Delitto al microscopio

Delitto al microscopio

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Opera prima dell’acclamato Fred Zinnemann, Delitto al microscopio non si solleva dai limiti del b-movie. Curioso oggetto d’epoca, tra giallo, noir, poliziesco, commedia, pagine para-documentarie e messaggi di solidarietà bellica. In dvd per Sinister e CG.

Nei giorni successivi alle elezioni di un nuovo sindaco avviene una serie di omicidi dovuti alle relazioni tra istituzioni e malavita. Del caso si occupa Gordon McKay, un topo di laboratorio che si affida per lo più a nuovi strumenti di indagine scientifica. Lo assiste la bella Jane Mitchell, che Gordon ama in segreto e che finisce però irretita proprio dall’assassino. [sinossi]

Spesso il mondo dei b-movie è un territorio assai stimolante in cui si nascondono piccole grandi gemme. A volte anche no, e il b-movie resta tale senza grosse sorprese: una replica più o meno sfiatata di generi in voga nel “cinema alto”, realizzata con pochi mezzi e soprattutto con scarse idee. Fred Zinnemann è un nome importante nella storia del cinema, assai amato e celebrato fino a una ventina d’anni fa e ora vagamente dimenticato dal grande pubblico. Nel suo palmarès risaltano ben 2 film premiati con l’Oscar e relative statuette alla regia (Da qui all’eternità, 1953, e Un uomo per tutte le stagioni, 1966), e altre pietre miliari del cinema americano come Mezzogiorno di fuoco (1952), Odissea tragica (1948), Un cappello pieno di pioggia (1957) fino a una splendida opera più tarda come il suo penultimo film, quel Giulia (1977) che regalò prove indimenticabili a Jane Fonda e Vanessa Redgrave.
Viennese di nascita, presto emigrato a Hollywood, Zinnemann fu un grande direttore d’attori, rappresentante di una classicità americana in cui lo spettacolo veniva sempre affrontato e valorizzato tramite grande serietà nei confronti della sceneggiatura e della messinscena.

Prima di assurgere all’empireo della classicità a stelle e strisce, Zinnemann esordì nel lungometraggio con un b-movie di vaglia, che tradisce la sua natura di prodotto rapidamente industriale fin dallo scombiccherato titolo italiano. Delitto al microscopio (1942) significa infatti tutto e niente. Si dà pieno risalto alla grande novità tecnica intorno alla quale si avvita la vicenda (le novità introdotte nei metodi polizieschi dalle risorse dell’indagine scientifica), ma al contempo si mischiano notevolmente le carte riguardo alla globalità del film. Che non è un vero e proprio giallo “whodunit” ma nemmeno un noir rigoroso, e che soprattutto non piazza un unico crimine al centro della detection, bensì una serie di omicidi di cui tra l’altro si conosce il colpevole fin dalla prima inquadratura.
Dalla ricca industria Zinnemann eredita soltanto il protagonista, quel Van Heflin che di lì a poco vincerà l’Oscar per miglior attore non protagonista (Sorvegliato speciale, 1942), mentre al suo fianco piazza la gradevole Marsha Hunt, futura indagata dalla commissione McCarthy per le attività antiamericane con tanto di inserimento nella famigerata “black list” (di fatto, dagli anni Cinquanta in poi la Hunt non lavorerà quasi più; a tutt’oggi è sempre viva e ha appena compiuto 98 anni).
E sempre dagli schemi narrativi di Hollywood, ma anche di tanto cinema di serie B, il film raccoglie atmosfere e suggestioni, rimescolandole e contaminandole secondo una propria chiave davvero poco decifrabile. Del giallo “whodunit” il film conserva la detection, di cui si seguono passo dopo passo gli sviluppi sulle orme dell’originale personaggio del topo di laboratorio, che cerca la verità tramite piccole tracce, filamenti di tessuti, fiammiferi, messi sotto la lente del suo infallibile microscopio. Tuttavia, come spesso accade nella tradizione del noir, lo spettatore ne sa più dei personaggi, e l’assassino è ben noto al pubblico fin dalle prime scene. Per cui Zinnemann si affida alle risorse della suspense, piazzando spesso i personaggi positivi in situazioni che solo lo spettatore sa quanto siano pericolose: un gioco sul filo dell’ambiguità in cui l’assassino (un ottimo Lee Bowman) è non soltanto una figura di potere istituzionale, ma anche amico e collaboratore di chi sta indagando sul suo conto. Un po’ giallo, un po’ noir, ma su un palinsesto poliziesco (l’indagine si svolge dentro ai canali delle istituzioni, non per vie private).
Da un lato, tale contaminazione sembra anche piuttosto congeniale all’approccio di Zinnemann, che pur muovendosi costantemente in contesti classicheggianti ha dato vita in più occasioni a prodotti di entusiasmante ibridazione: guerra e melodramma (Da qui all’eternità), thriller e storia (Giulia), guerra, road-movie e dramma psicologico (Odissea tragica)…
Dall’altro, Delitto al microscopio sembra comunque mancare gran parte delle opportunità che una simile ibridazione avrebbe potuto garantire. Di fatto il film disperde per strada sia le possibilità del giallo, sia quelle del noir, e paradossalmente le pagine meglio riuscite appaiono le parentesi dedicate alle schermaglie amorose del trio di protagonisti in aria di pura rom-com d’epoca.

In tal senso risulta abbastanza interessante l’approccio morale che Zinnemann sembra riservare ai suoi personaggi. In un generale allentamento delle griglie di genere, l’autore fugge dagli schemi prestabiliti che il cinema d’epoca bellica spesso richiedeva ai suoi autori in ottica di arte di propaganda e rassicurazione delle masse, e vige invece una generale indefinitezza comportamentale. Nessuno risulta eroe positivo senza macchia e senza paura, tanto che l’indagatore Gordon McKay appare di fatto un asociale debole e disilluso, più simile in questo all’antieroe da noir. Per converso, al corrotto procuratore e assassino Gerald Ladimer è riservato un aspetto da damerino mondano, tanto più spregevole quanto palesemente falso e viscido, ma anche pienamente gradevole nel suo aspetto e nei suoi modi.
Potremmo identificare tale fuga dagli schemi di genere anche nel rifiuto degli strumenti più classici d’intrigo per lo spettatore. Non c’è mai un uso invasivo della peripezia, dell’azione concitata o dei più facili effetti. Tutte le fasi più salienti dell’indagine hanno luogo tra le quattro pareti del laboratorio di ricerca, con insistita enfasi su metodi e applicazioni dei nuovi strumenti d’indagine. Anzi, tale insistenza spesso si risolve in mostrazione autogiustificata delle inedite meraviglie scientifiche, tra vetrini, lastre illuminate e quant’altro. Una sorta di bizzarro “spettacolo d’attrazioni” in cui l’ignoto stuporoso è dato da situazioni del tutto statiche, da filamenti di tessuto ingranditi sullo schermo e da sguardi puntati con sconcerto dentro al cilindro ottico. In qualche misura, è una sorta di duplicazione delle meraviglie dello sguardo cinematografico, stavolta però gettato dentro l’infinitamente piccolo, rivelatore di verità infinitamente grandi.
Ma si rischia davvero di forzare troppo il senso di un film puramente d’occasione, che fa enorme fatica a riempire i suoi pur scarsi 70 minuti di durata.

Benché Zinnemann cerchi di tenersi distante dalle pratiche del cinema di propaganda e sfumi i contorni psicologici dei suoi personaggi, in Delitto al microscopio vige un generale assommarsi di convenzioni, raccolte e rimesse in scena in modo acritico, un tanto al chilo. Così si affianca la detection e il noir al tema della corruzione, agli strusci tra malavita e istituzioni, all’emersione di nuovi media (radio e quotidiani conservano una loro importanza lungo tutto il racconto), ma senza interrogarsi mai su di essi, senza porsi domande e senza suscitarne in chi vede. Nessuno s’indigna per il corrotto procuratore, nessuno riflette sull’ambiguità del potere, nessuno è stimolato a ripensare la funzione sociale dei nuovi mezzi di comunicazione in un contesto mediale ridisegnato: ogni oggetto narrativo è evocato per se stesso, chiamato a convegno per inscriversi all’interno di pratiche già note. Se la meticolosità delle ricostruzioni laboratoriali sembra addirittura costeggiare il documentario, d’altro canto risulta del tutto assente il coinvolgimento spettatoriale in virtù di una messinscena stranamente antiempatica, ed è un pieno controsenso in un contesto di cinema di genere. Non crediamo che ciò dipenda da una precisa intenzione autoriale: semplicemente il film riesce di rado a suscitare emozioni.
Ciò detto, è altrettanto vero che sul piano linguistico Delitto al microscopio risulta spesso interessante, ponendosi come formazione di compromesso tra la trasparenza della Hollywood classica e il sensismo del cinema di genere. Zinnemann si affida spesso a piani-sequenza in cui però il classico “frontalismo” americano è messo in discussione dalla scelta dei punti di vista, mentre inserti angolari (plongés, disinquadrature dei protagonisti, uso del dettaglio) punteggiano il discorso filmico, e almeno una sequenza (l’incontro nell’incipit tra Ladimer e un gangster) appare del tutto pertinente all’ambiente noir tra deserti notturni e venti polverosi. Si tratta di emersioni momentanee in una generale adesione alla grammatica trasparente, che tuttavia anticipa in qualche modo la personale lettura di classicità data da Zinnemann in alcune delle sue opere più mature.

Merita un discorso a parte, nell’ambito della storia della costume e dei media, il commento che appare sotto al “The End” finale. Una scritta così recita: “America needs your money. Buy defense bonds and stamps every pay day”, ovvero “All’America servono i tuoi soldi. Compra titoli e buoni di guerra”. Delitto al microscopio viene distribuito nel 1942, quando gli Stati Uniti sono già entrati nel secondo conflitto mondiale. Come accennavamo più sopra, anche il cinema decide di portare il proprio contributo alla causa, tramite precisi progetti editoriali (i film di propaganda bellica o di rassicurazione del popolo) o interventi diretti nella contingenza, come accade per questa didascalia conclusiva. Ciò assume innanzitutto un valore fortemente culturale, testimoniando quanto intensa fosse la penetrazione popolare del cinema in quegli anni, capace di svolgere una funzione veicolare che oggi è stata in tutto ereditata dalla televisione. È probabile anzi che tali forme di comunicazione extra-cinematografica fossero più frequenti nel b-movie, data la sua destinazione capillare sui territori della sconfinata provincia americana.

Extra
Trailer originale.

Info
La scheda di Delitto al microscopio sul sito di CG Entertainment.

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