Montanha
di João Salaviza
Presentato alla Settimana della Critica di Venezia 2015, l’opera prima Montanha è un coming of age dal ritmo genuinamente indolente, spesso immerso nella penombra, affidato a dei volti che riescono a farsi paesaggio culturale dell’adolescenza. Figlio del cinema classico hollywoodiano, Salaviza cerca la giusta mediazione tra il rigore della messa in scena e la naturalezza dei corpi, tra parole e silenzi, tratteggiando un percorso di maturazione emotiva e sessuale, di (ri)avvicinamento tra madre e figlio e di elaborazione di un lutto annunciato.
L’età inquieta
Una calda estate a Lisbona. David, 14 anni, attende l’imminente morte del nonno, ma si rifiuta di fargli visita temendo il peso di questa terribile perdita. Sua madre, Mónica, passa le notti in ospedale. Il vuoto che il nonno sta lasciando costringe David a diventare l’uomo di casa. Ma lui non si sente pronto ad assumere questo nuovo ruolo eppure, senza accorgersene, più cerca di sfuggire all’età adulta, più gli si avvicina… [sinossi]
Ha le idee chiare João Salaviza, regista portoghese già premiato al Festival di Cannes e alla Berlinale per i cortometraggi Arena (2009) e Rafa (2012) e selezionato alla Settimana della Critica con l’opera prima Montanha, un coming of age dal ritmo genuinamente indolente, spesso avvolto nella penombra, affidato a dei volti che riescono a farsi paesaggio culturale dell’adolescenza. Salaviza immerge se stesso e il proprio cinema in una dimensione sospesa, in bilico tra infanzia ed età acerba, tra spensieratezza e prime responsabilità: il lavoro del regista lisboneta intreccia le suggestioni nostalgiche e autobiografiche con le esperienze dei giovani attori, con vite reali che la pellicola sembra voler accarezzare, coccolare, proteggere. Montanha trasuda consapevolezza, coerenza estetica e narrativa, rispetto per i soggetti e per i luoghi, per questa Lisbona nascosta, centro gravitazionale del cinema e della vita di Salaviza. Montanha è un’opera prima matura, il naturale proseguimento di un cammino iniziato con i cortometraggi (si veda, in particolare, Rafa), con il contributo tecnico e artistico di collaboratori fidati, amici e compagni di studio. Indubbiamente significativo l’apporto del direttore della fotografia Vasco Viana.
Figlio del cinema classico hollywoodiano, stregato da pellicole come Gioventù bruciata e da cineasti totemici come Nicholas Ray, Salaviza cerca la giusta mediazione tra il rigore della mise-en-scène e la naturalezza dei corpi, tra parole e silenzi, tratteggiando un percorso di maturazione emotiva e sessuale, di (ri)avvicinamento tra madre e figlio e di elaborazione di un lutto annunciato. L’utilizzo del 35mm, l’apporto fondamentale delle luci e lo stretto rapporto tra lo spazio e il corpo (un corpo che non appare mai ingabbiato, costretto dalle inquadrature, ma è libero di esprimere movimento o immobilità), unito a un lavoro che contempla sia l’improvvisazione che la scrittura, sono il ponte che collega il classicismo di Montanha e la sua derivazione hollywoodiana al contesto e alla cultura cinematografica portoghese, ai quartieri popolari di Lisbona, alla realtà dei ragazzi di oggi.
Salaviza assimila e rielabora linguaggi apparentemente distanti, modellando coerentemente il proprio stile, le scelte estetiche, i ritmi narrativi. Montanha è un film che riesce a dare spessore e importanza alla distanza tra i corpi, ai lenti movimenti di (ri)avvicinamento, alle parole dette e non dette: Salaviza ci sussurra la solitudine e le conflittualità di David, inizialmente lontano da tutti, dalla madre come dalla sorellina. Un distacco espresso attraverso quadri fissi, movimenti di macchina, primi e primissimi piani, campi lunghi: la messa in scena di Montanha, ricercata ma mai compiaciuta, accompagna il percorso fisico ed emotivo di David, ne legge e interpreta la crescita. Esemplare, in questo senso, l’annullamento della distanze tra i corpi nella sequenza della discoteca, contrapposta alle inquadrature in campo lungo sul cantiere e sul ponte; l’utilizzo del fuoricampo nella scena della scuola, con la professoressa che è solo una voce fredda, altra; la finta soggettiva al Luna Park, con l’oggetto del desiderio Paulinha che risplende tra riflessi e primi piani. I primi amori di David. Di Salaviza. I nostri. I coming of age sono un inevitabile e struggente tuffo nel passato.
Salaviza non enfatizza le conflittualità, non urla il disagio cercando facili scorciatoie melodrammatiche. Per le dinamiche scolastiche, come per quelle interpersonali, bastano delle pennellate di scrittura e di messa in scena: si veda, ad esempio, la circolarità che ci riporta al letto dell’incipit, al ventilatore, alla luce, alla madre. Alle parole, alla “cura”, allo scarto tra infanzia e adolescenza. Montanha riesce a catturare i tempi, la fisicità e i luoghi dell’adolescenza: le corse raminghe, i rifugi, la ricerca di un contatto, le lunghe giornate estive, i silenzi e le paure. L’età acerba, inquieta.
Info
La scheda di Montanha sul sito della SIC.
- Genere: drammatico
- Titolo originale: Montanha
- Paese/Anno: Francia, Portogallo | 2015
- Regia: João Salaviza
- Sceneggiatura: João Salaviza
- Fotografia: Vasco Viana
- Montaggio: João Salaviza, José Edgar Feldman
- Interpreti: Ana Cris, Cheyenne Domingues, David Mourato, Ema Araújo, Margarida Fernandes, Maria João Pinho, Raul Windson, Rodrigo Perdigão
- Colonna sonora: Norberto Lobo
- Produzione: Filmes do tejo II, Les films de l’apresmidi
- Durata: 88'





Intervista a João Salaviza
Venezia 2015 – Minuto per minuto
Venezia 2015
Settimana della Critica 2015 – Presentazione