Ouragan, l’odyssée d’un vent
di Andy Byatt
Ouragan, l’odyssée d’un vent porta lo spettatore a seguire passo dopo passo l’evoluzione dell’uragano Lucy. Una spettacolarizzazione della natura non priva di fascino immaginifico ma debole sotto ogni altro punto di vista. Alla Festa di Roma 2015.
Una forza della natura
Correnti d’aria a 200Km/h, 18 cicloni, 12 Paesi. Andy Byatt, Cyril Barbançon e Jacqueline Farmer hanno collaborato con la NASA e con il compositore Yann Tiersen alla realizzazione di una sensazionale e trascinante esperienza per il grande schermo. Il turbolento viaggio comincia in Senegal, una minacciosa tempesta di sabbia si sposta verso ovest, attraversa l’Atlantico, impatta contro enormi imbarcazioni e produce onde anomale, per scagliarsi poi contro la giungla caraibica. Un fenomeno imponente, terrificante e straordinario che potremo vivere dall’interno, stando dentro al ciclone stesso. Formiche, lucertole, pipistrelli, rane, cavalli, ma anche uomini senzatetto, e ancora fiumi, barriere coralline lungo la Costa del Golfo degli Stati Uniti, ogni cosa si piega al passaggio di questo potente monsone e alla sua magnificenza. Dallo Spazio, attraverso lo sguardo degli animali, nelle sale operative degli enti federali per la gestione delle emergenze, impegnati a dichiarare gli stati d’allerta e ad assistere i cittadini colpiti dal disastro, osserveremo il fenomeno degli uragani a partire dalle origini, quando esplodono e scatenano la loro furia contro di noi. [sinossi]
Nel 1971 Werner Herzog presentò al Festival di Cannes Fata Morgana, realizzato utilizzando parte del materiale girato anche durante le riprese del documentario televisivo su commissione I medici volanti dell’Africa orientale e del lungometraggio di finzione Anche i nani hanno cominciato da piccoli; viaggio magmatico, ironico e a pochi passo dall’assoluto nell’Africa, Fata Morgana segnalava già con forza il rapporto del regista tedesco con la natura, con la sua potenza distruttrice e al contempo creatrice. Un tema che si riverberà anche nella produzione successiva di Herzog, sia essa di finzione, documentaria (La Soufrière e Grizzly Man, tanto per citare due titoli) o in grado di vivere nel limbo creato dai due opposti, come Apocalisse nel deserto o L’ignoto spazio profondo. La natura/caos regna, e può essere accompagnata solo da parole che la destrutturano, spostando l’asse del discorso.
Con l’avanzare della tecnologia i documentari a sfondo naturalistico hanno potuto osare sfide che fino a pochi anni prima erano del tutto inimmaginabili. In questo senso la Francia si è sempre distinta come una delle produzioni più attente nel muoversi in una simile direzione, a partire dagli tentativi di Claude Nuridsany e Marie Pérennou (Microcosmos, Genesis): dopo aver concentrato lo sguardo sugli oceani in ben quattro documentari, Jean-Jacques Mantello si è spostato verso l’aria, e pare intenzionato a completare la rosa degli elementi con “fuoco” e “terra”.
Parla di acqua, di aria e di terra anche Ouragan, l’odyssée d’un vent, progetto ideato da Andy Byatt, Cyril Barbançon e Jacqueline Farmer e portato avanti con l’aiuto della NASA: l’idea di permettere allo spettatore di seguire il percorso di vita di un urugano, dalle prime avvisaglie di formazione fino alla cessazione della potenza distruttrice mostra di per sé un’ambizione di non poco conto. Lo sforzo produttivo d’altro canto è ingente, visto che le riprese non solo spaziano dal Senegal alle coste della Louisiana, passando per Porto Rico e Cuba, ma si inabissano sotto gli oceani e osservano la Terra da una stazione orbitante nello spazio. Dall’infinitesimale (i gamberetti che cercano di sopravvivere alla furia degli eventi, come le formiche che si organizzano in massa compatta per fronteggiare la catastrofe) si passa dunque all’universale, in un percorso che ha come chiave di volta la messa in scena dell’umano di fronte alla potenza della natura.
Le immagini, su questo non c’è dubbio, colpiscono con forza l’immaginario, traducendo senza difficoltà la maestosa e terrificante furia distruttrice dell’uragano Lucy. Quel che lascia perplessi è la scelta di donare a Lucy anche una voce, ovviamente femminile, perché possa raccontare al pubblico a cosa serve il suo passaggio sulla Terra e perché, nonostante le apparenze, non sia giusto considerare un urugano “cattivo”. Una scelta narrativa – e in second’ordine anche estetica – che fa affiorare a galla i rischi didattici di un’operazione simile: da semplice mostra dello strapotere della natura, Ouragan, l’odyssée d’un vent diventa dunque lezione scolastica sul ciclo della vita, sulla distruzione da cui si rigenera l’esistenza sulla Terra, sulla necessità di arrivare preparati a un incontro con un mostro d’acqua e di vento di simili proporzioni. Più che “mostrare”, a Byatt, Barbançon e Farmer interessa “spiegare”, e questo inevitabilmente fa perdere forza all’intero impianto immaginifico allestito per l’occasione. Nulla di più distante dall’etica (e dall’estetica) di Werner Herzog: ma agli autori avrebbe giovato anche una visione di Leviathan, lo stupefacente lavoro portato a termine nel 2012 da Lucien Castaing-Taylor e Verena Paravel, armati solo di alcune GoPro su un peschereccio in balia dei flutti. Lì la natura prendeva davvero possesso degli strumenti di registrazione, dominandoli. Senza bisogno della stereoscopia…
Info
Ouragan, l’odyssée d’un vent, trailer.
- Genere: documentario
- Titolo originale: Ouragan, l'odyssée d'un vent
- Paese/Anno: Francia | 2015
- Regia: Andy Byatt
- Sceneggiatura: Frederique Zepter, Olivier Lorelle, Philippe Blasband
- Fotografia: Cyril Barbançon
- Montaggio: Luc Plantier, Philippe Ravoet
- Colonna sonora: Catherine Graindorge, Yann Tiersen
- Produzione: Ouragan Films
- Durata: 83'

Roma 2015
Roma 2015 – Minuto per minuto
Leviathan