Bakuman

Bakuman

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Presentato al Far East Film Festival di Udine, Bakuman di Hitoshi One è un film sul mondo dei manga all’ennesima potenza, tratto da un manga, su ragazzi che ambiscono a diventare mangaka, ambientato nel vero mondo editoriale dei manga.

Fuori dal calamaio

“Amicizia, sacrificio e trionfo” è il motto dei due protagonisti liceali che ambiscono a scrivere manga per la più autorevole delle case editrici. Lavorano giorno e notte sacrificando la salute e perdendo momenti che si vivono una volta sola. Il trionfo è dietro l’angolo; basterà un ultimo sforzo? [sinossi]

Non poteva che essere un otaku, un nerd con la passione dei manga, il regista Hitoshi One, che profonde tutta questa sua passione in Bakuman senza che per questo il film sia dedicato a un pubblico di soli otaku. Si comincia con la visione del palazzo dell’editore della rivista Weekly Shonen Jump, quella più prestigiosa del settore, il tempio dei fumetti giapponesi, sogno di tutti i giovani aspiranti mangaka, gli autori di manga. Il film entra dentro il tempio, ce ne fa vedere gli interni e le dinamiche del lavoro di redazione. Si capiscono i criteri per selezionare le storie e i nuovi autori. E c’è il momento topico della classifica dei fumetti più letti, appiccicati ancora manualmente su un tabellone, non digitale, momento che si vive in redazione con un tifo da stadio. Questo è l’aspetto didattico di Bakuman, la parte da documentario sui dietro le quinte che presiedono alla realizzazione di una rivista a fumetti di grande successo. Una ricostruzione che si presume accurata, evidentemente frutto di un lavoro di perlustrazione. Nel caso invece questa operazione non sia stata fatta, la verosimiglianza è intrinseca nel fatto che Bakuman sia stato tratto proprio da un manga pubblicato da Weekly Shonen Jump. Al limite potrebbe trattarsi di un’operazione vetrina, del presentare all’esterno una propria visione mitica.

Shunjin e Saiko coltivano il sogno di diventare autori di fumetti di successo, e lo fanno con grande spirito di sacrificio, lavorando anche di notte per poi trovarsi rintronati a lezione. La loro è una storia molto giapponese, di abnegazione e di raggiungimento del successo partendo dal basso, ma ottenuto con tanto, duro lavoro. Del raggiungimento dei propri sogni ma solo con la fatica e il sudore. In questo senso Bakuman è una tipica storia da manga, che parla dei manga. Come non associarlo, nelle dinamiche narrative, ai manga e agli anime sportivi, come quelli che hanno imperversato anche in Italia, con il tabellone della classifica a rappresentare lo score di una partita? Un’analogia che il film stesso suggerisce quando i personaggi guardano una palestra con atleti che giocano.
Bakuman, presentato al Far East Film Festival, infine si segnala per una ricerca di punti di contatto, ibridazioni tra il linguaggio del cinema e quello dei fumetti, parlando di un’estetica di disegno, come quella dei manga, già di per sé di forte dinamismo, con tante vignette e linee cinetiche, a sottolineare il forte senso del movimento. Lo stesso redattore di Weekly Shonen Jump, nel film, nel valutare i criteri di selezione di un’opera nello stile della rivista, tende a scartare quelle dove c’è troppa narrazione. Il fumetto giapponese, ergo, deve contenere molta azione. Le soluzioni che One Hitoshi tira fuori dal suo cappello a cilindro si segnalano come estremamente fantasiose e creative. Disegni che si materializzano, dalle tavole come da una lavagna, occhiali in cui i disegni si animano, che vedono quindi il movimento, tavole che scorrono sopra e sotto il disegnatore all’opera. Per arrivare alla memorabile scena del combattimento con pennino tra due mangaka, su uno sfondo di fumetti. In questo senso Bakuman si inscrive in una storia di interazioni tra manga e cinema che passa da Cronache della imprese dei ninja di Oshima, dove ogni vignetta diventava un piano di montaggio ed era il montaggio stesso, ipercinetico, a dare il senso del movimento, e ancora per Drop di Hiroshi Shinagawa, film visto al Far East Film Festival di Udine nel 2009, con inserti di manga nel film. E in qualche modo Bakuman prosegue un ideale sogno vecchio quanto il cinema, pensiamo agli Out of the Inkwell di Fleischer, di dare vita ai disegni.

A un certo punto, in una riunione di redazione nel discutere sul come rilanciare una serie le cui vendite sono in calo, si valuta l’idea di far morire uno dei protagonisti. Quante di queste riunioni ci saranno state dietro gli eventi luttuosi che hanno segnato la nostra vita di lettori di fumetti, a partire da quello di Gwen Stacy di Spiderman? E naturalmente si discute se deve trattarsi di morte vera o apparente, che prefiguri a una di quelle resurrezioni di cui è pieno il mondo dei feuilleton e della cultura popolare. Poco dopo un personaggio del film vomita sangue. Sembra che la situazione discussa per il manga possa anticipare una reale, segnalata anche dal colore rosso del sangue, la realtà che si distingue dal bianco e nero delle tavole a china. La morte è ben presente in questo film: lo zio di Saiko, a sua volta un mangaka, era mancato proprio per non aver retto al lavoro disumano che lo aveva portato a pubblicare su Weekly Shonen Jump. Alle parole “Amicizia, sacrificio e trionfo”, motto del film, si deve quindi aggiungere quella di “Morte”, anch’essa caratteristica e intrinseca nella cultura giapponese.

Info
La scheda da Bakuman sul sito del Far East Film Festival 2016.
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