L’impiegato statale
di Ivan Pyriev
Presentato nella sezione Risate russe alle Giornate del Cinema Muto, L’impiegato statale è il secondo film di Ivan Pyriev, regista che poi divenne celebre per i suoi musical di propaganda staliniana. Opera sorprendente per come delinea un contesto in cui, nell’Unione Sovietica dei primi anni Trenta, resistono sacche di capitalismo.
L’ultima risata russa
Apollon Fokin è un cassiere al servizio del Soviet che segretamente disprezza. Mentre trasporta un’ingente somma di denaro pubblico, è assalito da un malvivente e, nella lotta che segue, la borsa con il denaro cade dalle scale. In seguito Fokin trova quella borsa e se ne impadronisce, mentre è pubblicamente acclamato come un eroe per aver tentato, anche invano, di difendere la proprietà statale. [sinossi]
I capitalisti sono tra di noi. Pur essendo in vigore ormai da nove anni, il sistema socialista dell’Unione Sovietica non poteva non presentare sacche di resistenza, residui di opulenza e capitalismo. Non poteva aver cancellato ancora tutto ciò. Frange che si annidavano nelle pieghe della burocrazia, tra i colletti bianchi. E che tessevano legami con le potenze straniere nemiche, che cercavano di infiltrasi per boicottare il sistema, anche se quest’ultimo aspetto è risultato di un’imposizione al regista. Questi gli assunti del secondo lungometraggio diretto da Ivan Pyriev, L’impiegato statale, girato nel 1931 e presentato alle Giornate del Cinema Muto nella sezione Risate Russe.
Apollon Fokin è un cassiere, incarnazione di una borghesia decadente, che vive in un lussuoso appartamento, pieno di opere d’arte, di samovar e gatti – e questo ancor prima di arricchirsi indebitamente –, evidentemente un residuo sopravvissuto della società zarista. Un capitalista in incognito dunque, anche devoto religioso, che diverrà anche membro del Soviet moscovita. E che sognerà di esserne eletto alla guida pur mantenendo una doppia vita con il suo gruzzolo nascosto, tenendo così il piede nelle due scarpe del socialismo e del capitalismo. Nascosto al punto che, quando usciamo dalla sua casa elegante, scopriamo che si trova in un palazzo povero, popolare. E quando la figlioletta gli chiede chi siano i parassiti della società, lui risponde che si tratta di un’invenzione dei bolscevichi.
Facile, e ingiusto, sarebbe liquidare Pyriev come uomo di regime, come un manicheo staliniano. I suoi musical di propaganda stalinista, che rappresentano la fase più florida della sua carriera, sembrano frutto di sincere convinzioni e riescono ad ammaliare ancora oggi, anche per l’estrema complessità della messa in scena. E quando arriva la destalinizzazione, Pyriev si cimenta con quei polpettoni letterari, adattamenti dei classici della letteratura russa che erano stati messi all’indice negli anni di Stalin. L’evoluzione, o involuzione, del suo cinema rappresenta forse l’unico rimpianto per la dipartita del dittatore bolscevico. Difficile quindi ridurre Pyriev, persona e autore, a un facile schema. Come dimostra lo straordinario film Carnival Night (1956) di Eldar Ryazanov, scoperto al Cinema Ritrovato, opera del disgelo fortemente sponsorizzata da Pyriev, da direttore del Mosfilm, che è uno sberleffo ai burocrati di partito, analogamente a L’impiegato statale.
E così anche L’impiegato statale non è riducibile a un semplice pamphlet anti-borghese. La resistenza di una classe morente contro il progresso rappresentato dai treni a vapore, proprio quelli che le spie nemiche vorrebbero sabotare, e la satira della burocrazia, dei soldi e della mercificazione sono certo le chiavi di lettura più superficiali. Ma la figura di Apollon Fokin è tutt’altro che priva di sfaccettature.
Come possiamo noi occidentali disprezzare un uomo che è il nostro specchio, una persona tranquilla che si dedica agli affetti famigliari, con animali domestici e sogna vacanze in resort di lusso? E, al di là del vederlo col senno di poi, Apollon non ha pianificato il furto, ha solo sfruttato il caso ha suo favore. Si tratta, del resto, della dimostrazione che è l’occasione a rendere l’uomo ladro.
Apollon che combina guai. Apollon che è un ometto buffo e tarchiato, un burocrate che potrebbe essere uscito dalla penna di Gogol’ o Dostoevskij, ma che potrebbe anche essere uno di quei cassieri con sigaro da noir americano e che segue una parabola opposta a quella del portiere di L’ultima risata, film citato dalla ricorrente inquadratura della porta scorrevole. Apollon non è il male, tutt’al più può subire l’influenza negativa della moglie, a tratti una piccola Lady Macbeth.
L’impiegato statale inizia con l’immagine di un treno, ripreso da varie angolazioni, binari che si intrecciano per poi arrivare alle macchine da scrivere degli impiegati. E le immagini di treni, locomotive a vapore, ferrovie torneranno spesso, segno di modernismo e progresso della società sovietica. Pyriev la magnifica facendo il formalista ma senza troppa convinzione. Sovrapposizioni scalcinate, immagini della folla della città, sinfonie metropolitane. Riprende spesso l’ex-maestro, poi rivale, Ejzenstejn, nelle scalinate, nel primo piano della donna che urla, nel montaggio serrato. Mentre sono più riusciti alcuni accostamenti dialettici, come il montaggio tra l’azione di contare i soldi e impastare la farina per il pane, o quello tra i soldi e l’orchestra di ottoni, o ancora il segno della croce dietro il busto di Lenin. E quando Apollon viene bloccato in casa dal ladro e rompe la finestra, vediamo per la prima volta, tra i quadri e i soprammobili di lusso, i ritratti di Marx e Lenin. È l’ambiguità, la doppiezza di questo personaggio, che in fondo è anche quella del regista.
Info
Il sito delle Giornate del Cinema Muto.
- Genere: commedia, drammatico, muto
- Titolo originale: Gosudarstvennyy chinovnik
- Paese/Anno: URSS | 1931
- Regia: Ivan Pyriev
- Sceneggiatura: Vsevolod Pavlovskiy
- Fotografia: Anatoli Solodkov
- Interpreti: Aleksandr Antonov, Ivan Bobrov, Leonid Yurenev, Lidiya Nenasheva, Maksim Shtraukh, Natalya Vasilyeva, Naum Rogozhin, Tatyana Barysheva
- Produzione: Soyuzkino
- Durata: 88'

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