Kumiko, the Treasure Hunter

Kumiko, the Treasure Hunter

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Il ritorno dei fratelli Zellner, con la storia tra il drammatico e il grottesco di una trentenne giapponese alla ricerca di un tesoro, e della propria vita.

Tratto da una storia vera

Una ragazza giapponese vestita di rosso, Kumiko, si aggira sulla spiaggia alla ricerca di qualcosa: in una grotta trova un tesoro nascosto, una vhs abbandonata sotto una pietra. Da questa scoperta parte un viaggio ossessivo verso il Minnesota, verso la valigetta abbandonata sotto la neve in Fargo dei fratelli Coen… [sinossi]

Tornano al lungometraggio i fratelli Zellner, e approdano nuovamente alla Berlinale dopo aver presentato nel 2012 Kid-Thing nella sezione Forum. Ed è ancora una volta Forum a ospitare Kumiko, the Treasure Hunter, folle racconto a metà tra la fiaba e il dramma ossessivo che vede per protagonista una trentenne giapponese convinta di poter rintracciare una valigetta piena di dollari seguendo le tracce lasciate da Fargo dei fratelli Coen. Il motivo? Quella scritta “tratto da una storia vera” che apre il film del 1996 e campeggia, ironicamente, anche nell’incipit di Kumiko, the Treasure Hunter. Già, una storia vera… Non è facile muoversi nell’universo dissociato dei fratelli Zellner – solo David, alla maniera dei primi Coen, firma la regia mentre entrambi si occupano della sceneggiatura –, perché l’instabilità umorale dei loro lavori, sempre in bilico tra dramma, tragedia, grottesco ed esplosione surreale, si muovono inevitabilmente su una linea destinata a saliscendi infiniti.

Il discorso vale anche per Kumiko, the Treasure Hunter, la cui storia si articola essenzialmente su tre livelli differenti: l’incapacità della protagonista a relazionarsi con il mondo che la circonda – nella sua ingenua follia arriva al punto da non saper distinguere la messa in scena di un film dalla “realtà” che lo stesso indaga –, l’incapacità che mostra il mondo esterno nello sforzo di comprenderla, e l’incontro/scontro tra la tonitruante Tokyo e gli innevati spazi deserti del Minnesota, sferzati da un vento gelido.
Paradossalmente, per quanto la prima parte del film, ambientata a Tokyo, risulti anche scritta in punta di penna, divertente e ricca di cambi di ritmo – con il coniglietto Bunzo a fare la parte del leone – è solo quando i Zellner abbandonano il Giappone per raccontare il Minnesota rurale che Kumiko, the Treasure Hunter trova una sua definitiva collocazione. La ricerca illusoria di Kumiko mostra finalmente la sua reale faccia, quella di una fuga da tutto e da tutti, che nasconde la disperata invocazione di una favola, ideale impossibile da materializzare perché cinematografico, per quanto tratto da “una storia vera”. Quando Kumiko cerca di baciare il poliziotto che l’ha soccorsa e che le sta dando una mano non fa altro che seguire in maniera pedissequa gli schemi del cinema classico, e ancor prima della fiaba: il salvatore come amante, senza alcuna sfumatura possibile.

Se nel west di John Ford nello scontro tra realtà e leggenda era quest’ultima ad avere la meglio, negli spazi desolati degli Zellner il duro scoglio del reale non può essere superato con altrettanta facilità. Come nella storia dell’uxoricida (per mano altrui) Jerry Lundegaard, in cui il grottesco si faceva strada senza mai prendere il posto della tragedia, anche in Kumiko, the Treasure Hunter l’eterna fuga nel gelo dell’inverno della terra dei diecimila laghi non può trasformarsi mai completamente in commedia. Nel rifiuto di Kumiko verso qualsiasi aiuto che non la assecondi nel suo assurdo progetto (le squallide telefonate con la madre, il già citato incontro con il poliziotto, l’anziana che la raccoglie sul ciglio della strada) si nasconde l’imperterrita volontà a non lasciarsi assoggettare da una realtà che ha però, in maniera inevitabile, già vinto in partenza. In Kumiko, the Treasure Hunter anche la risata più liberatoria (e non capita di rado), ha un retrogusto amaro. Ed è possibile, all’ultima apparizione di Bunzo, avvertire un groppo in gola. Cinema diseguale e forse incompiuto, quello dei fratelli David e Nathan Zellner, ma ricco di fascino e di umanità.

Info
La scheda IMDB di Kumiko, the Treasure Hunter
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