabilmente in (quasi) tutte le produzioni di medio/alto livello. A non convincere sono alcuni eccessi narrativi, soprattutto lo stiracchiato finale: Lee Jeong-beom inanella almeno sei o sette possibili finali, prolungando inutilmente una storia oramai conclusa. Anche l’utilizzo dei flashback appare superfluo: come in altre occasioni (si veda l’altalenante I Saw the Devil di Kim Jee-woon, pellicola che raggiunge vette assai più elevate ma che lascia un retrogusto ben più amaro di occasione mancata), i recenti blockbuster coreani sembrano seguire i dettami di Hollywood, prendendo lo spettatore per mano, sottolineando e chiarendo ogni aspetto narrativo, puntando sulla moltiplicazione dei finali. Manca, in definitiva, l’asciuttezza di thriller pregevoli come Memories of Murder di Bong Joon-ho o The Chaser di Na Hong-jin.
Spettacolare, teso e a tratti emozionante, The Man From Nowhere si carica di troppe sovrastrutture, rinunciando a un’essenzialità narrativa che, tra l’altro, sarebbe stata perfettamente in linea col titolo (e torniamo ai flashback che contestualizzano un superfluo passato).
Note
1. The Man From Nowhere ha venduto sei milioni e duecentomila biglietti, per un totale di quarantuno milioni di dollari statunitensi.
Info
La pagina facebook di The Man From Nowhere.
La scheda di The Man From Nowhere sul sito della CGHV.
- Genere: action, thriller
- Titolo originale: Ajeossi
- Paese/Anno: Corea del Sud | 2011
- Regia: Lee Jeong-beom
- Sceneggiatura: Lee Jeong-beom
- Fotografia: Lee Tae-yoon
- Montaggio: Kim Sang-beom
- Interpreti: Baek Su-ryun, Hong So-hee, Hwang Min-ho, Jeong Do-won, Jo Seok-hyeon, Jung Do-Won, Kim Hee-won, Kim Hyo-seo, Kim Sae Ron, Kim Seong-oh, Kim Tae-hoon, Kwak Do-won, Lee Jae-won, Lee Jong-pil, Nam Kyeong-eup, Son Sang-Kyeong, Song Young-chang, Thanayong Wongtrakul, Won Bin
- Colonna sonora: Shim Hyun-jung
- Produzione: Cinema Service, Opus Pictures, United Pictures
- Durata: 119'














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