Codice 999

Codice 999

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Noir d’azione manierato, dalla scrittura eccessivamente meccanica e scolastica, Codice 999 sembra aver portato a termine il processo di normalizzazione per il cinema di John Hillcoat.

Codici in azione

Quando un gruppo di poliziotti corrotti viene ricattato dalla mafia russa per compiere un’impossibile rapina, gli agenti capiscono che l’unico modo per riuscire nell’impresa è il Codice 999: la chiamata, cioè, che segnala un poliziotto a terra, col conseguente accorrere della gran parte delle forze di polizia. La giovane recluta scelta per essere sacrificata, però, riesce sorprendentemente a sfuggire all’agguato, dando vita a un’imprevedibile reazione a catena… [sinossi]

La ciclica tendenza del cinema occidentale a girare intorno agli stilemi del noir, variamente declinati, caricandoli di una nutrita presenza di star e impiantandoli su un comparto visivo elegante, spesso ai limiti del formalismo, sembra coinvolgere anche quei cineasti che avevano fatto vedere, finora, un’attitudine più personale verso i generi e i loro stereotipi. Così, se è vero che uno Scott Cooper non aveva mai (in fondo) dimostrato di saper dire qualcosa di davvero originale sul filone del gangster movie, e se l’operazione alla base di un titolo come il britannico Legend era smaccatamente e palesemente derivativa, dispiace un po’ di più che nella trappola sia caduto anche un regista come John Hillcoat. Autore, Hillcoat, che aveva saputo dimostrare personalità e stile negli esordi de La proposta e The Road, già in parte intaccati dal successivo salto nel mainstream più manierato di Lawless. Con questo Codice 999, noir d’azione con un cast infarcito di nomi “pesanti” (da Casey Affleck a Woody Harrelson, passando per un’inedita Kate Winslet in versione villain) il processo di normalizzazione del cinema di Hillcoat sembra giunto a compimento. In un film impeccabile nella confezione quanto inerte nella sostanza.

L’idea alla base del film di Hillcoat è debitrice a molto crime movie recente e meno recente: il motivo della corruzione in seno all’istituzione poliziesca, l’accennato sguardo sui rituali etnici della criminalità urbana, la caduta nel baratro di tutori della legge in preda a forti dilemmi morali, la moralità senza speranza di alcune loro controparti criminali. Tutto già visto, metabolizzato, rielaborato nelle più svariate forme e declinazioni: in fondo, tanto un maestro come Michael Mann nell’intero arco della sua carriera, quanto i più importanti cineasti hongkonghesi (da Johnnie To ad Andrew Lau) avevano utilizzato a più riprese questo materiale, a volte per decostruirlo, altre per piegarlo alla propria antropologica visione dell’universo criminale.
Tutto ciò, per dire che un’operazione come quella di Hillcoat arriva forse fuori tempo massimo, almeno per il modo in cui è stata concepita. Le zone d’ombra e le psicologie noir, il grigio che coinvolge unitamente criminali e tutori della legge, l’impossibile ricerca di redenzione, tutto l’armamentario che regge il genere da decenni, necessitano di un tocco che li sappia mantenere palpitanti e vitali per il pubblico del 2016. Tutto ciò che la sceneggiatura di Matt Cook, nella sua mano pesante nel tratteggiare caratteri e situazioni-tipo, non fa.

Perché è lo script, va specificato, il problema principale di questo Codice 999; quello che ne fa un’opera derivativa quanto sostanzialmente superflua. Un intreccio stanco, che si muove su binari risaputi e dalle svolte ampiamente anticipabili, appesantito da inutili didascalismi (il primo incontro del personaggio di Casey Affleck con la gang latinoamericana) e da parentesi involontariamente grottesche (il ritrovamento delle teste mozzate nella frazione iniziale). Tra gratuiti preziosismi cromatici nella resa dell’universo metropolitano notturno, deprivato della sua componente più carnale e ridotto a inerte simulacro, forzature narrative di ogni sorta, e twist che restano tali solo sulla carta, il cast non fa molto per innalzare il livello del tutto: da un Affleck monocorde e palesemente poco convinto, nei panni di un personaggio le cui azioni lo allontanano gradualmente dal livello minimo di credibilità, a un Harrelson inutilmente gigioneggiante; fino a una Winslet sfruttata poco e male negli inediti panni di uno spietato capo criminale.

Resta, del film di Hillcoat, l’indubbia abilità del regista nella concezione e nella direzione delle scene d’azione: improntate, queste ultime, a quell’essenzialità e a quel realismo che il film, nel dipanarsi della sua narrazione, sembra ostinatamente voler negare. Uno sfoggio di capacità tecnica che, non accompagnata com’è da una costruzione narrativa solida e credibile, diviene qui vuoto e stucchevole formalismo. Ne è un esempio l’ultima sequenza del film, buon saggio di tensione filmica culminato in una risoluzione che, per il modo in cui viene messa in scena, appare come l’ennesimo, involontario sberleffo a qualsiasi concetto di misura e credibilità narrativa.

Info
Il trailer italiano di Codice 999.
Codice 999 su facebook.
Il sito ufficiale di Codice 999.
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