Iron Sky

Iron Sky

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In Iron Sky vi è un’ammirevole compenetrazione di toni epici, parodia, appeal fumettistico e intenzioni satiriche che, sul piano politico, risultano forse le più sottili. Se la traslitterazione iconografica del nazismo domina l’intero impianto visivo e concettuale del film, ammiccante è il legame che si crea nel modo più naturale possibile tra esso e l’insieme di tattiche e blindature propagandistiche di un imperialismo americano spaventosamente simile, per aggressività e istinti guerrafondai, a quello attuale, nonostante gli eventi vengano collocati nell’immediato futuro.

The Nazi Side of the Moon

La Seconda Guerra Mondiale è ormai agli sgoccioli. I Nazisti riescono miracolosamente a salvare dalla distruzione un segretissimo programma spaziale e scappare sul lato oscuro della Luna. Dopo 70 anni hanno messo in piedi una enorme fortezza spaziale, con tanto di armata di dischi volanti. Dalla segretezza assoluta all’attacco alla Terra il passo è breve: la flotta spaziale vuole invadere il Pianeta e governarlo in nome del Quarto Reich… [sinossi]

«Sono pazzi questi romani» è solito commentare il buon Obelix, a proposito di quei legionari presi regolarmente a randellate da lui e da Asterix. La stessa cosa, con infinito affetto, siamo tentati di dirla noi a proposito dei finnici. Ed è una vena di follia assai generosa e produttiva quella che anima talvolta il cinema finlandese. Si potrebbero scomodare addirittura i fratelli Aki e Mika Kaurismäki, che specie agli esordi insistevano sulla stravaganza di personaggi e situazioni fino a propiziare esiti demenziali, per quanto cosparsi di una certa malinconia: pensiamo soprattutto a Calamari Union per Aki, a Rosso per Mika. Datati entrambi 1985, peraltro. Ma in tempi più recenti il panorama si è arricchito di qualche astro nascente, come il giovane Antti-Jussi Annila, da cui è partito un tentativo ancor più dichiarato di rinnovare i generi ibridandoli con folle irriverenza. Sono suoi Jade Warrior (2006), una libera trasfigurazione del Kalevala contaminata con le pratiche del wuxia, e il tenebroso Sauna, horror anch’esso in salsa orientaleggiante ma ambientato in un passato di guerre nella regione scandinava. Ora, signori, tenetevi forte perché è arrivato il turno di Timo Vuorensola e di Iron Sky.

Da quella primigenia apparizione alla Berlinale Iron Sky ne ha fatta di strada, diventando per alcuni un piccolo cult, capace poi di generare curiosità in coloro che ancora non hanno potuto confrontarvisi. Finalmente tale momento è arrivato anche per il pubblico italiano, che per vederlo in sala si dovrà però accontentare di un doppiaggio a tratti fastidioso, colpa questa di un accento tedesco così caricato, in determinati personaggi, da far pensare a ormai datati sketch televisivi e numeri da avanspettacolo. Pazienza. Il film di Timo Vuorensola, pur con le sue piccole distrazioni a livello narrativo, è talmente incisivo sul piano dell’originalità, dell’inventiva, della volontà di rivisitare l’universo nazi (e non solo quello) con ficcante ironia, da risultare comunque godibile. Sarebbe anzi interessante approfondire le modalità che hanno portato il regista finlandese e il suo staff a mettere su una co-produzione internazionale, di certo onerosa, puntando con decisione sull’appoggio della rete: non solo la classica (e in questo caso assai remunerativa) raccolta fondi presso gli utenti del web, ma anche una sorta di brain storming, ormai ribattezzato crowd sourcing, attraverso cui si è cercato di raccogliere spunti per arricchire una sceneggiatura già molto cambiata dai tempi della prima stesura. Sarebbe bello investigare un po’ di più su simili processi creativi. Ma in questa sede è preferibile concentrarsi sui contenuti e sullo stile adottato nel film. Iron Sky si sviluppa a partire da notevoli intuizioni, in primis quella che vede due astronauti statunitensi, in missione sulla Luna per conto di una donna Presidente particolarmente opportunista e rapace, imbattersi addirittura nella base di alcuni nazisti sopravvissuti alla disfatta del Reich ed emigrati per disperazione sul nostro satellite. Per la singolarità del plot e per gli elementi satirici è difficile che in Italia non si pensi subito a Fascisti su Marte, l’operazione cinematografica e ancor prima televisiva di Corrado Guzzanti, nota peraltro al cineasta finlandese. A qualcun altro potrebbe invece venire in mente L’invasione degli astronazi, divertente lungometraggio amatoriale realizzato da Alberto Genovese, con tanto di dischi volanti a forma di svastiche. Oppure, per restare in tema, ci si potrebbe appigliare sul versante letterario a La svastica sul sole di Philip K. Dick. Ebbene, nonostante tutti i possibili depistaggi dell’immaginario, il film del finnico Timo Vuorensola ha innanzitutto il merito di avventurarsi nello spazio facendo leva su uno stile personale, che ruota intorno a una certa spregiudicatezza visiva e all’alternarsi di registri diversi.

In Iron Sky vi è infatti un’ammirevole compenetrazione di toni epici, parodia, appeal fumettistico e intenzioni satiriche che, sul piano politico, risultano forse le più sottili. Se infatti la traslitterazione iconografica del nazismo domina l’intero impianto visivo e concettuale del film, ammiccante è il legame che si crea nel modo più naturale possibile tra esso e l’insieme di tattiche e blindature propagandistiche di un imperialismo americano spaventosamente simile, per aggressività e istinti guerrafondai, a quello attuale, nonostante gli eventi vengano collocati nell’immediato futuro; icone impareggiabili di questa America reazionaria e attaccabrighe sono per l’appunto due donne, arpie conservatrici alla Sarah Palin, una delle quali è alla guida degli Stati Uniti grazie anche all’abilità dell’altra nel gestirle la campagna presidenziale. Ma c’è un’altra figura femminile importante nel racconto, Renate (una vera rivelazione la giovane Julia Dietze), maestrina tedesca cresciuta secondo apparentemente solidi ideali nazisti sul lato oscuro della Luna, all’ombra di un nuovo Fuhrer! L’incontro/scontro di questi e altri personaggi (impossibile non segnalare il reclutamento, tra le fila dell’ipotetico IV Reich, di un attore quale Udo Kier) è destinato a produrre scintille e regalare sorprese, tutte cose che qui sarebbe sciocco rivelare, fermo restando che le avventure lunari dell’astronauta di colore James Washinghton (notevole, nel ruolo, quel Christopher Kirby già insediatosi nell’immaginario fantastico grazie a Star Wars e a Daybreakers – L’ultimo vampiro), perso in un mondo alieno e (soprattutto) ariano, hanno qualcosa di irresistibile. Ed è così che il prode Washington si proporrà quasi come un novello Flash Gordon dalla pelle scura. Il piglio epico, avventuroso, s’impasta come accennato in precedenza con differenti livelli di parodia e humour; se Timo Vuorensola si dimostra spudorato, quasi sguaiato, nel fare il verso a determinate scene de La caduta – Gli ultimi giorni di Hitler del teutonico Oliver Hirschbiegel o addirittura de Il dottor Stranamore, ovvero: come imparai a non preoccuparmi e ad amare la bomba di Kubrick, optando quindi per una parafrasi diretta, il modo in cui introduce nel discorso la caricatura del Fuhrer studiata da Chaplin per Il grande dittatore raggiunge vertici di ironia e di sottigliezza tali da strappare applausi. Così come un eccellente livello di satira politica traspare dal confronto tra i grandi della Terra, riuniti d’urgenza per contrastare il tentativo di invasione nazista dallo Spazio; con menzione speciale per il rappresentante della Corea del Nord, un’apparizione fulminea ma davvero esilarante, la sua! Ci siamo dilungati un po’, nel parlare di quest’opera cinematografica forse un po’ sgangherata ma ricca di idee, eppure ci resta ancora da fare un appello: è consigliabile restare aggrappati alle poltrone fino al termine dei titoli di coda, perché nuovi sconvolgimenti planetari e un possibile sequel vengono prefigurati, proprio in corrispondenza delle ultime immagini.

Info
Il trailer italiano di Iron Sky.
La pagina facebook di Iron Sky.
Iron Sky sul canale Film su YouTube.
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