Disconnect

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A quasi due anni dalla presentazione veneziana esce in sala Disconnect, teso e ansiogeno cyber-thriller che segna l’esordio nel cinema di finzione del documentarista candidato all’Oscar Henry Alex Rubin. Un film sui pericoli della rete e sull’uso distorto che se ne può fare.

Intrappolati nella rete

Disconnect fonde molteplici storie che parlano di persone alla ricerca di legami umani nel mondo sempre connesso di oggi. Intense, strazianti e toccanti, le storie si intersecano con colpi di scena, che mettono a nudo una realtà scioccante nel nostro uso quotidiano della tecnologia che, facendo da mediatrice, definisce i nostri rapporti e, in fin dei conti, le nostre vite… [sinossi]

Il 12 luglio del 2012 oltre 450.000 credenziali d’accesso collegate ad altrettanti account utente di Yahoo! furono sottratte, causando enormi disagi a chi ne usufruiva e miliardi di dollari di danni alla società che aveva il compito di gestirle. Stando alle dichiarazioni diffuse dai responsabili dell’operazione, si è trattato di una vera e propria “azione dimostrativa”, progettata e messa a segna con il chiaro intento di mostrare come anche i provider siano in qualche modo attaccabili e come le coppie nomi utenti-password siano evidentemente poco protette. Ciò accadeva solo pochi mesi fa, ma c’è chi al cinema, arte alla quale è riconosciuto il merito di aver spesso anticipato i tempi, certi eventi li ha impressi sulla pellicola molto prima. Qualcuno un giorno disse: “Non sono le cose a nascere malate o distorte, ma malato e distorto può essere l’uso che se ne fa”. In tal senso, non tutto ciò che è oro luccica e proprio l’uso malato e distorto di Internet lo dimostra. Effetti collaterali che sono al centro delle storie raccontate in Disconnect.
Henry Alex Rubin nel suo folgorante esordio nel lungometraggio di finzione, dopo il pluri-premiato e candidato all’Oscar di categoria Murderball del 2005 (co-diretto con Dana Adam Shapiro), trascina lo spettatore e i personaggi che animano dall’interno il plot alla scoperta dei pericoli della Rete. Presentata ingiustamente Fuori concorso alla 69esima edizione della Mostra Internazionale D’Arte Cinematografica di Venezia, quando all’epoca avrebbe meritato senza alcun dubbio la selezione ufficiale, vuoi per il coinvolgente crescendo di tensione e ritmo che caratterizza la narrazione e la messa in quadro, vuoi per i contenuti di grande attualità che affronta con lucidità e spessore emotivo, l’opera prima del regista statunitense approda finalmente nelle sale nostrane nei primi vagiti del 2014. Si tratta di un film sul desiderio umano di rapporti veri e non effimeri, sul paradosso dell’incomunicabilità proprio quando la comunicazione negli ultimi decenni ha trovato nuovi sbocchi e canali, sul confronto generazionale, ma soprattutto sulla catena di causa ed effetto innescata da un uso distorto del web: dalla sottrazione d’identità come accaduto il 12 luglio del 2012 ai tentativi di frode, dalla violazione della privacy alla dipendenza, passando per la criminalità informatica e per le diverse forme di perversione che ne possono scaturire (pornografia, pedofilia, ecc…). Insomma, tutto ciò che nessuno era riuscito a portare sul grande schermo con tale forza, al di là di mediocri tentativi come ad esempio The Net o S.Y.N.A.P.S.E. – Pericolo in rete. Forse per questo The Social Network può essere letto come la genesi e Disconnect come la sua involuzione.

Ne viene fuori un cyber-thriller mascherato da dramma corale, acido e cupo nei colori, che rischia frame by frame di tingersi di rosso. La struttura drammaturgica è quella classica in tre atti, ma il modo in cui questa viene messa su carta e poi in immagini richiama inevitabilmente quello tipico di un Paul Haggis o di un Guillermo Arriaga. Il racconto si compone come un puzzle a incastro attraverso una concatenazione di tre macro-storie che, dopo aver viaggiato in parallelo, si incrociano nell’epilogo entrando definitivamente in collisione. La sceneggiatura è un esempio di equilibrio, perché abile nel palleggiare dall’una all’altra storia, dando a ciascuna il giusto spazio per evolversi. Peccato solo per una chiusura che non riesce a dribblare la tentazione di una facile riconciliazione dal retrogusto fin troppo benevolo. Rubin si appoggia a uno script solido e calibrato, attento alla scorrevolezza della narrazione, alla sua credibilità, ma anche alla gestione delle emozioni e delle atmosfere, oltre che allo sviluppo dei singoli personaggi. A giovarne sono il lavoro dietro e davanti alla macchina da presa, con una regia sempre efficace e in sintonia con le accelerazioni drammaturgiche del plot, messa al servizio di un’interpretazione di altissimo livello offerta alla platea di turno dall’intero cast (su tutti Alexander Skarsgård e Jason Bateman).

Info
Il sito ufficiale di Disconnect.
Il trailer originale di Disconnect.
Disconnect sul canale Film su YouTube.
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