Hors Satan

Hors Satan

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Con Hors Satan Bruno Dumont persegue nella sua ostinata messa in scena di un microcosmo macabro, magico e malato allo stesso tempo. Al Festival di Cannes 2011.

Sia fatta la tua volontà

Un solitario e ambiguo abitante di un villaggio francese uccide il violento padre di una giovane contadina… [sinossi]

Nella giornata in cui la proiezione stampa ha offerto il suo gran rifiuto a The Tree of Life, splendente capolavoro di Terrence Malick, la sessantaquattresima edizione del Festival di Cannes ha dato il benvenuto al simbolo stesso dei cineasti reietti, Bruno Dumont. Da quando nel 1997 il cinquantaduenne regista francese ha battezzato la sua opera prima (La vie de Jésus, titolo tradotto in italiano con il ben meno efficace L’età inquieta), è stato spesso e volentieri maltrattato nelle kermesse cinematografiche alle quali è stato invitato: il punto di non ritorno lo si raggiunse con ogni probabilità nel 2003 al Lido, quando venne presentato alla Mostra lo straordinario 29 Palms, subissato di fischi e “responsabile” di uno degli esodi più massicci che le sale della laguna rammentino. Il suo ritorno in scena, a due anni di distanza da Hadewijch, avviene all’interno della corposa selezione di Un certain regard, finora in grado di regalare alcune delle visioni più stimolanti e interessanti di questo festival, a partire da Restless di Gus Van Sant.

Ciò che era fin troppo preventivabile nell’accostarsi a Hors Satan – questo il titolo, come sempre spiazzante, dell’ultimo parto creativo di Dumont – è che la materia su cui si basa il film sarebbe stata trattata con uno stile del tutto dissimile a quello degli altri grandi autori europei contemporanei. Il cinema di Dumont infatti non assomiglia a nient’altro se non a sé stesso, capace com’è di disturbare anche lo sguardo meno ingenuo riuscendo al medesimo tempo a commuovere, con una messa in scena scarna ma dirompente, di un furore solo vagamente celato. Lo stesso furore che agita l’animo del protagonista di Hors Satan, figura a suo modo inclassificabile, sorta di santo satanico che interviene nelle vicende degli uomini e le donne che lo circondano perseguendo obbiettivi appena percepibili, e lontani comunque da una piena e completa comprensione. Hors Satan prende il via da un omicidio – quello del patrigno della ragazza che si accompagna all’uomo, gestito con il solito rigore della banalità che interviene sempre nella messa in scena della violenza nei film di Dumont – e si muove poi alla ricerca del senso della natura umana, in bilico perenne tra purezza e infamia, tra orrore e bellezza. L’uomo e la ragazza camminano, attraversano un territorio inospitale che va dal mare al sottobosco, osservando un mondo naturale che li commuove, e di fronte al quale si inchinano: la ragazza, protetta dal “salvatore” in ogni modo, fino alla conseguenza più estrema e impensabile, non ha neanche la forza di osservare le fiamme che incendiano l’arido e stepposo panorama.

L’indagine sull’umanità di Dumont, sempre inquadrata sul confine che divide il raziocinio dalla belluina espressione umorale, si arricchisce qui di una visione superomista che travalica il senso del reale, finora appiglio materiale mai disconosciuto dal cineasta francese. Hors Satan sfonda dunque le barriere del credibile, per lanciarsi in una sorta di teosofia neoplatonica allucinata e crudele in cui il divino non amministra il “bene” ma palesa altresì la propria potenza schiacciando gli esseri umani sia per dannarli (come nel caso del padre della ragazza, o del guardia boschi che ha tentato di baciarla) che per redimerli e salvarli – la bambina “indemoniata”, l’audace campeggiatrice – donando loro nuova vita. Ispido e di difficile maneggiabilità, Hors Satan è l’ennesima dimostrazione della profondità filosofica del cinema di Bruno Dumont, sempre deciso a sbattere la propria “verità” in faccia al pubblico, senza filtri di sorta. Una scelta che lo condanna all’inevitabile ostracismo per un parte della critica, e che gli impedirà – come al solito – di raggiungere il nostro paese. Un peccato, perché così facendo si pone il veto a uno sguardo imbastardito ma lucidissimo, pessimista ma capace di raccontare l’uomo nella sua complessità. Merce rara, di questi tempi.

Info
Il trailer di Hors Satan.
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