The Paperboy

The Paperboy

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La messa in scena leziosa e superficiale di The Paperboy conferma i dubbi sulle qualità registiche di Lee Daniels, già emersi dai primi film. In concorso a Cannes 2012.

Il nuotatore e il giornalista

Hillary Van Wetter aspetta di essere giustiziato nel carcere della Moat County, in Florida. L’uomo è accusato dell’omicidio di Thurmond Call, uno sceriffo che ha ucciso per odio razziale ben sedici neri. Ma Charlotte Bless, appassionata di casi estremi, ha scritto una lettera al Miami Times sostenendo che si sta per condannare a morte un innocente e il giornale, fiutando la pista, manda i suoi due migliori reporter nella Moat County. Sono Ward James, malinconico quanto ossessivo nella sua ricerca della verità, e il brillante e spregiudicato Yardley Acheman. Con l’aiuto di Charlotte i due conducono l’inchiesta… [sinossi]

Ha esordito appena sette anni fa alla regia, Lee Daniels, ma il suo cinema sembra già possedere tutte le peculiarità per poter essere considerato estremamente sovrastimato: dopo il mediocre thriller “cancerogeno” Shadowboxer, che pure può contare su un ristretto numero di esegeti, il cinquantaduenne regista di Philadelphia ha ricevuto il plauso internazionale con Precious, programmatico dramma civile che abusando di retorica e pietismo è riuscito nel 2009 ad accaparrarsi le simpatie del pubblico di mezzo mondo, transitando con soddisfazione sia al Sundance Film Festival che a Cannes, dove era inserito nella selezione di Un certain regard.

E proprio sulla Croisette, ma stavolta concorrendo alla corsa verso la Palma d’Oro, Daniels torna con la sua terza creatura cinematografica, l’atteso The Paperboy, tratto da un romanzo di Pete Dexter (lo stesso Dexter ha firmato la sceneggiatura del film insieme al regista). La storia, quella di un delitto per il quale è stato condannato (forse) un innocente, ambientata nella Florida ribollente di afa e instabilità sociale del 1969, poteva garantire una riflessione a tutto tondo sia sul genere – si tratta pur sempre di una detection, per quanto filtrata attraverso un buon numero di deviazioni dal percorso – sia sull’America del tempo che fu. E le ambizioni autoriali di Daniels sono palesate fin dai titoli di testa, interamente giocati su un (ab)uso di split screen e sulla distinzione tra immagini a colori e bianco e nero da battaglia, con un effetto da pellicola 16mm inserito in post-produzione. Peccato che il cineasta non sappia in realtà quale aspetto di The Paperboy debba prendere il sopravvento sugli altri: dopo essere partito come ritorno indietro nel tempo alla riscoperta dell’assassinio dello sceriffo il film, e aver introdotto il personaggio della serva Anita (interpretata da una dimessa Macy Gray, una delle poche sorprese positive del film), The Paperboy vira nettamente in direzione della descrizione della borghese vita familiare della famiglia Jansen, per poi concentrarsi sull’ossessione amorosa del giovane Jack/Zac Efron per Charlotte/Nicole Kidman e sul tentativo di Ward/Matthew McConaughey di provare l’innocenza del galeotto Hillary/John Cusack, condannato alla sedia elettrica. Una sceneggiatura ondivaga, incapace di prendere una direzione chiara, che sottolinea in maniera ulteriore l’assoluta frammentarietà di un’opera che vorrebbe puntare alla mescolanza tra cinema popolare e indagine su un’epoca storica, e si riduce a una banale incursione in un universo malato, dove erotismo e violenza si compenetrano l’uno nell’altra fino a  confondersi completamente.

I rimandi alle discriminazioni razziali e sessuali che agitavano le acque apparentemente calme della Florida negli anni della contestazione, raffigurate in scena sia nel personaggio di McConaughey, omosessuale represso che vive con vergogna la propria infatuazione per gli uomini di colore, sia nel confronto tra quello di Macy Gray (serva che vive sulla sua pelle la condizione di non integrata nella famiglia degli Jansen e nella società del Sunshine State) e quello di David Oyelowo (che veste i panni di Yardley Acheman, ambizioso giornalista londinese che ha conquistato una posizione di potere nonostante il colore della pelle), che in qualche modo ricorda lo scontro all black borghese/proletario che animava in parte Indovina chi viene a cena di Stanley Kramer. Ma entrambe le sottotrame, nonostante la presenza di un paio di scene madri, restano nell’ombra, incapaci di trovare una loro reale compiutezza cinematografica all’interno della pellicola.

Non aiuta, ovviamente, neanche la regia di Daniels, patinata e stolidamente classica, del tutto inadatta a raccontare i chiaroscuri, la violenza repressa ed esibita, le pulsioni (in)sane dei protagonisti: lo dimostrano in maniera lampante la sequenza del prefinale, dove il sangue scorre a fiumi, e quella dello scontro di Efron con le meduse in mare. Peccato, perché l’ambientazione di The Paperboy, con le Everglades a fungere da metafora dell’anima paludosa di una nazione rabberciata e ferita, avrebbe meritato davvero miglior sorte. Restano da annotare le belle interpretazioni della Kidman e di Cusack. Ma, almeno in questo caso, si tratta di ordinaria amministrazione.

Info
Il sito ufficiale di The Paperboy.
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